La dura legge del quadrotto – le attuali vie di mezzo

(continua da qui)

Procedo per piccole approssimazioni verso il sogno dell’addio all’open space ed eccomi qui, in una stanza arredata con mobili chiari, di una certa età ma coerenti tra loro, che ospita otto persone.

Ad una parete, che ho fatto dipingere di rosso pompeiano, sventolano signorine perizomate rotolantesi su spiagge caraibiche e concentrate in sguardi d’invito. Prima o poi riuscirò ad invitarle ad accomodarsi in un altro luogo.

Le sedie sono occupate da persone di età superiore ai trentacinque ma di spirito adolescenziale: siamo tutti consapevoli che trascorrere la giornata gli uni accanto agli altri, per obbligo e non per scelta, può diventare complicato e quasi tutti facciamo del nostro meglio per rendere l’atmosfera amichevole. Capita, a volte, al venerdì pomeriggio, un intermezzo a pane e salame – e bottiglia di rosso, chiudendo mille occhi sul lecito e l’illecito – una coppetta di gelato che ci si procura facilmente con pochi minuti di guida. Capitano, molto più spesso, dialoghi divertenti e leggeri. E’ quotidiano il gioco di aprire e chiudere le finestre, girare nei due sensi la rotellina del termostato, lamentarsi del rumore intorno ma non si sconfina mai in toni indignati.

La scrivania, per quel che ospita di mio, potrei non averla neppure: non ho mai lasciato  in ufficio oggetti personali, tracce del mio passaggio. Il piano di lavoro è sgombro, ad eccezione del portatile, del cellulare e di un portapenne; i cassetti contengono solo documenti già gestiti che è troppo presto per trasbordare nel cestino della carta; una cartellina trasparente accoglie la lista delle cose da fare.

Mi sono rassegnata all’utilizzo del piazzale di carico dei camion per le telefonate, fatte o ricevute, che richiedono discrezione e assenza di orecchie: il resto lo si discute nella piazzetta dell’ufficio, così si evitano i fraintendimenti delle notizie che rotolano di bocca in bocca assumendo, nel passaggio, dimensione onirica.

Insisto nel considerare gli open space del tutto inadatti al mio modo di lavorare anche se, ormai, sono abituata a stare tra i telefoni che squillano, le persone che interrompono, le grane che rotolano addosso non attese, gli umori altrui, le lune mie. Sono sempre più convinta che la mia stanza sia il posto giusto per me: potrei candidarmi per esperimenti di telelavoro sul comando a distanza.

Buon venerdì a chi condivide uffici macroscopici, a chi è rintanato nel suo bugigattolo, a chi, come nei film, si fumerà una sigaretta con i piedi sulla scrivania o giocherà a minigolf sull’esteso pavimento del proprio enorme ufficio privato, a chi rimarrà in tuta e lavorerà dallo studio di casa. Adesso esco ad affrontare il mio.

Annunci

12 commenti to “La dura legge del quadrotto – le attuali vie di mezzo”

  1. Io, a parte il fatto che sono allo sportello che è ovviamente aperto al pubblico, sarei ottimamente organizzata: capo e vice al piano superiore, collega in ufficio a fianco al mio (divisi da vetrate) e io nell’open space della banca.Sola.

  2. Anche io lavoro in un open space, ma pieno di abiti e polvere ma invidio i boscaioli!!!

  3. Letto tutte e tre le ‘puntate’ 🙂

    Buon venerdì anche a te cara unarosaverde!

    Angy

  4. ecco questo è proprio come il mio di ufficio (rosso pompeiano e signorine in bikini escluse) 😀
    buon venerdì!

  5. Tutona e abbrutimento casalingo: presente! 😉

  6. E se l’ufficio è composto da tre locali comunicanti (che ospitano il capo e poi due e tre persone ciascuno) con le porte sempre aperte (tranne quella del capo 🙂 naturalmente) dove si sente comunque tutto, nel bene e nel male, come la mettiamo? 😉
    Buon fine settimana, ciao

  7. come “capo” ho un ufficio tutto per me, ma le pareti sono in carta velina per cui il concetto di privacy è quello di privarsene a prescindere.
    Però confesso che in passato, quando condividevo l’ufficio con altri mi divertivo di più…ciò non vuol dire che farei cambio o tornerei indietro 😉

  8. Anche io open space.
    La mia scrivania e’ sempre in stile minimalista (quando la lascio alla sera).
    Pc, penne nel portapenne e niente altro.

    Ho una vaga tentazione alla personalizzazione ma per ora sono ancora restio.

    Pensavamo di attaccare alle pareti foto dei nostri diversi paesi di provienza, ma per ora e’ solo una chiacchiera

    • @pintles. Non hai idea. Oppure si’?!!
      @gattosyl. In quanto capo, continuo a dividere open spaces. Mmmh… qualcosa non e’ andata per il verso giusto
      @chittomatteo. Cosa appenderesti in rappresentanza del tuo Paese?

      • Bellissima domanda. Dovrei pensarci. Di primo acchito mi viene in mente qualcosa di Roma (suolo natio) o qualche immagine di mare. In fondo siamo o non siamo nel centro del Mediterraneo?
        Sei hai suggerimenti li accetto volentieri

    • @yliharma: grazie!

      @chottomatteo: difficilissima risposta…i simboli solito sono troppo abusati ma tra gli insoliti ce ne sarebbero troppi. Ci penso…se decidi, nel frattempo, fammelo sapere. Qualche idea da qualcuno che passa da queste pagine?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: