Di qua e di là dal fiume. Piccola storia di un ponte

C’è il fiume che scorre, qui, in mezzo alle montagne. Arriva da nord e si  infila nel lago.

L’ampio fondovalle ha visto nascere paesi  su ognuna delle due sponde, quelli a destra e quelli a sinistra. Da un certo punto in poi, su un lato, si cambia perfino provincia. Mutano le forme dei campanili, le dimensioni dei centri abitati, il nome dei parroci e di quelli a cui sono intitolate le scuole, gli accenti del dialetto e il vocabolario, si aggiungono e si tolgono piccoli ingredienti segreti dalle ricette dei piatti tradizionali. Ci si identifica ascoltandosi: ” si sente che sei di lì”, “vieni da là, vero?”.

Questo è un mondo piccolo, come quasi sempre si può dire delle valli di montagna o dei paesoni della bassa. Qui, in qualche modo, ci si conosce tutti, se non di persona, per albero genealogico:  si risalgono alla svelta i rami e si annodano le parentele.

Di qua e di là dal fiume, negli ultimi anni, i sindaci dei piccoli comuni hanno tracciato, lungo i sentieri dei campi, i percorsi delle vie ciclabili che, piano piano,  si sono uniti quasi per caso: un pezzo di strada asfaltata, un altro con fondo di ghiaia minuscola, un tratto di terra battuta. Sono passeggiate in pianura, lunghe e frequentate, soprattutto  durante il fine settimana. C’è chi corre, chi pattina, chi gira in bicicletta, chi porta a spasso il cane, chi si fa portare a spasso dal cane, chi insegna ai bambini a pedalare senza le rotelle, chi ci si avventura lentamente, chi cammina a passo di marcia. Ci sono le mucche nei prati che osservano ruminando in silenzio; ci sono i girasole che si voltano curiosi, ci sono i ragazzini (e chi ragazzino non è più da un pezzo) che fanno volare gli aeroplani radiocomandati, ci sono i cavalieri in sella ai cavalli che scendono fino all’acqua in cerca di avventura.

Qualche settimana fa un ponte ha finalmente unito, in una zona cruciale, le due rive e questi sentieri sono diventati, improvvisamente, affollatissimi. Ieri, nel primo pomeriggio, ho incontrato lì un’amica per chiacchierare un po’ e fare quattro passi. Mi sono staccata a forza dal computer per un paio d’ore e ho portato  un riottoso  ginocchio in trasferta sul fiume.

Tra le due e le quattro c’era la stessa folla che si incontra in città il sabato pomeriggio. Si procedeva a gomitate, tra biciclette, guinzagli, passeggini e corridori. Quelli della sponda di destra percorrevano la ciclabile di sinistra. Quelli della sponda di sinistra passeggiavano sulla ciclabile di destra. Ho incontrato molte persone che conosco, cosa che, di solito, non mi capita: quando sono da sola, scelgo orari improbabili, infilo le cuffie dell’ipod e mi immergo nei miei pensieri.

“Sembra quasi che prima che ci fosse il ponte la gente non sapesse dove andare”, ha osservato un mio collega questa mattina. Già. A volte basta il sapore della novità e il bianco di un ponte nuovo nuovo per cambiare abitudini, di qua e di là dal fiume.

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8 commenti to “Di qua e di là dal fiume. Piccola storia di un ponte”

  1. Questo weekend dovrei tornare, andiamo? Mi hai ingolosito!

    • Certo! Domenica mattina o vuoi il bagno di folla?! E poi mi sa che ti serve una guida… Tra gli altri in giro ieri c’era una nostra comune conoscenza con la quale ho protestato: “ma insomma, mi siete passate davanti ben due volte e non vi siete accorte di me?!”. Il marito ha risposto di non prenderla sul personale, visto che non avevate visto neppure il ponte.

  2. Ponteficare serve proprio a questo, a uniire. 🙂

  3. descrizione suggestiva, molto…grazie…spero, un giorno, di passare dalle tue parti…

  4. ti aspetto. un letto per ospitarti c’è, il mare pure…oso dire: sei a posto…

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