Conversazioni in università: vicine di culla

Lezione di Scienza delle Costruzioni. Da quando frequento ingegneria mi sembra di avere il cervello imbottito d’ovatta. Non entra e non esce più niente, non sono più quella brava: ascolto le lezioni e mi pare di abitare una terra straniera. Sono seduta in prima fila: potrei essere in fondo, a guardare il soffitto, non cambierebbero i risultati. Ricopio i lucidi delle lezioni, prendo appunti accurati, poco filtra fino allo stadio della consapevolezza. Sfoglio sotto il banco l’inserto di un quotidiano. La ragazza seduta vicino a me (è nuova del gruppo: lo so perché siamo una decina di donne in quest’aula di trecento persone e non possiamo ignorarci; ha l’aria di una che invece la lezione la sta seguendo benissimo) si sporge e mi dice:

“Mi leggi l’oroscopo?”

“Certo, di che segno sei?”

“Scorpione.”

“Dai?! – esclamo – anche io”

“Davvero!? Quando sei nata?”

“Il 26 ottobre del 1972”.

“Ehi! Anche io. Dove?”

“All’ospedale di B.”

“Non ci credo! Pure io!  ….Eravamo vicine di culla! Non mi ricordo di te però!

“Sai, sono stata lì per poche ore, poi mi hanno portato via d’urgenza perché ero diventata tutta gialla…” …blah, blah, blah…

Voi ce l’avete un vicino di culla? Vi assomiglia, anche solo in piccola parte? Sono passati quasi vent’anni da questa conversazione e la mia vicina di culla ed io siamo ancora amiche, dopo il clic immediato del primo incontro. Ci vediamo pochissimo: proviamo ad organizzarci ma, a volte, sessanta chilometri possono essere insormontabili negli impegni delle nostre vite. La settimana scorsa, sapendo che nel tardo pomeriggio di oggi sarei passata dalla città, le ho proposto un aperitivo. Ci abbiamo impiegato tre secondi ad annullare i tre anni dall’ultimo incontro e a far diventare l’aperitivo una cena, alla faccia della mia lezione di spagnolo e del suo compagno che l’aspettava a casa. Esistono amicizie così, con cui si riannodano i fili solo a guardarsi e la conversazione riprende dal punto esatto in cui era stata lasciata.

Lei è la parte logica e brillante che spesso, nel periodo dell’università, ho desiderato essere. Lei è arrivata veloce nei luoghi verso cui  io ho impiegato anni ad arrampicarmi. E’ un ingegnere puro, razionale, ma è anche una donna, con tutti gli annessi e connessi del genere. Lei è la brutalità e la schiettezza, lei deduce  attraverso la lucida osservazione delle cose del mondo le stesse conclusioni a cui io giungo per le lunghe vie dei libri e per i miei annidati pensieri. Io le riferisco un mio punto di vista e lei me lo riassume, in sintesi, con lo stesso significato: nella sua testa sono già informazioni acquisite da tempo. Lei, come me, non ha mai temuto di dare un nome alle immagini e ai fenomeni del mondo, per quanto difficile possa essere. Mi specchio in lei e un piccolo frammento mi restituisce me stessa; anche per lei so che avviene lo stesso.

“Dimmi come sei stata”.

“Dimmi dove stai andando, cosa stai imparando adesso.”

“Dimmi se hai conservato qualcosa, di ciò che eravamo allora, raccontami le parti nuove.”

Guido verso casa, tra la nebbia della periferia, pensando al tempo trascorso, all’immutabilità di certe parti di noi, alla  trasformazione da ragazze ad adulte, ai nostri rapporti con il mondo, alle vittorie e sconfitte, alla voglia, che abbiamo sempre condiviso, di ricominciare da capo, anche quando finiamo al tappeto.

Dopo la prima galleria, venendo dalla città, inizia il lago. La nebbia si dissolve. La musica da camera, suonata ad alto volume, inonda l’auto e mi impedisce di addormentarmi. I lampioni a fuoco perfetto fanno risaltare i contorni dei paesi di qua e di là dallo specchio nero dell’acqua.  Ci vorrebbe una panchina, lontana dalla strada, su cui sedersi a guardare il buio del cielo nuvoloso illuminato dalla terra, gli zig zag luminosi  che risalgono il fianco scuro delle montagne, le onde che increspano appena appena la superficie, il santuario sulla sommità dell’isola che sembra una piccola luna. Ci vorrebbe una sera pigra d’estate e non il freddo di dicembre che si mescola al pensiero della giornata piena di domani a far da sfondo ad un panorama così.

