Sdoppiamenti mattutini d’autunno

Stamattina c’era un grande  albero giallo che specchiava le sue foglie sulla superficie grigia e immobile del lago grande e ne accendeva uno spicchio d’acqua. Il sole cercava di farsi largo dal versante ad est e la montagna che illuminava  era un’unica macchia di gradazioni di marrone, rosso e oro, interrotta a tratti dal verde acceso delle piccole conche su cui si appoggiano i paesi arroccati. Davanti, verso la pianura, e di lato, ad ovest, si affollavano nuvole color acciaio.

Stamattina c’era il clima giusto per infilarsi le scarpe da ginnastica, la tuta e un kway e rifugiarsi per un paio di ore nel castagneto, a pestare foglie umide e ricci aperti e a sedersi su un masso di pietra simona davanti alle rive del lago piccolo, con un buon libro o i pensieri per compagnia.

Stamattina invece ci sono stati i rumori delle macchine e del metallo tagliato a fare da sottofondo a lunghe discussioni, a decisioni, a valutazioni, a progetti che avanzano. La testa era lì e ci si trovava benone. Però sapeva che l’anima era altrove, a zonzo lungo il fiume.

PS: Fuori di poesia, da lettura rapida dei giornali appena conclusa: col cavolo che andrò in pensione a 67 anni. A 67 anni anche la testa in mattine così sarà a zonzo lungo il fiume a braccetto con l’anima. Anzi, comincerà ad andarsene molto molto tempo prima. Piano B, senza remore. Bisogna pure sognare.

“Il vero rivoluzionario contemporaneo, quello che può seriamente far tremare l’establishment politico-economico, è oggi un consapevole, cocciuto, equilibrato individualista, che parte da sé, dal suo mondo, ci lavora sopra, fa di tutto per essere libero e consapevole come essere umano singolare. (Un individualista della volontà, sia chiaro, restando nel cuore un uomo sociale e in relazione). Non necessariamente compra ciò che gli si dice. Non necessariamente fa quel che dovrebbe. Usa gli strumenti come strumenti, non come fini. Costruisce una sua realtà, adatta a sé, efficiente, concreta. Così facendo, il singolo diventa eversivo.  Egli interrompe in qualche punto vitale le sinapsi del consumismo e dell’assenza di senso. Il suo comportamento è individuale, cioè mosso dalla responsabilità e dalla dignità del singolo essere, dall’orgoglio di non vedersi soggiacere alla massificazione, eppure ha effetti enormi sul sistema, il suo esempio è emblematico e vale più di mille teorie sociali o programmi politici. Con conseguenze imprevedibili. Dieci, cento, mille uomini così e il potere è spacciato.” Simone Perotti. Adesso basta.

10 commenti to “Sdoppiamenti mattutini d’autunno”

  1. Yessss ! Adoro il tuo p. s. ! E anche il brano di Perotti… mi sento meno sola

  2. Concordo in tutto e per tutto con Pattylafiacca!
    Buonanotte unarosaverde

  3. Stamattina finalmente qui è uscito il sole dopo otto giorni di pioggia intensa: è una giornata stupenda e la mia testa non ne vuole sapere di chinarsi sul lavoro, ma vagola alla ricerca di un posto tranquillo per rilassarsi. C’è un sentiero che comincia appena qui dietro il mio ufficio e che porta – attraverso un bosco di larici che ha il colore dell’oro – a un alpeggio ormai vuoto sino alla prossima estate, e di lì a dei piccoli laghetti in cui si specchiano i monti innevati. Ecco. La mia testa è lassù, ma il mio corpo è ancora improgionato qui tra queste quattro mura… e temo che a 67 anni implorerò che non mi mandino in pensione, perché con quello che mi daranno non riuscirò a comprarci il pane, altro che il companatico 😦

  4. dai, almeno sia te che espritfollet avete vicinissimi posti nei quali l’anima sta in pace: castagneti, boschi di larici,alpeggi……è tanto. finito il lavoro, in breve si può rientrare in una situazione a misura d’uomo. dove sto io, finito il lavoro mi aspetta un’ora di percorso per arrivare a casa, se prendessi i mezzi pubblici sarebbe un’ora e mezza, e casa è in un altro grigio quartiere di città. idem per arrivare al lavoro al mattino (l’altro ieri, un’ora e tre quarti). ….il piano B ha comunque tutta la mia approvazione 🙂

  5. che bello bello bello poter pensare di rifugiarsi in un castagneto e pestare foglie umide e ricci aperti…bello non solo pensarlo ma avere pure la possibilità di farlo… io lavoro qui, in questa villa barocca, sì stupenda ma attanagliata dall’umido e popolata da oche assassine che tentano di aggredirmi coi loro becchi da pescecane, ogni qualvolta mi è concesso tornare a casa…mi sa che devo aggiornare il mio ecosistema…

    • @patty e angela. Lo so, siamo un club, ormai!
      @esprit74: coraggio, perditi tra i larici e gli alpeggi, che il pensiero un poco aiuta a resistere.

      @animapunk. Quindi non devo dirti che ci metto meno di 15 minuti per arrivare in ufficio?! Hai ragione, vivere in un posto così aiuta. E’ vero che se si cerca qualche stimolo culturale serio si deve accendere il motore e farsi un’oretta di strada però in posti come quello in cui vivo la qualità della vita è molto buona. Sono solidale, ci sono passata per alcuni anni, all’ora e mezza per andare al lavoro. Ti uniamo al club del piano B per direttissima.

      @emmecarla. Oche assassine?! Ma dove lavori?!!! C’è un metodo: ti piace il paté?

  6. ecco, appunto! (compaio e ricompaio, ma non mollo). buona giornata!

  7. Gli uffici dove lavoro sono all’interno di una splendida villa di proprietà del comune. Da qualche tempo coabitiamo con una popolazione assatanata di oche geneticamente modificate. Hanno sì le piume ma loro pensano di avere le pinne degli squali. Detesto il patè, purtroppo, ma potrei non disdegnare l’anatra/oca all’arancia o alla brace 🙂

  8. Sono al piano F, ..fin che dura!!

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