Louisa May Alcott e l’ effetto placebo delegato

C’era una volta un tempo in cui certi libri li rileggevo fino allo sfinimento, fino ad impararmene interi brani a memoria senza neanche rendermene conto. E ieri, quando nei commenti del post è spuntato l’effetto placebo, ne è riaffiorato immediatamente uno, richiamato fuori dal pozzo da vaghissime attinenze.

“- Non credi che dovrebbe prendere qualcosa di più rinforzante del latte, Alec? Mi sentirò davvero piuttosto in ansia, se non prenderà un tonico di qualche genere – disse zia Plenty, occhieggiando con aria diffidente i nuovi rimedi, poichè aveva più fede nelle vecchie medicine che in tutte le tazze magiche e nei cuscini pieni di papaveri, che venivano dall’Oriente.

– Bene, signora, sono disposto ad ordinarle delle pillole, se credi sia meglio. E’ una medicina molto semplice e se ne possono prendere grandi quantità, senza paura. Tu sai che l’hascisch è estratto dalla canapa indiana? Bene, questo è un preparato a base di grano e di segale, molto usato nei tempi antichi, e che spero tornerà ad esserlo.

– Misericordia, che strane! – esclamò zia Plenty, esaminando con gli occhiali le pillole, con un’espressione di tale rispettoso interesse, che zio Alec quasi perse la sua gravità.”

E , per chi non sia mai stato tanto pratico di Eight Cousins, è il caso di aggiungere che le pillole erano state confezionate giusto qualche pagina prima.

“E si sarebbe meravigliata ancor più se l’avesse visto ridurre il pane in tante belle pillole scure, che egli raccolse in una scatoletta d’avorio da cui aveva tolto delle pastigliette.”

Annunci

12 Responses to “Louisa May Alcott e l’ effetto placebo delegato”

  1. dio mio, li ho consumati quei libri. tutti. ne ho conservato solo uno “piccole donne”, guarda caso!, che è stato il primo libro che la mia mamma mi ha regalato.
    grazie mi hai fatto ricordare storie di almeno trenta anni fa

    • Io li ho tenuti tutti e la copia di Piccole Donne non ha piu’ una pagina attaccata. Ero sicura che Jo fosse la creatura piu’ perfetta che si potesse desiderare di essere. Anche gli altri libri pero’ li rileggevo con ossessione. Adesso ho anche i testi originali, di titoli non tradotti da noi e sei mesi fa ho comprato una biografia dell’autrice. E’ ancora li’ che mi aspetta, ma mi servono almeno un paio di giorni quieti per godermela.

  2. Wow!!! quanti ricordi, quanti pomeriggi passati a divorare e divorare questi libri, subito dopo i compiti…io li ho letti tutti, ma proprio tutti. e “piccole donne” lo conosco proprio a memoria. Per non parlare dei film: tre versioni che rivedo sempre con piacere, soprattutto nel periodo di natale…adesso devo indottrinare mia figlia…la alcott non si può proprio perdere…

  3. …bisogna che mi faccia prestare una figlia…

  4. Non volevo entrare in tema Alcott perchè è uno dei miei tormentoni segreti e ne parlo solo con chi penso capisca (cioè nessuno), ma qui mi sento come dire sicura di essere tra gente che capisce e faccio outing: io Piccole Donne lo so praticamente a memoria. Da bambina lo rileggevo in media due volte l’anno, mentre solo da adulta, leggendo finalmente l’edizione integrale in inglese, ho scoperto il perchè di molti episodi e comportamenti inesplicabili nella versione accorciata italiana: era stata barbaramente tagliata, nonchè arbitrariamente divisa in Piccole Donne e Piccole Donne Crescono. Tuttavia, alcune cose resteranno per me sempre un mistero, prima tra tutte come fa Laurie, dopo un comprensibile amore giovanile per Jo, a sposarsi con quell’odiosa di Amy. Ma anche: cose ci trova Meg in John Brooke. E infine: ma cosa si sposa a fare Jo col professore, non stava meglio da sola?
    Una volta, chissà quando, ho fatto un posti su questa domanda: con chi vi identificate delle quattro sorelle March? Diciamo che io avrei tendenze alla Meg (i balli, i bei vestiti, gli ammiratori) ma anche forti tendenze alla Jo (la lettura e la scrittura) e qualche elemento Bethiano (la musica, i gatti). Diciamo che da bambina avrei scelto Meg (ma avrei rifiutato quel carciofo di Brooke) ma da adulta avrei scelto Jo (ma avrei rifiutato quell’orso del professore).

    • @arte. Due cose. La prima: la faccenda delle edizioni ridotte. Prima di scoprire che la nota “a cura di” significava che qualcuno aveva massacrato il testo originale (per toglierli cosa, poi, non ho mai capito) avevo spesso la sensazione di essere un poco ebete perché non capivo i passaggi e i riferimenti. Atrocità e inganno!

      Seconda cosa: scopriamo le carte, senza vergogna. A memoria, ma certo, ed edizione francese a 12 anni, in un giro a Parigi, e mi ero letta pure quella perché sai mai che saltassero fuori cose nuove. Anzi, adesso che ci penso, quasi quasi me la procuro in tedesco per le infinite vie del web: forse è la chiave che apre la porta. Jo,ovviamente, senza riserve, da subito per la passione per la parola e le dita sporche di inchiostro, e i vestiti che non sono mai a posto, a metà libro per la parte in cui cerca di correggere le cose del suo carattere che la fanno stare male, a fine libro per la saggezza di aver saputo distinguere tra infatuazione, amore, amicizia, desideri veri e lusinghe da sirene. Poi mi casca sul professore ma ho sempre pensato che loro due, la sera, avranno avuto sempre molte cose di cui parlare e tanta ammirazione reciproca. Ce n’era d’avanzo.

      Meg sceglie John perché, dopo i balli e i vestiti, sa che quello che le serve é una vita tranquilla, i figli, la quieta convenzionalità, un uomo buono e serio. Beth era troppo angelica per essere vera. Era un miraggio, un paragone irraggiungibile. Muore presto perché così il male della vita non la sciupa, non la spreca. Amy era il coraggio di osare, di prendersi la vita che voleva. E’ una brava ragazza che si permette di essere “cattiva”. Non concede questa libertà alla figlia, quando all’orizzonte si profila la minaccia di Dan. Peccato.

      Un personaggio che meritava un libro da protagonista ma che è rimasto in ombra: Nan, la ragazzina terribile di Piccoli Uomini che diventa medico. Medico. Mille mila anni fa. Altro che Signora del West.

      E con questo, mi sembra di aver fatto più che outing. La biografia della Alcott di Harriet Reisen me la tengo per Natale e Santo Stefano, anche perché Natale non è Natale senza regali.

  5. Assolutamente no, siamo normalissime.

Trackbacks

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: