Conversazioni telefoniche – postbellico(so)

Sabato, ore 12.30. Sto pranzando, ascoltando con mezzo orecchio il telegiornale, godendomi la quiete dei quattro giorni di ponte. Suona il telefono, mi alzo e vado a rispondere. Sbuffo, non per “orsite” ma perché, ogni volta che suona il telefono di casa, mi salta la connessione internet. Alice, nome perfetto per il nonsense dell’adsl italiano. Sarà per mio padre: le comunicazioni per me, ormai, passano tutte da computer o da cellulare.

“Pronto?”

“La signora Tal dei Tali?”.

Lo si capisce immediatamente, senza bisogno di essere dei lettori del pensiero, che si tratta di una vendita. Il primo impulso è quello di rispondere: “Non mi serve niente, graziebuongiorno” e riappendere. Di solito resisto, visto che ho la vaga impressione che l’ultima spiaggia italiana, prima della disoccupazione nera, sia l’impiego in un call-center e queste persone non ci godano ad intrudere negli spazi privati ma lo facciano per necessità.

Se decido di proseguire nella conversazione, alla domanda suddetta, mi ritrovo da un paio di anni a questa parte davanti ad un primo bivio: dire la verità o mentire?

“No, non sono io, è mia madre”.

“Me la può passare, gentilmente?”, proseguono con il tono risoluto con cui ci si rivolge ad una ragazzina.

No, non posso, servirebbe un’intercessione diretta dall’alto dei cieli. A volte, con persone la cui voce mi da’ sui nervi, scelgo di essere brutale: non c’è niente come la morte che faccia piombare immediatamente nel disagio anche l’operatore più agguerrito. Si, lo so, non si fanno queste cose. Però è casa mia, spazio mio, sacro orario dei pasti: sono loro gli intrusi.

Mi trattengo e mento: “Si, mi dica.”

“La chiamiamo per farle alcune domande. Possiamo? Si? Bene. Posso chiederle conferma di dove vive? Dalla voce la sento giovanissima, ha più o meno di 35 anni?” Continuo a rispondere, con infinita pazienza: a volte mi piace cronometrare il tempo che impiegano per arrivare al nocciolo della questione. Mi ricorda un po’ certe sciarade da riunioni: i commerciali che blaterano e indorano le pillole, i produttivi che scalpitano innervositi.

“Quale è il suo rapporto con i prodotti naturali? Li conosce, pone attenzione quando li acquista, controlla la composizione dei cosmetici? Compra mai prodotti per il viso o per il corpo in erboristeria?”.

Comincio ad inquadrare: non si tratta di miscele per farina ma di creme.

Imbocco la via del sarcasmo. “Signora, guardi, non solo non mi interessa ma io sono monogama. Quando mi affeziono ad una marca, e vedo che funziona, potrebbe contenere anche cianuro che non la cambierei. Ho una relazione ventennale, in questo momento, e siamo felici così.”

A parte la mia marca fissa, anche l’erborista di fiducia ce l’ho: frequentava il mio liceo, mi spaccia propoli e favolosi sciroppi per la tosse, a prezzi così onesti che quando pago ho sempre il dubbio che mi stia facendo il cinquanta per cento di sconto. Inoltre ho un ricordo scolpito nella mente del professore di Chimica Applicata, all’università, che un giorno, con il fare tranquillo e non curante con cui sosteneva quattro ore filate di lezione, ci regalò una perla. “Lasciate perdere: è tutta glicerina, costa 3.000 lire al chilo. Il resto sono aromi.” A distanza di anni, senza aver mai appurato se si trattava di una battuta per risvegliarci dalla narcolessia o di una constatazione, sono sempre più convinta avesse ragione.

Il sarcasmo non funziona. La signora prosegue imperterrita. “Guardi, la chiamo perché il nostro direttore ha deciso di riservale un’offerta speciale. Le proponiamo un cofanetto di tre creme, per il viso, per il contorno occhi, antiage. Contengono acido ialuronico, ginko bilboa, …Lei sa cosa è l’acido ialuronico?” La voce prosegue con tono didattico, come se parlasse sempre alla su citata ragazzina sciocca.

Ci sono alcune situazioni, come questa, che scatenano i miei istinti peggiori. Le ho già detto, almeno tre volte, infilandomi a fatica tra una frase e l’altra -perché parlano tutti velocissimi e senza pause – che non sono interessata ma questa non molla, è un osso duro. Non riesco a chiudere la comunicazione premendo off, non ci sono abituata. Il tono da maestrina mi irrita profondamente, tocca la mia superbia, fa emergere tutta la mia arroganza. Di solito volo basso e adagio: ho imparato a mie spese che di gente molto più brava di me è pieno il mondo ma, in questi contesti, non so bene perché, mi scatta la reazione da prima della classe. Detesto le frasi di spiegazione meccanica imparate a memoria e sciorinate con fare saputo, specialmente se riguardano i misteri delle molle dei materassi o le miracolose proprietà di qualche sostanza. Mi è capitato di  rispondere, fredda gelata, boriosa, snocciolando titoli di studio e valutazioni del QI, fino a chiedere, inferocita:  “Quale parte del “non mi interessa” non capisce?”. Si, lo so, non si fa. E’ maleducato, offensivo, presuntuoso. La lascio proseguire. Sono quasi curiosa, a questo punto: mi sta tenendo al telefono da dieci minuti e non ha ancora parlato di soldi.

“Noi abbiamo un’officina cosmetica nel Parco naturale di ….. Lei conosce le nostre zone?”. Non solo le conosco ma ho la fortuna di vivere anche io vicino ad un Parco Naturale, in una zona in cui ci sono più agriturismi che abitanti, probabilmente, perché oggi il business è bio, a chilometro zero, senza conservanti, fatto in casa, eco e tutte queste belle paroline, di cui i signori del marketing ci stanno riempiendo la testa. Ma, a parte la necessaria frequentazione dei supermercati, dalle mie parti l’acqua del rubinetto si può bere, la farina per la polenta la si compra al mulino, conoscevo il nome dei vitellini di uno dei contadini da cui si rifornivano i miei (Mirko e Licia, per la cronaca), il basilico per il pesto me lo regalano amici con l’orto, nella stagione dei kiwi e dei fichi l’offerta gratuita supera la domanda e tutto quello che viene spacciato come naturale  sta cominciando a suonarmi di truffa.

“Bene. Il nostro direttore le ha riservato le tre creme ad un’offerta speciale di 61 euro, spese di spedizione comprese. E lei sa quanto questa proposta sia vantaggiosa. Quanto paga il suo antiage?”.

Basta, adesso mi sono stufata. Chi cavolo lo conosce il suo direttore? Che parte fa nel mondo questa persona che si permette, dopo che ho chiesto più e più volte di togliere il mio numero di telefono dalle liste pubbliche accessibili alle aziende commerciali, di invadere la mia quiete con proposte non richieste? E’ finito il tempo dello spreco, non se ne sono accorti?

“Signora, la ringrazio per le spiegazioni e l’offerta ma, come le ho già detto, non sono interessata. Trovo estremamente spiacevoli le forme di vendita telefonica e, anche se lei mi stesse proponendo qualcosa che mi interessa, non comprerei mai attraverso questi canali. Se voglio qualcosa so dove e come procurarmela. Da sola.”

“Ma scusi – ribatte indomita – ma in questo  modo lei si sta precludendo  delle occasioni”.

“Signora – proseguo esasperata – le occasioni nella vita non sono tre creme a 61 euro.”

Finalmente mi molla, seccata. Ha perso tempo lei, l’ho perso anche io.

Occasioni perdute. Il problema è che non sappiamo più come usare le parole nei contesti corretti. Le occasioni perdute sono non riconoscere l’amore quando ci passa accanto, non salire su un treno che parte pur avendone una voglia matta, non pronunciare un “no” o un “si” e continuare a tenere chiuse le porte delle nostre gabbie di paura, non fermarci un minuto a rimirare uno specchio d’acqua su cui passa superbo un cigno, non ridere con un bambino per una cosa stupidissima e divertente, non trovare il tempo per sederci, cinque minuti, a parlare con una persona che ci vive accanto.

Non è il momento di finirla, con queste invasioni, irruzioni, offerte sensazionali, roboanti, aggressive, finte? Non è ora di capire che non possiamo più continuare a farci prendere in giro dagli spacciatori di oggetti e di bisogni?

