Conversazioni tra bambini dal parrucchiere. Ragnatele e stagnole

La settimana scorsa, tra lavoro, fisioterapia e già cronica carenza di sonno, saltarono fuori, per raggiunti limiti di tolleranza, anche un paio d’ore per la periodica “spuntatina”. Entrai nel negozio del solito parrucchiere immersa nei miei pensieri. Sprofondata nel divanetto, dopo qualche minuto, misi a fuoco l’ambiente. Mi parve ci fosse una nota stonata. Resistendo all’impulso di uscire a leggere l’insegna per vedere se, sai mai, avessi sbagliato porta, mi dissi che l’uomo con le forbici in mano era sempre lo stesso quindi il luogo doveva per forza essere quello giusto. Poi capii cosa c’era di diverso dal solito: niente sciure a fare la piega, niente ragazze col colore in posa. L’altezza della clientela iniziava dalla mia vita in giù. Tempo di rientro a scuola e di tagli di frange.

Un bambino di sei anni se ne stava seduto fermissimo su una poltrona, quasi senza respirare, i capelli già rasati, mentre il parrucchiere si accaniva con un rasoio sopra il suo orecchio sinistro. Il fratello, di poco più grande, lo fissava dalla sedia accanto, che faceva girare in mezzi cerchi. Andata, ritorno, andata. “Ho deciso. Voglio la cresta colorata” disse bloccandosi a metà strada e dondolando le gambe. Il parrucchiere, che appartiene alla specie degli uomini placidi e sintetici, intercettò sullo specchio lo sguardo della madre dei due, di ritorno dal lavaggio e ora ferma alle loro spalle: “Potremmo fare dei giochi di luce. Con stagnole o a mano libera”, consigliò con voce monocorde, poi tornò ad occuparsi del cliente più piccolo. La donna disse al figlio: “Decidi tu: la testa è la tua” e si mise a discutere con il parrucchiere di cosa fare delle proprie, di chiome.

Il bambino più grande scivolò pensieroso giù dalla sedia e intercettò il padre, in quel momento seduto sul divanetto col sedere appoggiato solo per metà. Impaziente, si era guardato intorno, aveva trascorso cinque minuti a muovere la gamba sinistra in un ritmico movimento nervoso, si era fatto un giro fuori, era rientrato, si era riseduto almeno due volte da quando ero arrivata. “Papà? Papà? I giochi di luce è meglio farli con la stagnola o a mano libera?” gli domandò serissimo il figlio. “Anzi, prima di tutto. Cosa è la stagnola e cosa vuol dire a mano libera?”. Il viso del padre assunse un’espressione perplessa. Concordai mentalmente con lui che la domanda, per i non addetti, non era certo delle più facili. Ci pensò un momento poi rispose : “La stagnola è la stagnola. A mano libera significa che li fanno a mano”. Il figlio si rese conto che non avrebbe ricevuto lumi da questo lato della famiglia: lo guardò negli occhi poi decise “Ho capito. A mano libera significa che usano tipo il pennarello” e se ne tornò sulla sua sedia girevole.

Il fratellino, nel frattempo, era stato liberato da mantella e costrizioni e si rimirava allo specchio, la faccia voltata a novanta gradi, le pupille infilate nell’estremo dell’angolo sinistro degli occhi. Una struttura geometrica, che poteva essere qualunque cosa, dall’impronta di un pneumatico alla cavea di un teatro antico, iniziava appena sopra il lobo e si espandeva in semicerchi simmetrici fino a metà della testa. “Sono l’Uomo Ragno.” – mormorò rilassandosi mentre un sorriso soddisfatto gli compariva alle labbra. “Mamma, guarda: sono l’Uomo Ragno!”. E si avvicinò saltellando alla madre, la testa sempre voltata, lungo la fila di specchi alle pareti. “Tanti la colorano di blu o di rosso” – mi informò la ragazza addetta al lavaggio che aveva visto il mio sguardo perplesso. “Ah! – risposi poco convinta . Non sono aggiornata sui trend della moda dei ragazzini, non mi ero accorta che l’epoca del codino sta sparendo per far largo a quella dell’espressione artistica del cranio. D’altronde la popolazione maschile che frequento io appartiene alla fascia d’età maggiormente impegnata nell’impari battaglia con gli spiazzi che si aprono al centro della testa e mi sono fatta una cultura indiretta di trapianti, riporti e rasature da marines.

