Il solito tran tran

Sveglia all’alba stamattina, in una Berlino ancora buia, bagnata di pioggia, rischiarata qua e la’ dalle luci gialle dei lampioni e delle vetrine dei negozi. Passaggi sopraelevati di acciaio e cemento, rotaie dei treni che si intravedono sotto le pensiline, silenzi interrotti dallo sferragliare delle carrozze. L’aereoporto e’ gia’ vivo, coi suoi ritmi incomprensibili di carico e scarico, di aperture di gates che provocano piccole migrazioni davanti ai duty free, corse e brusche svolte, consultazioni nervose dei monitor.

Cosa si puo’ dire dopo tre giorni in una citta’ che non si era mai visitata prima, a cui si e’ andati incontro senza troppa preparazione, perche’ piu’ passa il tempo meno emerge l’ansia organizzativa per lasciare il posto alle scoperte tranquille? Mi piace, non mi piace, ci torno, non ci rimettero’ piu’ piede. Sono tutti giudizi avventati e riduttivi. Non si capisce l’anima di un luogo in poche ore di permanenza. E se pure sono mancati la voglia di giocare che mi prende ogni volta che atterro a Londra, o i progetti per la prossima volta a Parigi, lascio Berlino con la sensazione perplessa di non averla nemmeno sfiorata. Troppe contraddizioni, troppo il peso della storia, troppa la differenza tra l’antico e il nuovissimo, troppi i cantieri aperti. E anche se mi sono divertita ad ascoltare il concertino del mezzogiorno del Mighty Wulitzer, persa tra la collezione egizia, ritrovata sulle larghe vie che la attraversano, questa citta’ e’ sfuggita ad ogni mia catalogazione.

Le elaborazioni inconsce sobbolliranno nei giorni di questa settimana neonata, tra computer e muletti, riunioni e ospiti stranieri, i corsi di lingue e le mie solite cose, fino a venerdi, quando si concludera’ la quarantesima, e ultima, seduta di fisioterapia. Non tutto e’ stato ancora risolto ma adesso, finalmente, posso continuare da sola. E, fino al prossimo fine settimana, che si prospetta di una rassicurante mancanza di eventi, dal primo pomeriggio di oggi si riparte con il solito tran tran.

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9 commenti to “Il solito tran tran”

  1. Viva la fine della fisioterapia, allora! E Berlino, secondo me, è una città che, più di altre, richiede tempo per apprezzarla. A me è piaciuta dal primo istante, ma il suo fascino può essere tutt’altro che ovvio.

  2. Berlino era sempre rimasta al fondo della mia lista di citta’ da visitare, perche’ l’idea che ne avevo era di una citta’ fredda, moderna, tutta vetro e acciaio, mentre io amo le citta’ antiche, romantiche, fatte di viuzze strette e castelli o palazzi antichi. Poi ad un certo punto mi sono detta che era ora di scoprire se questa mia idea preconcetta era vera. Ne avevo sentito parlare da tanti amici in termini cosi’ positivi che mi era venuta voglia di andare a vedere con i miei occhi.
    Caso ha voluto che il giorno dopo aver prenotato i biglietti col mio solito enorme anticipo, abbia conosciuto quello che di li’ a poco sarebbe diventato il mio ragazzo e poi marito. Per fortuna lui a Berlino non ci era mai stato e ci voleva andare, per cui si e’ aggiunto senza problemi e il nostro primo viaggio assieme e’ stato proprio nella capitale tedesca, ben 8 giorni a capodanno, tra giornate soleggiate ma freddissime e altre piu’ tiepide e con la neve.
    In 8 giorni abbiamo avuto la sensazione di aver visto tanto ma non abbastanza, che Berlino come anche Londra o Parigi e’ una di quelle citta’ infinite, da vedere e rivedere. L’idea di citta’ fredda se n’e’ andata quasi subito (a parte per il tempo atmosferico), mi sono stupita piacevolmente di fronte a luoghi come il palazzo di Charlottenburg e quelli di Potsdam (allora qualcosa di piu’ vecchio del Novecento e’ rimasto!) ma anche alla incredibile porta di Ishtar del Pergamon Museum… Ma Berlino e’ soprattutto una citta’ che fa entrare sotto la pelle la storia del secolo scorso, con le sue testimonianze del nazismo prima e del periodo delle due Germanie dopo. I musei e i siti che raccontano di questi periodi ci hanno catturato completamente. Per non parlare delle architetture moderne che, e’ vero, sono fatte di vetro e acciaio ma coinvolgono e per due appassionati di fotografia offrono mille spunti visivi.
    Essendo andati in pieno inverno abbiamo potuto assaporare meno la vita per la strada, nei parchi etc, e infatti ci siamo ripromessi di tornarci in un periodo caldo per vedere l’altro lato della citta’. Insomma siamo tornati entusiasti.
    Buon solito tran tran e buona fine di fisioterapia! Il weekend privo di eventi in questo periodo piace un sacco anche a me!! 🙂

  3. Lasciare Berlino…un buon titolo per un film.Anche ” lasciare la fisioterapia” è un buon titolo per un nuovo inizio.Buona settimana

    • Scusate l’attesa: avevo qualche ora di sonno arretrato da recuperare…!
      @ilsonnambulo: in genere non bevo molto ma per venerdi ho già una bottiglia in fresca…
      @Sab: Berlino, posto del cuore! A me piace molto il modo in cui i tedeschi vivono all’aperto: i parchi, lo sport… questo lato si perde quando fa più freddo. Anche per me il ritorno sarà in primavera: domenica è uscito un pomeriggio di sereno e le cose hanno cambiato magicamente volto.
      @Silvia. Richiederà tempo, sicuramente. E maggior preparazione, la prossima volta.

  4. continuare da soli, che gran momento, che momento grande. che bello e che paura. forzaforza.

  5. Berlino è una città dove andrei a vivere domani.
    Perchè non si lascia mai conoscere del tutto, perchè è storia e presente, tanto verde, tante città in una, senza un centro. La città senza centro, venata d’acqua. Speriamo di tornarci presto.

    • @arte. Ma certo, perché non dovremmo riuscirci?! A Berlino e in altri posti ancora, nuove scoperte o vecchie conoscenze.
      (o meglio, perché non dovrei riuscirci almeno fino a quando avrò l’aeroporto di Orio a un’ora di distanza da casa?!)

  6. Ci sono stato due o tre volte a Berlino, e tutte le volte mi dava l’impressione di essere una città diversa.

    Complimenti per la fine della fisioterapia!

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