Strane tombole di Natale e prime parole

Pranzo di beneficenza, ieri. E’ per un’importantissima causa che riguarda direttamente una cara amica.

Siamo più di cento persone, in un locale che si fa immediatamente surriscaldato e caotico. Il cibo è ottimo, l’atmosfera festosa. Nelle lunghissime tavolate abbiamo un angolino tutto per noi, una decina di persone che si conoscono da ormai venticinque anni e che si vedono troppo di rado. La chiacchiera parte vorticosa.

Dopo un paio d’ore raggiungo i livelli di saturazione: mi serve il silenzio e il ginocchio comincia a far male. Lo sanno, i miei amici, che sono una che, ad un certo punto, a metà delle feste, spesso se ne va. Spero non si offendano più e non la prendano sul personale. Mi aspetta la piscina, questa volta, e il bisogno di non interrompere una routine faticosamente ristabilita. Prima però c’è la tombola.

Sono anni che non gioco a tombola. Assoldo uno dei bambini, cinque anni, a darmi una mano a segnare i numeri. L’ho lasciato un mese e mezzo fa che sapeva scrivere il suo nome, quello dei suoi e il mio, perché mi aveva preparato un bigliettino con gli auguri di compleanno. Adesso legge i numeri e l’elenco delle parole si è arricchito. Ne va, giustamente, fiero.

Ignorando la madre che mi fa gli occhiacci dall’altra parte del tavolo e che dice che gli sto insegnando proprio quello che non dovrebbe imparare, decido di contribuire ad arricchire il suo vocabolario. Impariamo a scrivere qualche nome di frutto, tanto per scaldarci un po’, chiede che gli insegni come si scrive “dentiera”, non chiedetemi perché, e poi, sfruttando vergognosamente la fase coprolalica tipica dell’età, lo istigo io.

Non facciamone una tragedia, è questione di didattica: si tratta di instillare i principi dell’ortografia fin da subito, catturando l’attenzione del bambino. “Schifo” contiene l’acca e prima si prende confidenza con questa infida lettera, meglio è. “Cacca” introduce il regno delle doppie, “pipì” vuole l’accento. Il bambino, che non ha mai amato particolarmente essere coccolato, ce l’ho praticamente in braccio. Sono conquiste, battaglie combattute con l’inganno. Non perde un numero e ride come un matto. Mi piacciono tantissimo le risate dei bambini: escono dalla pancia, salgono fino agli occhi, esplodono felici.

Tra un’estrazione e l’altra impariamo anche ad infilarci la matitina dell’Ikea nel naso, nelle orecchie, tra i capelli e poi nel bicchiere pieno d’acqua del nostro dirimpettaio. A Santa Lucia vedremo di non farlo sapere.

Tra un’estrazione e l’altra mi cade l’occhio su una delle caselle della tombola: ma a voi, questa massima che mi era ignota non sembra piena zeppa di doppi sensi o sono io che sono maliziosa?! Non ho toccato nemmeno una goccia d’alcool: devono essere la stanchezza e il frastuono. Non ci sono più le tombole di una volta. E’ ora di andare a nuotare…

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13 commenti to “Strane tombole di Natale e prime parole”

  1. Carinissima……
    Buon inizio di settimana,
    Luciana

  2. ma sei proprio PESSIMA!!!! 😀 😀

  3. ommamma, il proverbio “zozzo” 😀

  4. L’unico che non cinguetta..he he he

  5. Che bello, il bambino ti avrà adorata!

  6. Ahahahahahhahahahh!!!

  7. questo blog ormai va segnalato “per adulti”
    😉

  8. Sempre bello leggerti cara unarosaverde. Ah per la cronaca io poi il messaggio a quell’amica l’ho mandato, a te ha risposto?! A me no 😦
    Buona serata

  9. Che casualità!! Anche io domenica ero a un pranzo di beneficenza…e anche io ho avuto il piacere di ritrovarmi con vecchi amici (amici da ormai 25 anni)…e di fronte a me era seduta una “giovane” single che giocava a tombola tenendosi vicino un bambino sorridente al quale insegnava a scrivere “parolacce” sul retro di cartelle per la tombola riportanti detti di dubbia moralità…
    Mi viene da pensare che “il bambino” e la “tombola” siano un messaggio del destino che ti ricorda che sei una donna e potresti essere anche mamma….

    Un bacio

    Pathos

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