In un’altra poltrona se ne stava seduta una bambina, dai lunghissimi capelli biondi, impegnata a farsi fare treccine alternate ad innesti di sottili liane di tessuto colorate. “Non si usa più il frisé?” avrei voluto chiedere mentre mi passavano per la testa immagini non troppo recenti di capigliature mosse e fiere da piccole leonesse. Poi decisi di lasciar perdere e di dedicarmi ad un pisolino ad occhi aperti, una volta sicura che la lunghezza della spuntatina fosse condivisa tra me e il padrone delle forbici. Ne riemersi una mezz’ora dopo quando un giovanissimo e felice cacatua, con una cresta rossa e gialla su sfondo bruno, dipinta di sicuro a mano libera, passo’ saltellando dietro la mia poltrona.

17 commenti to “Conversazioni tra bambini dal parrucchiere. Ragnatele e stagnole”

  1. Mia madre, parrucchiera ormai in pensione, quando tagliava i capelli ai bambini aveva solo un obiettivo….riuscire a farli stare fermi. Per il resto all’epoca c’era molta meno creatività.
    Quanto a me appartengo alla fascia d’età della popolazione di cui parlavi tra le righe…. sigh!

  2. Ah Ah Ah Ah !!! sei proprio riuscita a farmi ridere oggi!!!

  3. Per dirti quanto sono “giurassica” io: una decina d’anni fa restai basita vedendo dal parrucchiere un tizio sui 15-16 anni, accompagnato dalla mamma, che si stava facendo fare delle ciocche rosso fuoco.
    Il motivo del mio “basimento” (o come cavolo si dice) è che la madre interveniva direttamente nel lavoro consigliando al parrucchiere dove stessero meglio le ciocche colorate.

    Questo perchè mi è venuto in mente un episodio di quando alle superiori c’ero io: un mio amico, di due anni più giovane di me, si fece fare (senza dir nulla ai genitori) una singola ciocca blu (che, devo dire, non gli stava nemmeno male con i capelli biondi che aveva).
    La mattina dopo, quando si svegliò, la ciocca non c’era più: il padre durante la notte si era avvicinato di soppiatto armato di forbici e aveva tolto il “motivo della vergogna”…

    Insomma: da un’esagerazione all’altra!!!

  4. Dal parrucchiere con la mia bimba, è quello che mi aspetta domani pomeriggio. Classico appuntamento prima dell’inizio della scuola, per domare una chioma già di per sé ribelle e sconvolta ulteriormente dal sole e dal mare. Lei ha già deciso, nessun taglio scalato, “non è alla moda”. Ma come dovrà essere la nuova chioma “trendy” non è dato saperlo… Ma la cosa che mi atterisce di più, riguardo al tema “peluria”, è una specifica e recente fissazione di mia figlia: la ceretta. A otto anni e mezzo, la ceretta? Giammai, le ho detto. E lei serafica: “Ma non mi piace far vedere i peli sulle gambe quando mi metto il costume!!!”. “Vabbè, te ne farai una ragione, ne riparliamo fra un decennio!” Certe volte però ho la tentazione di sottoporre una porzione minima della sua gamba a questa tortura appiccicaticcia e “strappalacrime”. E poi vediamo se non decide di tenersi i peli fino alla laurea!!!!

    • @ilgattosyl: a febbraio dell’anno scorso mi è capitato di pranzare con uno tipo che lavora in una clinica che fa implantologia. E’ stato illuminante.

