Quieti transiti di libri tra comodino e biblioteca

Downshiftingpercaso si interrogava venerdi in questo post sui meccanismi della pigrizia. Appartengo al gruppo dei contemplatori, non a quello delle api operose e vivo meglio quando ho meno cose da fare e più tempo libero. Mi è saltato un impegno previsto per il sabato: ho perciò deciso di staccare i contatti col mondo e affrontare la pigrizia. Ho cominciato venerdi, dopo la fisioterapia, ad occuparmi di tante piccole cose abbandonate qua e là. Ognuna non richiedeva che alcune decine di minuti ma, tutte insieme in fila ad aspettarmi, contribuivano ad aumentare il mio perenne caos.  Cellulare azzittito, Mac semispento. Qualche faccenda domestica – zero valore aggiunto ma per forza da fare – la preparazione del pesto per l’inverno tra effluvi di basilico, poche ore di studio qua e là, una lunga passeggiata sul fiume, sonni ininterrotti ed ecco che arrivo alla fine di questa domenica riposata, abbastanza soddisfatta e pronta a rituffarmi nelle mie piene giornate. Più di ogni cosa, ho avuto tempo per leggere, unica attività che non ha mai conosciuto la mia pigrizia.

E’ da qualche settimana che non scrivo più dei libri che leggo quindi oggi vi ammorbo, per compensazione. Ad agosto c’è stata la grande abbuffata, troppi per parlarne in dettaglio; ultimamente invece, mi sembrava che si fossero tutti affezionati al comodino e che lì si fossero incollati, in vario stadio di avanzamento di lettura, pessimo segno. Ho utilizzato i giorni di eremitaggio per smaltire le code almeno di quelli che devo restituire alla biblioteca altrimenti, se vado avanti così, mi tolgono l’accesso all’OPAC.

A proposito di biblioteche: il 10 settembre dell’anno scorso ho ricominciato, dopo anni, ad usufruirne. Prima compravo e basta, nuovi o usati che fossero. Quando ho iniziato a rivenderli ho pensato anche che fosse il caso di riequilibrare un poco il rapporto tra me e il venerato oggetto libro. Durante questi dodici mesi me ne sono portati a casa in prestito circa 200; tra questi, una decina mi hanno folgorato, e li ho comprati per poterli rileggere in futuro; me ne sono piaciuti molto una quarantina; alcuni  hanno aperto le porte ad altri libri e a piccole scoperte, per puro esercizio di serendipità. Ne ho iniziati senza finirli più di cinquanta e li ho restituiti senza sensi di colpa. Il resto è transitato senza lasciare grandi impressioni.

Il bilancio di questo ritorno al prestito bibliotecario è senz’altro positivo. Ho risparmiato soldi, dato che soffrivo di sindrome da acquisto libresco compulsivo: mi bastava un risvolto di copertina scritto bene e cadevo in trappola. Ho inoltre evitato di riempire un’altra volta gli scaffali a grande fatica svuotati e di ritrovarmi con i libri in triplice fila. A volte vorrei poter ricominciare da zero questo intricato rapporto con la “possessione” dei libri, per dirla alla Byatt e, invece di svuotare, partire con uno spazio vuoto limitato e dire a me stessa “mettici solo quelli che ti hanno lasciato veramente qualcosa, dietro le parole, le storie, i personaggi e le opinioni degli altri”. Quantifico il pensiero con valutazioni ingegneristiche: diciamo che mi basterebbero quattro librerie Billy da ottanta centimetri che potrebbero ridursi a due, se il numero di ebooks a disposizione  aumentasse.

Dalla recente analisi del mio comportamento in materia di letture, posso tranquillamente affermare che, fino ad ora, ho letto una montagna di sciocchezze e qualche cosa di buono. E’ vero che tutto fa brodo e che quando gioco a Trivial Pursuit me la cavo alla grande, grazie all’aneddotica acquisita per osmosi, però mettere il filtro del prestito bibliotecario mi ha permesso di eliminare perlomeno sprechi e rimpianti. Insomma, continuo a leggere per strade insensate e onnivore ma la recente legge sul prezzo del libro, che in altri tempi mi avrebbe indignato, l’ho lasciata correre senza turbamenti.

