Il giorno del decluttering: la prima fase e la gestione del dissenso

Comincio col dirvi che anche L. e R. del blog Downshifting per caso, facendo eco a Laura di minimo blog, hanno proposto la loro personale piccola sfida: liberarsi di un oggetto al giorno per tutto il mese di settembre.  A questo punto direi che per i blog di minimalisti.net settembre è stato eletto il mese della pulizia: altro che la primavera!

Veniamo alle mie cose. Oggi, come deciso, è toccato al garage, ultimo baluardo della casa a non avere ancora subito la prima fase della pulizia, cioè quella che per me consiste nel buttar per aria tutto, cestinare le cose che si è certissimi che non serviranno più, fare un minimo d’ordine e preparare le stanze alle fasi successive. Nelle mie intenzioni queste successive campagne di mantenimento saranno meno pesanti dal punto di vista fisico, dato che né i mobili né gli oggetti pesanti si dovrebbero spostare più e le attività di pulizia consisteranno in un affinamento continuo e progressivo del diminuire le cose , fatto che dovrebbe portare, nell’arco dei prossimi due o tre anni, all’eliminazione pressoché completa di ciò che considero inutile. E possibilmente anche all’interiorizzazione definitiva che non è il caso di svuotare lo spazio per far posto ad altre cose nuove: sono a buon punto anche con questo ragionamento ma non metterei la mano sul fuoco su me stessa. Le abitudini apprese in 38 anni di vita non sono facilissime da modificare.

Alle 8.30 sono quindi iniziati i lavori: io e il mio recalcitrante padre – senza il quale non avrei potuto far molto dato che non sono in grado, da sola, di spostare armadietti – siamo andati all’attacco di un garage nemmeno troppo incasinato, a dire il vero. Il solaio, che è diventato il mio termine di paragone, era seimila volte peggio: 200 mq di accumulo di cinquant’anni di oggetti e 5 settimane per venirne a capo.

 Le foto del prima non rendono molto l’idea della quantità di  materiale, pur trasmettendo quella del disordine: avevo un  obiettivo  sbagliato sulla macchina e nessuna intenzione di rifare le  scale per  cambiarlo.

 La foto in alto a sinistra è la parete di fronte alla serranda (che ci fa  un  vecchio casco? semplice, prozia parrucchiera…). La seconda a  lato  è un particolare di una parete laterale angolo nord, la terza  della  stessa parete angolo sud, la quarta, qui a destra, mostra –   molto male direi – gli  oggetti allineati lungo l’altro lato.

  Le prime ore di lavoro, la mattina, sono sempre quelle che rendono  di più. Nonostante le proteste – cosa è che vuoi fare? vuoi spostare  anche questo? quello lo lascì lì per cortesia che è roba mia! –  un’ora  dopo il garage era quasi del tutto svuotato e il portico adiacente, di  conseguenza, riempito. Questa volta, visto che la stanza non era  grande, ho preferito l’attacco frontale: fuori tutto e poi si riporta dentro in ordine.

   Il garage, a differenza del resto della casa, è territorio di mio padre. Non è molto  corretto metterci le mani ma, d’altronde, non si può andare avanti a lasciare che  l’entropia  del disordine, come la chiama un amico, la faccia da padrona.

 Le rimostranze del mio genitore erano  perfettamente   ragionevoli. I miei obiettivi  però poco trattabili!

 L’ultima argomentazione con la quale di  solito la spunto è piuttosto crudele ma  innegabile. Gli ricordo che, a settant’anni  suonati, non si può aspettare che questo  genere di imprese diventi più facile, per lui,  con il passare del tempo. Per me tanto meno. Io non posso far da sola, per determinate cose, e non voglio affidarmi all’aiuto di estranei. La roba è mia e ci metto le mani io: voglio il tempo per decidere cosa tenere e cosa no, voglio la malinconia dei ricordi che mi suscitano alcuni oggetti e voglio riguadagnare il controllo su di loro.

