Gradi e gradazioni di separazione

Vicino alle rovine di Tulum – cosi’ minuscole rispetto agli impressionanti complessi che la selva nasconde eppure cosi’ famose, affacciate sull’oceano, meta obbligata dei turisti in luna di miele – c’e’ una lunga striscia di sabbia bianca, dai granelli cosi’ fini che nemmeno si attaccano ai piedi.

Seduta pigramente su una sdraio di legno, all’ombra di un tetto di palma, conto almeno sette sfumature di colore, a partire da dove l’acqua trasparente solletica la riva, per continuare con il verde e il blu che si alternano a chiazze, con risultati da cartolina, fino all’azzurro del cielo chiazzato da nuvole morbide che corrono sopra il Mar Caribe.

 

 

 

 

 

 

 

Il viaggio per me finisce cosi’, in un enclave esclusivo che poco si allinea alle mie abitudini di viaggio e che, se non ci fosse stato proposto dall’amica messicana, probabilmente non avremmo mai scelto. Qui l’unico rumore che si sente e’ quello delle onde del mare.

 

Oltre le sdraio ci sono i turisti, in questa zona sono soprattutto europei, che spendono piu’ di 250 euro al giorno per passeggiare in questo paradiso. Dietro le sdraio ci sono i messicani, al lavoro, per garantire una vacanza perfetta. Uno stipendio medio si aggira sui 4, forse 5, euro al giorno.

Ci sono luoghi, nel mondo, in cui i gradi di separazione tra le persone sono immense voragini. Qui non si muore di fame perche’ la terra regala, generosa, ma il nostro stile di vita, nel mondo occidentale che ha corso, corso veloce e che ora che si e’ fermato non sa piu’ dove andare, improvvisamente sembra a noi irreale, privo di senso e, a chi versa tequila da dietro il bancone del bar, un sogno irraggiungibile.

Sempre per M., per la lista: Muyil.

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7 commenti to “Gradi e gradazioni di separazione”

  1. Ricordo una vecchia vacanza su una spiaggia molto simile, in Africa. Gente bella che viveva bene con poco (il posto era un’isola benedetta dal clima e dalla natura) e che sognava di venire a vivere in Europa. Da una parte non te la senti di dirgli: “rimani qui che stai meglio” perché suona un po’ discriminatorio, ma poi glielo dici, perché è vero.

  2. (Naturalmente anche là molti erano sfruttati dal turismo ricco. Noi dormivamo solo in alberghi di proprietà della gente del posto)

    • Questo era un albergo di proprietà messicana… diciamo che questo genere di sviluppo di sicuro offre posti di lavoro e, se fatto con il rispetto dell’ambiente, come nel caso del luogo in cui siamo stati, ha lati positivi.
      Le persone più abbienti, in Messico, lo sanno benissimo che si vive meglio lì, anzi, pensano che noi siamo tutti matti ad accettare questa bassa qualità di vita. Quelli che invece desiderano oggetti, cose, agio che non si possono permettere pensano a Stati Uniti e ad Europa come luoghi in cui poterli ottenere. E allora glielo dici, che non è proprio così che stanno le cose ma ti guardano senza capire e pensano che sia una presa in giro. Bisognerebbe che succedesse come nei film, uno scambio di posto per qualche tempo…appena atterrata a Madrid gli italiani li ho riconosciuti subito: sono quelli che si lamentano in continuazione, e ad alta voce, di incredibili sciocchezze.

  3. E che si vestono tutti nello stesso modo.

    • Vero, si capisce solo a guardarci! Tutti, tranne il mio compagno di viaggio M., che si veste (malissimo) con uno stile personale e un’accozzaglia di colori degna di un cacatua. E fa benissimo, anche se lo critico sempre.

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