Quindi mercoledì restituirò in biblioteca:

– Etty Hillesum Lettere 1942-1943.  Quando leggo testi del genere mi chiedo perchè ci hanno messo trent’anni, dalla pubblicazione, ad arrivarmi tra le mani. Mea grandissima culpa: dove stavo guardando? Restituirò anche il Diario che non ho letto. Ho comprato entrambi, usati: aspetto che il postino me li consegni per la fine della settimana. Anna Frank, Primo Levi, Etty Hillesum, trilogia dell’orrore. Un’adolescente, un uomo, una donna. Tre modi completamente diversi per affrontare paura e dolore. Questi sono i tipici libri che aprono la porta ad altri libri, in primis alle biografie dell’autrice, che saranno tra le mie prossime letture.

– Vicki Mackenzie  La grotta nella neve. E’ la storia di una donna occidentale, Tenzin Palmo, che diventa monaca buddista e trascorre molti anni in completo isolamento. Il libro è scritto sanza infamia e sanza lodo. L’esperienza di vita descritta, per quanto peculiare e spirituale, è troppo lontana dal mio attuale modo di pensare per affascinarmi. Per quanto, spesso, mi capiti di chiudere le porte al mondo e di avere bisogno di lunghi silenzi e solitudine, credo che l’uomo sia un animale sociale e che le risposte alla condizione umana vadano cercate dentro di sè ma con il sé anche in rapporto  agli altri.

– M.C. Beaton  Agatha Raisin e la quiche letale. Questa autrice mi arriva diritta dagli ospiti del festivaletteratura di Mantova. Ho usato il suo libro come scudo e àncora, martedì nel tardo pomeriggio. Avevo bisogno di  un libro interessante, divertente e ben scritto ma semplice. Mi trovavo in una situazione in cui rischiavo di perdere il controllo dei nervi e lasciar traboccare la rabbia.  Sembra che da arrabbiati si dicano cose che non si pensano. Io non lo credo. Io, quando mi concedo di essere furiosa, dico cose che penso e lo trovo liberatorio, solo che mi spaventa molto quello che posso diventare e, dopo, mi ci vogliono giorni per ritrovare un equilibrio. Per quanto ne avessi voglia, non era né il luogo  né il momento per inondare la persona con cui avevo a che fare con tutto il rancore che provo. Quindi mi sono tenuta il cervello occupato con la strampalatissima Agatha, che invece fa sempre quello che le passa per la testa. La gente ha sicuramente pensato che il mio isolamento in un libro non fosse un comportamento consono all’evento  – ne ero consapevole anche io – ma questa improvvisata detective mi ha trascinato nel suo cottage delle Cotswolds e lì sono rimasta, anche per tutto il tempo in cui non leggevo ma  dovevo interagire. Penso che leggerò tutta la sterminata serie di sequel e sì, nei libri fortunatamente mi perdo con estrema facilità.

– Eddy Cattaneo Mondo via terra. Ho prenotato questo libro prima delle vacanze e l’ho ricevuto solo la settimana scorsa. Era molto conteso. La storia di questo ingegnere bergamasco quarantenne che si licenzia e parte per fare il giro del mondo senza usare aerei mi incuriosiva. Non l’ho finito. Dopo i primi capitoli la voce narrante ha cominciato a suonarmi fastidiosa. Sono andata a cercare, allora, per provare ad inquadrare quale fosse il motivo per cui non avevo voglia di girare le pagine, le descrizioni di luoghi che anche io ho visitato. Eccolo in Thailandia  a vedere cose che qualunque turista occidentale – la Thailandia è l’Asia for dummies – è in grado di raccontare. Il mercato del sesso a Bangkok, le donne giraffa, le isole da finto paradiso. Mi chiedo se uno che era padrone del proprio tempo e che si adattava ai mezzi di trasporto locali non avrebbe potuto fare di meglio. Mi suonano arroganti e superficiali alcune osservazioni. No, molto meglio la vespa di Bettinelli, il suo sguardo curioso e la sua capacità di fermarsi a lungo in un posto per conoscerne gli abitanti e capire. Rendo e farò felici quelli in attesa del proprio turno.