Per favore, basta con le telefonate a numeri privati. Ho i pannelli solari da tre anni e c’è ancora il gestore statale che chiama per propormi di installarli o di fare sottoscrizioni alternative. Ma dall’altra parte del filo, voi operatori di call center, non vi sentite a disagio, in imbarazzo, a fare queste telefonate? Non chiamate più: non mi piace essere maleducata, non mi riesce naturale, mi inquieta. E poi mi fate cadere Alice che, balzana com’è, ci mette ore a smettere di lampeggiare.

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26 commenti to “Conversazioni telefoniche – postbellico(so)”

  1. Alcune parole sono ormai dilavate dall’uso: ” regalo esclusivo” oggigiorno significa “carabattola che finisce direttamente nella pattumiera”, “occasione” significa “prodotto che scade domani”, “vantaggioso” significa “caro come il fuoco” e via dicendo…

  2. in certi casi vorrei avere il numero di telefono con l’892, almeno quando chiamano mi pagano loro.
    Comunque sono anche polli. Un’offerta non si fa mai a 61 euro. Al limite a 59.
    Ma almeno ti ha detto cos’è l’acido ialuronico?

  3. La piu’ bella che mi e’ successa, qualche settimana fa, mi ha chiamato una compagnia telefonica per propormi di diventare loro cliente, ma io… lo sono gia’!!!! Ma nemmeno l’elenco clienti hanno???? Boh… 😛

    • @Sab.Appunto: boh! Mi piacerebbe sapere che tipo di organizzazione c’è dietro.
      @ilgattosyl: no, non ho avuto la pazienza necessaria a farmi spiegare le virtù dell’acido ialuronico…
      @esprit74: la parola esclusivo mi fa venire in mente le spiagge di Rimini…

  4. In genere sono una persona gentilissima ma i venditori telefonici fanno emergere il peggio di me. Non li lascio neanche iniziare: Non mi interessa, dico, e riattacco.
    Fin qui sono bravissima.
    Quello che mi frega sono gli imbonitori da centro commerciale. Se riescono a stabilire un contatto di sguardo individuano subito la vittima: sono cera nelle loro mani.
    Recentemente, in un centro commerciale in Florida, un ragazzo israeliano (perdipiù bellissimo, maledetto) mi stava per vendere un set di creme antirughe carissimo, a base di fango del Mar Morto o cos’era, probabilmente fango del parcheggio davanti casa sua più glicerina, non so, ma non riuscivo a sfuggirgli. Mi ha salvata mia figlia, che mi ha sussurrato allarmata: “Sono dieci paghette!”
    Che vergogna.

  5. Io in call center ci ho lavorato, anche a lungo, sebbene abbia fatto ben poca vendita perchè ero brava ma si vedeva (e si sentiva) lontano chilometri che mi seccava disturbare la gente a casa. Comunque una volta mi chiamò a casa una tizia, per una di quelle aziende che ti consegnano surgelati a casa, chiedendomi se usassi surgelati, eio risposi di no, che compravo tutto fresco, cucinavo e caso mai surgelavo dopo. Tre volte glie lo dissi, e lei insisteva a volermi proporre non ricordo quale verdura o pesce. Alla terza volta sbottai:
    “Senta, faccio il suo stesso lavoro e anzi faccio anche formazione agli operatori… a lei non l’ha insegnato nessuno che al terzo no si smette di insistere?!?”

    • @arte. Io ci arrivero’ prima o poi al no secco al primo colpo…la valutazione a paghette e’ utilissima – e un po’ angosciante!
      @Betta: grazie per la testimonianza! E la signora cosa ti ha risposto?!

  6. hai avuto una pazienza a me sconosciuta…io, in genere, sciorino un frettoloso e infastidito: “grazie, ma non m’interessa”. sono una capra, lo so…ma ho troppo poco tempo libero da dedicarmi e, quando riesco ad ottenere i miei agognati spazi, non sono disposta a cederli a nessuno…e poi, io ODIO il telefono…

  7. Togliti dall’elenco! Io l’ho fatto, tanto chi mi vuole chiamare sa il mio numero. Da allora non ho più ricevuto neanche una telefonata molesta.