12 commenti to “Conversazioni in università: vicine di culla”

  1. Ti auguro una buona giornata.
    Un sorriso,
    Luciana

  2. Anche io ce l’ho, nata però due giorni dopo di me, le nostre mamme erano vicine di letto in ospedale. Dopo aver abbozzato una amicizia quando avevamo 14 anni, ci siamo palesemente ignorate per tutta la vita. Non eravamo compatibili, anzi, mi stava proprio sul cazzo.

  3. Che cosa carina!! 🙂
    A me non è mai capitato, ma penso che il fatto di essere nata nell’ospedale del paese di dove è originaria mia madre e poi di aver sempre vissuto in una città distante 130 km non abbia aiutato eventuali incontri… (solo recentemente ho conosciuto la prima persona nata il mio stesso giorno… di dieci anni prima, ma non sottilizziamo!).
    Per la verità, di quei giorni mia madre mi raccontava una storia piuttosto triste: mentre lei era in ospedale per far nascere me, era ricoverata anche un’altra signora del paese, molto sfortunata. Aveva già perso 3 bambini prima di arrivare alla fine della gravidanza, e finalmente questa sembrava la “volta buona”.
    Peccato che quella che avrebbe potuto essere la mia “vicina di culla” non sia sopravvissuta due giorni dopo la sua nascita… 😦

  4. Ho degli amici sospesi nel tempo, quando riusciamo ad incontrarci è come se non ci fossimo mai lasciati.
    Vederli, parlargli, mi fa stare bene, davvero bene.Rosy, tu scrivi da Dio, mai pensato di scrivere un libro?

  5. Seguo questo blog da un po’, e per la prima volta mi arrischio a commentare: il post infatti mi tocca da vicino per due motivi. Primo, perché con i miei vicini di culla -tre gemelli!- ho passato praticamente tutta l’adolescenza. Sono sempre stati i più assidui nel ricordarsi il mio compleanno (che cade d’estate); e io il loro, chissà perché…
    Secondo, perché sono una studentessa finora persa nel mondo della letteratura e della filosofia che si sta convincendo sempre di più di tentare ingegneria l’anno prossimo. Non è solo una scelta legata all’offerta di lavoro: ho ansia di concretezza, voglia di costruire qualcosa che poi si possa toccare. La domanda è: le case che costruirò si reggeranno? Sono sempre andata bene in matematica (per quel poco che si studia al classico); e tutti mi dicono che ho buone capacità logiche, ma sono quasi priva di senso pratico. In realtà questo è uno dei motivi che mi spingono alla scelta, come se una facoltà universitaria potesse curare un mio deficit…
    Di solito non vado sui blog altrui a parlare dei miei fatti personali, ma per una volta che ho trovato un’ingegnera con formazione umanistica ho pensato di cogliere l’occasione per un confronto.
    Comunque complimenti per il blog; anch’io ne ho uno, nel caso interessasse; raccoglie esperimenti drammaturgici e pensieri sparsi.

  6. Anche io avevo un’amica cosí, non era la mia vicina di culla ma la mia vicina di banco alle scuole superiori. Col tempo ci siamo perse, non ti nascondo che dopo aver letto questo post sono parecchio tentata dalla voglia di alzare il telefono o di scrivere un messaggio. Che dici unarosaverde, lo faccio? 🙂

  7. Hsi un dono favoloso quello di saper scrivere bene! Ti aspetto.

    • @Stefania. Grazie. Guarda, non arrossisco neppure, il che è tutto dire: prendo e porto a casa il complimento.
      @ilsonnambulo. Se ci ho pensato? Tremiliardiemezzo di volte, però finora ho evitato di fare danni. A proposito di complimenti: secondo me prima o poi capito dalle tue parti e ti offro il pranzo per ringraziamento!
      @Angela: certo, cosa aspetti?!
      @Fiona. benvenuta. Dato che qui si rischia un papiro, la risposta te l’ho mandata in privato.
      @Shunrei. Triste storia, sì. Tieni d’occhio i vicina di culla della tua bimba, magari tra qualche anno le puoi procurare compagni di giochi!
      @emilianaparanoica: Peccato!!!
      @A. Fatto!
      @lucianaele. La mia, a parte le tre ore di coda in autostrada, è stata ottima. Spero anche la tua.

  8. uhm no… vicina di culla no, però avevo un amica/sorella e lei quando ho fatto 400 km per vederla a lezione di salsa c è andata, e pure ad un compleanno e manco me l ha detto a voce, solo un sms.
    eh c è la crisi.
    però è bello leggere quest atmosfera, riempie il post e l aria intorno. scusa se latito ma sto periodo è il caos…

  9. una bella storia, tutti vorrebbero avere un vicino di culla così ma anche un amico con il quale ricominciare da qualsiasi punto come se non si fosse interrotto niente.

  10. Che bello, e’ vero, scrivi proprio bene !!! Bellissimi anche questi rapporti lontani- vicini, ti regalano la consapevolezza del tuo percoso

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