Breve storia di un downshifting messicano

Ore 17.30 del pomeriggio. Sulla laguna Bacalar i colori si stanno mischiando e presto diventeranno nero: azzurro chiaro e scuro dell’acqua, piu’ bianco di nuvola, piu’ rosa tramonto, piu’ rubino dei fiori, piu’ verde di alberi ed erba.

E’ stato il mio giorno di totale inattivita’, oggi. Solo leggere, scrivere e guardare l’acqua. Da domani mi aspettano le pietre grigie rubate alla giungla delle rovine Maya.

Sono seduta sotto un porticato, un giro di sedie coloniali, i rumori degli animali, poche auto che passano. Il proprietario, statunitense, mi ha affidato il luogo, stasera. Se ne vanno tutti a cena, io ho un viso da brava bambina tranquilla che ispira fiducia. Ho vinto un lavoro. C’e’ un ospite nuovo da accogliere e io non mi muovo: ho fatto il pieno di tacos, a pranzo.”Ok – gli ho detto – basta che possa stare seduta a continuare a non fare.”

Pochi minuti dopo si apre il cancello ed entra una donna biondissima, quasi bianca: e’ un’amica dei proprietari e le spiego che li ha mancati per un pelo. Si siede sotto il portico pure lei, fa un paio di telefonate poi mi mette a fuoco mentre contemplo il pasticcio di colori di cui sopra. “Bello, vero?”. Parla un inglese fluido con un accento che mi sembra tedesco. Mi chiede da dove vengo e per dove proseguiro’. Mi informa che anche lei ha un B&B appena fuori citta’. Mi lascia l’indirizzo – non si sa mai – e le chiedo, curiosa, delle sue origini.

“Sono svizzera” – risponde – “vivo qui da dieci anni. Nel mio paese tutti lavorano come matti. Dopo il lavoro frequentano corsi. Non hanno piu’ il tempo per le cose vere. Mi sono ammalata, ad un certo punto. E ho detto basta. E sono venuta in Messico. Qui si vive in modo diverso.”

E’ rassicurante sapere che i coraggiosi, o gli incoscenti, dipende da come la si guarda, ci sono e sono felici.

E’ presto per me. Pero’ continuo a pensarci, al piano B. E questa sera faccio pratica di un lavoro che non farei mai in un luogo in cui trascorrerei volentieri qualche mese di ozio: sono appena passati quattro italiani. Non ci sono stanze libere, qui, ma l’ indirizzo appena ricevuto lo regalo a loro.

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9 Responses to “Breve storia di un downshifting messicano”

  1. Omiodio.Ti leggo dal mio angosciante posto di lavoro e……… mi sento così uguale alla svizzera !!! Voglio anche io .Voglio questo.Voglio rischiare di sbagliare ma provare a vivere. Bello quello che scrivi: coraggiosi o incoscenti che ci sono e sono pure felici !

  2. buon anno , elogio della lentezza!

  3. ma con i libri com’è finita?

    • @pani. Per ora vivo del mio e non chiedo. Tre libretti piccoli piccoli: Trent’s last case di E.C. Bentley, Niente trucchi da quattro soldi: consigli per scrivere onestamente di R.Carver, Sulle scogliere di marmo di E.Jünger.Ce la posso fare.

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