Nicole Müller Perchè questo è il brutto dell’amore. Particolare ed efficace la tecnica narrativa, fatta di un lungo elenco di brevi frasi che raccontano, non in ordine cronologico, la storia di un amore finito. Vicenda quanto mai deprimente. Io, che penso sempre che l’erba del giardino degli altri sia sempre più verde, poi cozzo contro queste storie in cui le dinamiche di un amore tra donne sono le stesse di quelle tra un uomo e una donna. Pochissime eccezioni: qualcosa, di molto ben scritto, di Jeannette Winterson o di Emma Donoghue, qualcosa di più commerciale di Sarah Waters, poche voci fuori dal coro, ancora un po’ acerbe ma su una buona strada, come quella di Federica Tuzi o di Cristiana Alicata. Altrimenti sono racconti di desolata, triste e disperata solitudine. Non ci credo che non si possa far spazio all’allegria di un lieto fine o ad un poco di serenità nei romanzi sull’amore omosessuale. Perlomeno negli USA ci sono le versioni lgbt degli Harmony, da noi solo il pallido tentativo delle Principesse. Io ho avuto molto bisogno di cioccolato, dopo Camere Separate: scrittura magnifica ma nessuna speranza di gioia.

Roberto Vacca Salvare il prossimo decennio. Ho un debito, nei confronti dell’ingegner Vacca. Nei momenti buissimi dell’università rileggevo ossessivamente “Come imparare più cose e vivere meglio” e altre sue opere: mi consolavo e ripartivo all’attacco dell’incomprensibile. La visione del mondo di questo professore è che, con la conoscenza, quella seria, che è alla portata di tutti, basta averne voglia, si possano risolvere tanti problemi. Condivido il pensiero. Quando leggo i suoi libri oscillo tra la considerazione che sono stufa delle sue prediche, scritte in perfetta paratassi, con un indice di leggibilità insuperabile,  e quella che ha decisamente ragione. Imparare costa fatica ma è una delle poche armi contro la superficialità. E come succede tutte le volte,  mi sono presa qualche appunto, ho seguito un paio di sentieri paralleli di approfondimento e mi sono procurata Il senso delle cose di Feynman.

Girolamo de Michele La scuola è di tutti e Sandro Bondi La cultura è libertà.  Anche a questi testi ci sono arrivata tramite altri libri. Il primo l’ho letto, il secondo consultato qua e là. Per adesso continuo a preferire Tullio De Mauro, sia per contenuto che per stile. Leggo spesso saggi sul sistema scolastico però resto sempre della mia superficiale e riduttiva idea, sia per esperienza di alunna, sia per breve esperienza di insegnante, sia per milieu che, se uno vuole studiare, un modo lo trova anche nel caos più completo. Certo, un sistema scolastico funzionante e ben gestito, visto che lo paghiamo, faciliterebbe le cose e lo si deve pretendere ma, a volte, ci si nasconde dietro il dito delle aule fatiscenti e affollate per nascondere sia la su citata pigrizia  di chi dovrebbe imparare sia  la mancanza di competenze di chi dovrebbe insegnare e gestire. Ogni riferimento al tunnel neutrinico è casuale.

Diego Giachetti Nessuno ci può giudicare. Ultimo della lista. Immersione nella storia del femminismo, che di recente è tornato in auge, tanto per leggere qualcosa su ciò che è stato mentre io ero all’asilo. Adesso sarebbe bello capire come riprendere il discorso in modo efficace dopo trent’anni di interruzione.  Nonostante stia seguendo con attenzione i lavori di organizzazione del Fem Blog Camp, continuo infatti ad avere montagne di dubbi e perplessità. Intanto ci studio su.

21 commenti to “Quieti transiti di libri tra comodino e biblioteca”

  1. il diario di Etty Hillesum mi venne regalato da un amico prete. ho molto adorato questa lettura.

  2. Quando leggo post come questo mi faccio prendere dallo sconforto: non ce la posso fare a liberarmi della “possessione libresca” 😦

    Saranno 10 anni che non prendo libri a prestito in una biblioteca… facciamo pure 25 se non si conta la biblioteca universitaria.