Gli ripeto che io  non ho molto tempo libero, a causa del mio lavoro, e quello che ho preferisco impegnarlo in letture, studio, viaggi, sport, pisolini. Mi piace l’ordine ma non ho mai provato il minimo barlume di soddisfazione personale nelle faccende domestiche. Sono, per me,  una cosa da fare per rendere vivibile lo spazio in cui abito ma sono convinta che non mi diano “valore aggiunto”, tanto per dirla con l’aziendalese. Non ho tempo di correre dietro alle cose: questa faccenda del decluttering pesante era tra le  mie urgenze  proprio perchè la sento come un’esigenza personale ma non voglio che mi rubi ulteriore tempo. Anzi, liberarsi anche solo in parte dalla schiavitù delle cose significa liberare tempo, altrimenti che senso avrebbe?

  E così siamo arrivati alla fase in cui, mentre dava una mano di tempera sulle pareti  grezze, mi sono presa una pausa per infornare lasagne e crostata. Come dite? E’    gioco sporco? Vero, anche la crostata fa parte della gestione del dissenso!

     

Mentre svuotavo la stanza mi ero fatta un’idea di come avrei dovuto ricollocare gli oggetti: mentre la tempera asciugava abbiamo spostato gli armadietti e le scaffalature. Dopo pranzo è iniziata la parte più difficile: la selezione. Si tiene, si butta, ci si pensa ancora un po’.

Tutte le volte che mi sono trovata immersa nel decluttering ci sono passata: mi ritrovo in un punto in cui sono a metà dell’opera, mi guardo intorno, la stanchezza comincia  a farsi sentire e mi viene voglia di avere a portata di mano un lanciafiamme. Far fuori tutto e fine, problema risolto. Ho imparato a gestire questa sensazione procedendo piano piano: con il passare dei quarti d’ora, da una situazione di stallo, lentamente si passa il guado. Quando ci ritrova verso la fine, oltre ad avere le ossa rotte, subentra una sensazione di autocompiacimento e di liberazione che compensano lo sforzo.

Alle 17.00 il grosso era stato fatto: il portico completamente svuotato, il garage ri-riempito, i sacchi delle cose da buttare senza alcun dubbio nel baule dell’auto pronti per l’area ecologica. Non sono molto soddisfatta del risultato: altre stanze mi sono venute meglio e si poteva fare di più. Il problema è che, come dicevo sopra, questo è il sancta sanctorum di mio padre e i prossimi passi di selezione se li deve smazzare lui. Lo scaffale grigio sulla sinistra, per parlarci chiaro, è rimasto tale e quale, anche se è sparito il caos intorno.  E’ il famoso regno della brugola, il luogo in cui gli uomini accatastano senza ritegno punte da trapano, cacciavite, chiodi, viti, martelli, pialle, diluenti, seghetti e via così. Impossibile metterci le mani anche se sono sicura che avrei potuto ridurre gli ingombri di cassette e cassettine varie della metà solo riordinando le cose  per categoria merceologica.

Comunque, la fase di primo decluttering l’ho depennata dalla mia lista e con questo si chiude il primo ciclo. Nelle prossime settimane torno alle mie digitalizzazioni, che sono ferme dalla primavera, e che vorrei completare per dicembre. Vedremo come va. Dato che settembre, oltre che mese del decluttering, è anche il mese in cui ricominciano i miei corsi e corsettini, domani volto pagina e mi occupo di altro. Buona serata a tutti: io sono ko e non avrò problemi a farmi un lungo sonno. Ah, già! Le foto del dopo…nella parete di fronte alla saracinesca armadietti in bella fila, parete di destra libera per le biciclette e per i contenitori della raccolta differenziata, parete di sinistra con gli scaffali in fila e il resto a seguire, che necessita di un ripasso, dopo la prima purga. Perlomeno adesso dall’automobile si esce senza contorsionismi.