      @emmecarla: vai di sadico. Falla cominciare dalle sopracciglia e dille che sono il male minore. Dieci ad uno che posticipi la faccenda dopo i quattordici (adesso hanno i peli a otto anni e mezzo?!). Però consolati: conosco uno che fa fare alla figlia tredicenne la depilazione laser alle gambe. Sembra che la ragazzina altrimenti non sarebbe più uscita di casa.

      @Shunrei: drastiche misure. Adesso che è grande si è preso la rivincita e gira coi capelli lilla?

      @Chiara e PS: è stata la prima volta che mi sono divertita mentre ero dal parrucchiere

  5. Ommioddio ma davvero sono arrivati a questi livelli i ragazzini di oggi? Io mi sento tanto vecchia!!!

    @ Emmecarla: ma a otto anni e mezzo, davvero tua figlia ha gia’ i peli sulle gambe? Comunque non sottovalutare troppo la cosa, io in prima media (11 anni) ho iniziato a levarmi con la pinzetta i baffetti e le sopracciglia perche’ ero un vero orso! E non avevo ancora avuto la prima mestruazione, quella e’ stata a 12 anni. Se guardo le foto di quando ne avevo 10 mi vergogno, e dico a mia mamma: ma non ti era venuto in mente di levarmi quei baffetti???? Mi prendevano in giro tutti i compagni di scuola!! Credo di esserne rimasta traumatizzata, tanto che ora do’ la caccia ai peletti piu’ invisibili! 😛

  6. Io che di capelli ne ho quanti il numero dei panda nel mondo, ho escluso definitivamente il parrucchiere dalla mia vita. ma dopo il taglio alla Nick Kamen, tutto il resto per me , è stato più nulla.I frisee li odio come i broccoli bianchi lessi!

    • Che gran fico Nick Kamen…chissà che fine ha fatto…. magari è stempiato pure lui

        • @ilsonnambulo…dai, è stata solo una meteora 😉 E i broccoli bianchi sono buonissimi!

          @arte…la solita faccenda del pane e dei denti: a me la permanente durava tre giorni eppure per un certo periodo mi ci ero intestardita. Il parrucchiere stesso ne aveva fatto una questione personale.

          @esercizi di pensiero, maaleesh, esprit74follet: finché si resta nella dimensione del gioco qualche piccola pazzia è lecita, secondo me, poi forse bisognerebbe chiedersi se non ci siano altre motivazioni o poco carattere dietro determinate richieste. Comunque la prossima volta che penserò di aver avuto una educazione vecchio stile, mi ricorderò degli interventi punitivi notturni con la forbice.

  7. Io ho un’amica e tre cugini parrucchieri (e pensa che non vado mai…) che mi raccontano episodi simili. La figlia di una delle cugine, sapendo le opinioni materne in materia, ha ben pensato di entrare in negozio (svantaggi dell’avere il negozio sotto casa con porta comunicante!) la sera tardi e si e’ rasata mezza testa… non vi sto a dire le reazioni!

  8. Azz! quanto sono vecchia 😦
    Quando ero bambina io andava già bene se i capelli non te li tagliava la mamma con la scodella :S
    E i peli sulle gambe mi sono venuti DOPO le mestruazioni, verso i 13 anni…

  9. io quando vedo un bambino -sarà deformazione professionale- ma non riesco a non giocare ad immaginare l’adulto che sarà, e quando leggo queste cose mi prende un po’ lo sconforto…. lo so che non va bene, ma chevvuoi….

  10. Mia figlia, che ha bellissimi capelli scuri e ondulati, sogna la piastra elettrica. La sua amica, che li ha biondi e lisci come spaghetti, vorrebbe avere riccioli bruni. In compenso, l’amichetto di mia figlia ha una bellissima chioma blu elettrica.

  11. @Sab: in effetti i peli più evidenti sono i baffetti. ma, vai a sapere perchè, si è fissata con quelli sulle gambe. Io TREMO all’idea dell’adolescenza…se questo è l’inizio!…

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