  3. Io sono 3 anni che mi sono fatta la tessera della biblioteca, all’inizio l’ho usata spesso, poi ho perso l’abitudine. Mi piacerebbe ricominciare ma al momento ho almeno 6 libri sul comodino (comprati di recente prima della fine dei mega sconti) e preferisco leggere quelli. Una volta finiti torno in biblioteca! 🙂
    Tra i libri che elenchi ho letto Mondo via terra, a me era piaciuta la parte sull’Africa, continente che non conosco affatto. Mi sembrava che avesse descritto bene le sue sensazioni a contatto con la gente e con gli ambienti “smisurati” di quei paesi. Gli altri continenti secondo me li ha passati via troppo velocemente (nel libro).
    Degli altri me ne sono segnato qualcuno. Grazie!

    • @Sab. Grazie. Ho ancora tempo per riprenderlo in mano e leggere la parte africana

      @espritfollet. Non e’ obbligatorio! Prima la pensavo come te, adesso ho cambiato idea su alcuni punti. Va bene tutto, basta leggere!

      • Beh oddio la parte africana e’ la prima (sicura di non averla letta?) ed e’ anche bella lunga, piu’ di meta’ libro! Infatti mentre leggevo, pensavo “ma se ha usato piu’ di mezzo libro per i primi 9 mesi del viaggio, gli altri 2 anni come li ha fatti a raccontare nella restante parte del libro???” Infatti ha saltato intere nazioni liquidandole in 2 frasi.

  4. Mamma mia quando ti leggo mi sento una caprona ignorante !E pensare che di tutte le mie conoscenze io sono tra quelle che legge di più….mi inchino di fronte a tanto sapere (e non fare l’umile!!!).Negli anni la mia capacità di concentrarmi ed entrare nel libro è venuta un po ‘a mancare: la tv accesa, la radio, voci fuori dalla finestra, rumori di dubbia provenienza contribuiscono a farmi subito sconcentrare…….cacchio, l’età…… Mi hai stroncato Mondiviaterra che ho prenotato appunto in biblioteca …!per quanto mi riguarda uso la biblio per i romanzi o roba di cui non sono convinta mentre per saggi, manuali e roba su interior design compro compro compro (magari le edizioni economiche)! Condivido il fatto che col mio nuovo e-book ho ben poco da scaricare se intendo risparmiare: cambierà dici?

    • Ciao pattylafiacca! Aspetta: non e’ piaciuto a me ma ad altri si. E’ il bello dei libri, questa soggettivita’ di gusti e disgusti. Anzi, quando lo hai finito, fammi sapere il tuo parere.

      Io leggo tanto e da sempre ma quantita’ e qualita’ non sono sinonimi. Per esempio le Lettere della Hillesum mi hanno fatto pensare e lo faranno anche in futuro. Il resto si, lieta di averlo letto, ma non lascia grandi impronte, solo qualche puacevole ora. Credo ci sia una differenza tra un libro di evasione e la “letteratura”: senza niente togliere alla prima categoria, di cui sono accanita consumatrice, i libri che salvarei se dovessi scegliere, la maggior parte delle volte non rientrano in questa.

    • Io sono sempre stata capace di immergermi in un libro, se mi piace non c’e’ niente che mi possa distrarre. Giusto la musica “unz unz” mi da’ fastidio. Ricordo che da ragazzina i miei a volte di pomeriggio uscivano lasciandomi dei compiti da fare tipo “stendi il bucato quando e’ finita la lavatrice” e io rispondevo “si” senza alzare gli occhi dal libro, e poi al loro ritorno non avevo fatto nulla di quanto chiesto perche’ non avevo minimamente ascoltato. Una parte del mio cervello aveva elaborato la risposta adatta ma il resto era rimasto saldamente nella storia che leggevo, e della richiesta dei miei non era rimasta traccia 😛
      Io amo leggere per evasione, i romanzi senza lieto fine non mi piacciono. Se si tratta di saggi, biografie o altro allora ovviamente no, ma se si parla di storie inventate non vedo perche’ mi devo andare a rattristare visto che gia’ la vita reale e’ tanto deprimente a volte. 🙂