  

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27 Responses to “Il giorno del decluttering: la prima fase e la gestione del dissenso”

  1. cosa ha detto il papà alla fine? immagino la sua faccia…

  2. Ottimo lavoro ma ti prego non toccare l’angolo della brugola o vedrai un uomo soffrire in silenzio…Ciao

    • @pintles: non ha detto molto. Era troppo stanco 😉
      @ilsonnambulo: le brugole sono sacre, ho dei ritegni anche io…

      • ripenso all’angolo della brugola di mio nonno materno. è ancora intatto nonostante ormai non ci vede e non ci sente più, si muove poco.
        la cosa incredibile è che le sue cataste di legna, nel garage, erano sempre per fet te, ben studiate e ben posizionate. ma credo che sia questione anche di testa: come tagliava sottile lui il cavolo capuccio, con precisione millimetrica perché fosse tagliato tutto uguale, nessuno mai.
        si vede che io ho preso quasi tutto dalla famiglia paterna 😦
        però! però oggi ho spostato la location delle lettiere (in attesa che l’uomo si porti via le sue cose ed io possa liberare lo sgabuzzino), sempre in salotto ma nell’angolo sotto la finestra e quindi un po’ meno ingombranti.
        spero che in un anno io sia riuscita a sistemarmi. a mia discolpa c’è anche la questione della faccenda aiazzone, mobili e prestito.
        (swish swish swiwiwiwish arrampicatura sugli specchi)

  3. Cavolo che brava… io sono pigrissima e mi sento male anche solo all’idea di sistemare il “cassetto della misericordia”… tra l’altro il mio non e’ un cassetto piccolino, e’ lungo 140 cm perche’ e’ un cassetto del como’ in camera! Anche se a dire il vero ne ho pure uno in cucina e uno in ingresso e anche uno in sala!! In realta’ ho altre cose per la testa ora, le foto e i diari di viaggio prima di tutto, e quelle mi portano via tutto il weekend. La settimana scorsa sono stata davanti al pc sabato e domenica dalla mattina alla sera, ieri idem, oggi probabilmente andra’ uguale. L’ordine in casa mi sa che lo faro’ al momento del trasloco, che si spera sara’ in primavera… 🙂

    • Ciao Sab…con il trasloco in vista non vedo perché fare il lavoro due volte…non ti invidio…non saprei da che parte cominciare.
      Ecco, invece foto e diari di viaggio li ho solo iniziati: in una scala da uno a dieci sono a 0,5 per capirci. Ho cominciato con l’organizzazione di iPhoto ma ho anche circa duemila fotografie, da fotocamera tradizionale, da passare allo scanner e nessuna ha data e luogo: devo fare lavoro di catalogazione. Tra il garage e questo non saprei quale scegliere in termini di piacere! I risultati però valgono la pena.

  4. Sì, sì, concordo, quando non si riesce ad andare né avanti nè indietro la cosa migliore è mettere ordine intorno, all’esterno di noi: cantine, ripostigli, cassetti, armadi, librerie, così si comincia a fare posto per i nuovi programmi operativi anche dentro. Qualche anno fa sono finalmente riuscita a svuotare, ripulire, selezionare, buttare via, scaffalare e riordinare la cantina che fu dei miei nonni paterni: scoperte storiche, apparenza di orientabilità quando si entra, nonostante le dimensioni minime, E sono riuscita a stiparci, in attesa di catalogazione, la maggior parte degli archivi paterni e materni. So’ soddisfazion eh!
    PS: bello il garagetto domestico 🙂

    • @PS: e i gatti che ne pensano?
      @paola: altroché se son soddisfazioni! Sublimano manie di controllo latenti! Scherzo, naturalmente: è come la prima pagina di un quaderno di qualche post fa…una sensazione di nuovi inizi

  5. sembra che non sia dispiaciuta. temo più che altro la rossa: lei viene dal gattile e ho penato tanto con lei e le cassettine. mentre gli altri due vanno dove gliele metti, per fortuna! al posto delle cassettine ho messo una vecchia poltroncina di gommapiuma visto che per ora non hanno molto morbido oltre la cuccetta e le sedie coi cuscini. (la camera è chiusa perché la rossa -devo capire se non ci riesce o se è pigra a lavarsi dietro- tende a strusciare il suo didietro sul mio letto…)

  6. ma tu fai i miracoli, io col mio oggetto al giorno faccio ridere!!!
    Vabbè, vediamola così, la strada è lunga, ma ho ottimi esempi a cui ispirarmi!