  8. ti rispondo io: se non hai altro per le mani, come tu stessa hai detto all’inizio, questo è l’unica parvenza di lavoro che ti resta. se ti va bene hai un fisso l’ora, fintanto che ti rinnovano di mese in mese il contratto. altrimenti è 1 euro a sondaggio o appuntamento o vendita che porti a casa. 1 euro ma potrebbe essere anche di meno.
    spesso sono ragazzine che cercano di arrotondare ma molto più spesso sono mamme che non sanno come sbarcare a fine mese.
    hai perfettamente ragione, sono insopportabili ed anch’io cerco di essere educata. ma! allacciando il telefono NON sono passata per telecom appositamente, proprio perché le uniche chiamate che riceverei (e in genere non ci sono) sono dal MIO gestore. nessun altro. (gestore che, peraltro, mi chiama pure sul cellulare, ma declino sempre le offerte)
    purtroppo questo tipo di linguaggio è quello che ti obbligano ad usare. tu operatrice non stai disturbando a casa alle 20-21 ma stai offrendo un’opportunità di risparmio e di qualità ad un prezzo speciale, stai offrendo un servizio.
    la ragazza era molto brava, io non riuscivo a tener testa ad una chiamata così. infatti, e che culo!!, sono riuscita a passare ai servizi di assistenza lasciando alle spalle il telemarketing.

  9. ah, peraltro, Betta era mia collega 😉

  10. a me queste persone da cinque euro l’ora in ritenuta d’acconto disarmano, io ci provavo ad arrabbiarmi e poi pensavo alla ritenuta d’acconto e cominciavo a dire “so che non dovrei prendermela con lei” e diventava un casino. io il telefono di casa ce l’ho staccato sul retro di uno scaffale della libreria….

  11. io un paio di volte ho ceduto a due sondaggiste. Non so perché, forse perché ho pensato alla loro situazione di call center, forse perché in quel momento mi girava bene, forse per il loro tono che non era aggressivo e soprattutto non avevano nulla da vendere. Quello che mi ha stupito e che entrambe (in particolar modo la seconda), al termine del sondaggio non sapevano più come ringraziarmi. Non ci giurerei ma alla seconda ragazza è perfino scappato un pianto di gioia. Ed io, come quando si fa l’elemosina ad un mendicante, non so se ho fatto del bene, se ho dato loro speranza e qualche soldo, oppure se ho alimentato quel perverso giro che ci sta dietro.

  12. Ma perché a me non telefona più nessuno? Io mi ci divertivo un sacco a inventarmi personaggi stravaganti. Con tele2 e affini ero un azionista telecom, per quelli dei filtri per l’acqua un venditore di acque in bottiglia, per quelli delle multiproprietà.. che spasso cambiar voce ed essere una volta moglie e una volta marito invitandoli a ritelefonare per parlare con lui o con lei, con quelli dei mobili poi la scena con il 93enne … un’altro po e la telefonista mi si offriva come badante…. insomma mi divertivo, ora non telefonano più si vede che si son passati la voce l’un con l’altro, o è che io per le varie tesserine do numeri telefonici semifasulli? 🙂

    • @popof. Se vuoi ti inoltro le mie! Mi sa che sei stato schedato.
      @pani: ai sondaggi cedo sempre anche io; è la fase delle offerte speciali che mi manda in bestia
      @esercizidipensiero: il telefono staccato è quello giallo?!
      @PS: grazie per la spiegazione. La ragazza, dal tono di voce, mi è sembrata molto poco ragazza e tanto signora: forse aveva anni di esperienza e di riagganci alle spalle!
      @silvia: l’avrei già fatto, potendo. Una fascia di persone, di una certa età, usa ancora la guida del telefono per contattare mio padre. Abitudini.
      @emmecarla: in ufficio vivo con il telefono che suona in continuazione, a casa il suono spesso mi infastidisce.

  13. “Un giorno suona un testimone di Geova e mi chiede:Dio ti sta cercando!,gli horisposto: sono io che non voglio farmi trovare!
    se n’è andato…moggio moggio, e avevo appena incominciato!!perchè suonate?non sono mia nonna!!

