Prigionieri

Rientro a casa verso le 19.00, dopo l’ufficio e dopo la chiacchierata settimanale con un’amica, aromatizzata – la chiacchierata, non l’amica – al Lady Gray e sorvegliata da quattro occhi azzurri in crescita. Passo prima dalla cucina, centro del mondo domestico da che io ricordi: c’è ressa, stasera, davanti al televisore la cui esistenza, di solito, è ignorata. Oltre a mio padre si sono aggiunte le zie dalla casa accanto: non si perdono una parola del telegiornale locale.

Penso subito a qualche tragedia, un incendio come quello che ieri minacciava il bosco vicino, un incidente di dimensioni catastrofiche, in paese. Mollo giacca e borsa su una sedia e comincio a dettare le istruzioni per il piatto forte della cena – prima regola per fare carriera: delegare- ma mi assale un coro di “Shhhh!”.

Ottengo udienza mentre è in onda un servizio su una passeggiata sulle ciaspole saltata causa mancanza di neve – no, appunto, non poteva essere questo l’oggetto di tanta attenzione – e mi viene spiegato che, da questa mattina, sul territorio comunale sono scattate le norme anti inquinamento. E nessuno lo sapeva. E che sarà mai, penso. Raccatto la mia roba e la traslo in camera, mi cambio e controllo le email, i pensieri in altri luoghi. Dalla cucina proviene un brusio: le voci mi sembrano preoccupate.

Certo, è strano. Siamo lontani dalle città, in una valle prealpina. C’è il lago a pochi chilometri, i ghiacciai ad un’ora di auto. Ci sono prati, pascoli, montagne. Non è proprio la terra di Heidi ma a tutto si penserebbe tranne all’inquinamento atmosferico. Non è mai successo, vero anche questo, però non capisco il perché dell’agitazione.

Finalmente, mentre piego il maglione e individuo il pigiama, indecisa se infilarmici subito o dopo cena, la notizia mi investe con tutta la sua portata: faccio una rapida scansione mentale. Il risultato è, anche dopo ulteriore controllo, univoco. La mia è l’unica auto della famiglia che, da oggi, può circolare sulle strade del comune. E’ anche l’unica auto che prende la strada verso le 8 della mattina e ritorna col buio.

Ripasso dalla cucina e propongo una modica cifra per il suo affitto, a ore. Intanto percorro nella testa l’elenco delle cose che potrebbero servire e che sono pesanti da trasportare: c’è tutto, hanno autonomia di sopravvivenza.

Posso abbandonarli al loro destino, tanto il mio è un paese che sembra costruito con i mattoncini della Lego. Ci sono i pezzetti per costruire le case ma le piattaforme grigie con le strade disegnate scarseggiano: è tutto a portata di mano.

Non durerà: siamo sotto elezioni. In quest’ultimo periodo non ne hanno sbagliata una. Gli impiegati comunali nelle settimane scorse devono essere stati persino messi a raccogliere con le mani aperte la neve che scendeva, prima che toccasse terra, in modo che non creasse disagi alla circolazione. Mai visto le strade più pulite.

Se però nei prossimi giorni sentite di alcuni vigili che hanno preso d’assalto gli aeroporti e si sono dati alla fuga, ecco, è probabile vengano da qui. Da domani dubito che avranno la solita vita tranquilla.

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7 commenti to “Prigionieri”

  1. le auto storiche te le compro io! (comunque se sono d’epoca possono circolare, io con la mia vespa vado dappertutto!)

  2. un mulo o un piccolo asino. Quello può andare dappertutto.

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