Aria, immagini, chiacchierate e cioccolato

La penombra del primo piano è interrotta da fasci di luce che illuminano figurine in movimento circolare vorticoso, che giocano con le figure ieratiche e misteriose del teatro delle ombre, che si allargano e si concentrano su superfici di specchi a tutta altezza, che a tratti rischiarano lanterne magiche, vecchie macchine fotografiche, spezzoni di film muti proiettati sui muri.

Dal buio si emerge nell’incanto dell’Aula del Tempio e si perdono i punti di riferimento. Se si guarda all’insù, seguendo il percorso dei cavi tesi dell’ascensore panoramico, si intravede il chiaro della lucerna, che domina i tetti di Torino però lo sguardo scende subito lungo le volte della cupola, su cui sono proiettati giochi di luce. Tutto intorno si snoda, come il nastro di una pellicola, una scala in pendenza leggera e costante. Alle pareti sono appesi manifesti e bozzetti di cartoni animati. L’effetto è magnifico ed enfatizzato da corpi in bianco e nero che sfilano su maxischermi, allacciati in balli d’antan.

Tutt’intorno, sotto porte ad effetti speciali, si aprono nicchie curiose: laboratori di sviluppo che sembrano antri d’alchimista, divanetti e poltroncine di vecchi caffè, maschere di personaggi fantastici; dall’alto pendono manifesti di film famosi e comincia la conta: celo, celo, mimanca, celo, mimanca. Ogni cosa è gioco, fantasia concretizzata in tazze di gabinetto, in surreali antri a cui si accede dalla porta di un immenso frigorifero, in un mostro enorme che protegge un’antica pellicola, in una fenditura fatta a sagoma di Will Coyote attraverso la quale passano bambini in delirio da scoperta.

Un libro concede immagini soggettive che ognuno di noi plasma e rende più o meno vivide in funzione della forza della propria immaginazione. Non tutti sanno come scivolare nelle pagine fino a perdersi. Il cinema le cristallizza invece in contorni oggettivi calandole in spazi e tempi ad effetti speciali e pochissimi resistono alle sue lusinghe, ipnotizzati dal gesto di Topolino, Apprendista Stregone.

Dal comodo punto di osservazione che regalano le rosse chaises longues riguardo il carosello di colori intorno a me, riesco a stare qualche secondo in silenzio, in queste lunghe ore di chiacchierate, metto a terra lo zainetto riempito alle bancarelle di Cioccolatò – perché certe marche dalle mie parti ci arrivano solo col corriere espresso, se le ordini via web – e penso che ci voleva proprio, dopo settimane di cattività, una giornata così.

Fuori Torino è presa d’assalto dalla folla del sabato e dalla temperatura di primavera. E io ho ricominciato a viaggiare.

5 commenti to “Aria, immagini, chiacchierate e cioccolato”

  1. buon viaggio cara, e buona primavera, amo torino tremendamente (corri all’hammam di alma mater tu che puoi!).

  2. …….viaggiare ……. quanto mi manca !!!!!!

  3. A Torino, meravigliosa città che ho nel cuore, dovrei tornare a maggio alla Fiera del Libro: non vedo l’ora!
    🙂
    Oltre ai libri e a tantissime altre cose imperdibili, la sua cioccolata è superlativa!

    • @Nico: scappa. Sparisci per qualche ora. Ti faccio io da palo!

      @ilmiosguardo: anche a me piace molto. Ogni volta scopro qualcosa di nuovo. E la fiera del libro….anni che non ci vado ma magari quest’anno è la volta buona.

      @esercizidipensiero: la prossima volta. Questa è stata monopolizzata da Bugs Bunny!

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