  14. ho lavorato in un call center anch io. più volte tra l altro, il primo “regalava” enciclopedie in videocassetta che poi pagavi per i prossimi 5 anni di vita. ho resistito due settimane, e perché da ingenua che sono non avevo ancora capito che era una truffa. e poi non ce l ho fatta.
    poi per interviste e statistiche, quello più diverntente è stato per Amnesty I. e poi in TIM aziende… in ogni caso è logorante. non ho il telefono fisso in casa ma in ufficio saranno circa una decina di telefonate al giorno, riesco ad essere gentile per le prime 5/6… ma poi quando partono il “buongiornosonotiziodipincopallopossoparlareconiltitolare” metto direttamente giù… cafona lo so.
    ps. quelle di Bottega”azzurra” sono veramente ma veramente petulanti…

  15. Risposta: “Non le faccio perdere tempo, le dico subito che non mi interessa, grazie”, aridomanda: “Perché? Percome? etc. etc.”, seconda risposta, e definitiva: “La ringrazio, non sono interessata e in questo momento non ho tempo, la saluto”. Inutile perdere tempo per seminare il dubbio, il terreno è sterile.

  16. E non farsi prendere dall’empatia umana per l’operatrice di call center: se prolunghiamo la conversazione per buona educazione senza aderire infine alle loro proposte, facciamo perdere tempo prezioso anche a loro.

    • @Paola. A volte ci riesco, a volte no. Ho riagganciato una volta sola la cornetta a qualcuno, avevo ragione ma mi sono servite ore per smettere di pensarci. Credo che la gente abbia il diritto di vedersi offerta almeno una possibilità di dimostrare di essere intelligente. Sono fatta così.
      @sonnambulo: ti ricordi una battuta di uno spettacolo di qualche anno fa “trova il signoere prima che lui trova te?!”
      @Sys e PS: onore al merito e alla vostra pazienza.

  17. E’ da quando sono a casa in maternità che non ho più a che fare con questo genere di chiamate (ma solo perchè a casa non abbiamo la linea telefonica… solo ADSL. Dono di un “perfetto” passaggio di consegne tra Telecom e Infostrada, un anno fa). La verità? Non mi mancano!
    In ufficio, quando mancava la mia collega e dovevo badare a 4 linee telefoniche mi è capitato parecchie volte di rispondere, nell’arco di un’ora, 4 volte no alla stessa persona… e addirittura negli ultimi tempi ho avuto giornate in cui le chiamate promozionali praticamente equivalevano il numero di quelle di lavoro.
    Io capisco che chi chiama lo faccia per lavoro e necessità e non perchè si diverte… ma mi chiedo anche perchè questo genere di commercio sia ancora in piedi, dato che tutti quelli che sento in giro ne sono grandemente esasperati (i più “smart” al massimo fanno come Popoff e tramutano la telefonata in occasione per divertirsi…) e tramite questo canale non comprano più nulla (se mai hanno comprato in vita loro)!! Che guadagno c’è per i committenti?

  18. Signora le occasioni nella vita non sono tre creme a 61 euro! ahahahaaa
    Comunque c’è un modo per scegliere di non farsi telefonare a casa dai call center, tipo devi inserire il tuo numero su uno di quei siti di protezione per consumatori ecc…
    ma questo metodo è una di quelle classiche cose uno vorrebbe fare e poi non fa mai!

    • @ironiaprimaditutto. Inserimento sul sito fatto due anni fa. Risultato: zero.
      @shunrei:è quello che mi chiedo anche io. La moglie di un amico risponde che lui è via a lavorare sulle navi o in tournée col circo.
      @PS: chi di spada ferisce…!

  19. Premetto che, a questo punto della vita, potrei comprare qualunque cosa a qualcuno che mi dicesse”Ma che bella voce giovanile…Lei non avrà più di 22 anni…”

    Per evitare disguidi ci si dovrebbe iscrivere tramite Internet al”Registro delle opposizioni” …Io l’ho fatto e dopo ho ricevuto una telefonata dalla Telecom per non so quale vendita. Avendo fatto presente all’operatore che ero iscritto al Registro delle Opposizioni, questo, a parte che non sapeva cosa fosse sto Registro, mi ha risposto “Ma noi abbiamo degli elenchi speciali…” Che culo! Io ne faccio parte!

    Ciao

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