  7. L’angolo della brugola è sacro: io sto ristrutturando la casa dei miei genitori e, al posto dello spazio dedicato al fai da te ricaverò una camera da letto e un bagno. Ora dunque il mio problema è il seguente: dove installare un piccolo, attrezzato, ma non troppo invasivo angolo della brugola? Mio padre intanto che io mi decida ha trasferito gli attrezzi nella camera-dispensa, soluzione che comincia a piacermi, salvo potermi disfare di alcuni oggetti ancora 😉

    • 😉
      Mi sa che un posto glielo devi trovare…l’angolo della brugola e’ imprescindibile, come l’altare dei lari e dei penati per gli antichi romani, come la scatola del cucito per le nonne, come la lettiera dei gatti di PS…

      • Hahaha… ti faccio ridere: nella porta dello sgabuzzino c’era una grata che ho fatto togliere e il buco l’ho fatto ingrandire verso il basso. quando sarà, ci metterò due tentine gattose o troverò una soluzione come porticina per farci passare i mici: sotto alla finestra dello sgabuzzino ci finiranno le lettiere.
        ma non è finita. tamino, il nanerottolo, ha una passione per salire in alto sui mobili, ma anche una necessità di farlo per sfuggire alle grinfie del cafone spuntì. per cui, ora ha la via d’accesso per il mobile in salotto ma quando lo cambierò no. e allora dovrò studiarmi come posizionare le mensole sulla parete attigua per far in modo che tamino abbia le basi di appoggio per saltare. ma devono essere abbastanza distanziate perché spuntì non riesca a raggiungere i vari punti. si sa, spuntì ha il cul ehm la coda pesante…
        e, con questa finisco, quando guardavo le case per comprarla, l’ho fatto in base alle esigenze dei miei gatti: dovevano avere un minimo di lunghezze per potersi rincorrere 😀
        (dimentico le sedie, comprate apposta secondo il gusto di spuntì. peraltro sono pure comode)

  8. propongo una giornata di incontro e scambio di tutte le cose eliminate, chi le vuole se le prende, è più facile separarsene così e se io non mi fossi separata dai miei capelli lunghi avrei chiesto quel meraviglioso casco d’epoca. uno spettacolo. ehehehehe.

    • Lo vuoi? Forse lo ritira un’amica ma posso intercedere!
      Questo e’ un caso in cui il cuore avrebbe tenuto ma il cervello si oppone.

      Conoscete qualcuno a cui servono qualche centinaio di Casaviva e Bravacasa da anni 70 in poi? Mi dispiace immensamente buttarle…

  9. Diommio. Tu sei troooppo avanti rispetto a noi comuni mortali 🙂
    Se penso allo Stanzino del mio, di papà, mi vien male, altro che Angolo della Brugola… aeromodelli, tagliaerba, attrezzature varie da giardino, da modellismo, elettroniche… e non si può entrare là dentro, è il SUO regno… (meno male eh, che sennò morirebbe d’inedia. Però viene comunque voglia di lanciafiamme)

    • ;)!!!
      Ho solo due anni di pratica e poca sensibilita’ per le esigenze altrui;)
      Con queste premesse parto avvantaggiata… In realta’ dalla mia situazione al minimalismo ci passano ancora tonnellate di roba…

  10. Spero in senso positivo, ti lascio senza parole 😀

  11. grazie per il casco ma era più per l’aspetto estetico e affettivo, in realtà non son certo una da casco, non son capace di fare quelle cose lì da femmine anche se mi piacerebbe tanto. senti ma nel minimalismo io ci metterei oltre al riciclo anche il riutilizzo in altri modi, tipo il casco usarlo come lampada, girarlo e usarlo come vaso da fiori…. attendo la data del mercatino scambio, tutti con il bagagliaio pieno!

    • 😉
      No, sono radicale! Se dico ciaoad una cosa e’ ciao definitivo…niente ricicli anche perche’ le mie manualita’ e artisticita’ rasentano lo zero…
      Il mercatino si potrebbe fare anche se esiste gia’ mercatopoli…potremmo aprire la bancarella dei minimalisti.it

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