      • @Sab: stiamo parlando dello stesso libro? Qui lui mi parte subito per la Russia, continua con l’Est, approda in Sud America e chiude in Africa. Non è che gli abbia lasciato fare molta strada: dopo la Russia sono andata in Thailandia e poi ho deciso che l’infilata di “ho visto questo, questo , questo” non mi piaceva un granché. Preferisco i libri di viaggio con rielaborazioni più personali dell’esperienza. In quanto all’immersione nelle pagine, ricordo episodi simili al tuo. Mi seccava moltissimo inoltre essere interrotta e spesso la mia mente rimaneva nelle pagine anche quando ero a scuola. Smaniavo per ricominciare la lettura.
        Un mio caro amico sottoscriverebbe in pieno l’ultima parte del tuo commento: dice le stesse cose. E su questo litighiamo furiosamente! Infatti io sostengo che ci siano i tempi per la lettura per evasione e quelli per la lettura che ci aiuti a crescere, a venire a contatto con i pensieri degli altri (con i ritmi della scrittura che sono diversi da quelli della comunicazione orale), a imparare. Per me sono importanti entrambi. Lui non è d’accordo, nello stesso modo in cui non sono d’accordo io quando parlo con persone che non leggono mai letteratura d’evasione per principio. Su di me funziona la formula ibrida. Non è importante che ci sia sempre il lieto fine però mi turba quando non c’è mai e, visto che già la vita è difficile, almeno nei libri, mi dico, qualche sprazzo di gioia lo si potrebbe lasciar entrare!

  5. Secondo me il Diario di Etty è ancora più bello delle lettere.
    Comunque, lei è immensa.

    Sull’amore tra donne, hai ragione: il panorama letterario è deprimente. Io ricordo che lessi “Lettere a Marina“ di Dacia Maraini e stavo per spararmi. Ma almeno è ben scritto. Come benissimo scritto, e splendido sotto ogni punto di vista, è “Il bacio della Medusa“ di Melania Mazzucco, ma forse l‘avrai letto. Riflettendoci, l’unico romanzo lesbico a lieto fine che io ricordi è “Carol” di Patricia Highsmith, scrittrice grandissima, secondo me poco conosciuta in Italia: “Carol“ però dovrebbe essere tradotto.

    • @arte64. Non vedo l’ora di leggerlo. Ho restituito la copia della biblioteca perchè, dopo le Lettere, ho capito che in questo caso avevo bisogno di un libro che fosse mio. Grazie per le altre due segnalazioni. Si, c’è un’edizione Bompiani ormai fuori catalogo. La Highsmith in Italia è relegata all’ambito del libro giallo, riduttivo, nel suo caso.

  6. Ho preso appunti…Dopo “il libro tibetano dei morti” e ” uomini che odiano le donne” prenderò in considerazione i tuoi utili suggerimenti:-)

  7. Sul libro di Eddy Cattaneo: oddio mi sono sbagliataaaaaa!! Scusa!!! L’ultimo libro di viaggi che ho letto, “I viaggi di Jupiter” era quello a cui facevo riferimento. Quello in cui il pazzo autore negli anni 70 ha fatto il giro del mondo in moto in 4 anni, ed e’ partito dall’Africa. Bello fino a meta’, poi pero’ non mi ha piu’ entusiasmato, come dicevo. Quello di Cattaneo… non mi ricordo che impressione mi aveva fatto 😛 Questo e’ sicuramente indicativo…

  8. Riguardo questo: “io sostengo che ci siano i tempi per la lettura per evasione e quelli per la lettura che ci aiuti a crescere, a venire a contatto con i pensieri degli altri (con i ritmi della scrittura che sono diversi da quelli della comunicazione orale), a imparare.” Sono d’accordo ma per fare questo leggo saggi e storie vere. I romanzi sono storie inventate e almeno quelle le voglio a lieto fine. Questione di gusti (infatti ad esempio nonostante sia laureata in lingua e letteratura giapponese, dopo aver letto qualche romanzo moderno di autori nipponici ho smesso, per non spararmi dopo la lettura!!!! Troppo deprimenti…

    • Ciao Sab. Leggero’ Jupiter allora.
      Io includo tra quello che mi puace leggere anche romanzi non a lieto fine. Certo pero’ che i giapponesi moderni… Aaargh! Gia’ la Yoshimoto mi mette a dura prova. Murakami non ho ancora avuto il coraggio…

  9. Trovo Stieg Larsson di una noia mortale.

    • Qui qualunque considerazione critica era andata a farsi benedire: davanti alla Salander mi si era risvegliata l’anima geek. Borderline, del tutto irreale ma cosi’ smanettona che avevo ricominciato a leggere di crittografia!

  10. la thailandia è l’asia for dummies… tu sei un genio assoluto.

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