Berlusconi e il ritorno di un esule dal Cammino

Nell’estate del 2009, alla fine del Cammino di Santiago, disfatti dopo 43 km di tappa ma ebbri di gioia, ce ne stavamo sotto le guglie della Cattedrale nel delirio collettivo degli arrivi.  Un ragazzo italiano rimaneva per conto suo, senza unirsi ai festeggiamenti generali.

Era la seconda volta che passava per la Praza do Obradoiro in due mesi, ci disse. Si era percorso a piedi il cammino francese avanti, indietro, avanti ancora e stava per ripartire di nuovo verso Roncisvalle. Si manteneva dando una mano negli albergues ed era felice così. “Perchè?” Gli chiesero i miei amici spagnoli, sempre affascinati dalla “locura” degli italiani.

“Perché conto di andare avanti e indietro così, come una pallina di ping-pong, fino a quando non cadrà il governo Berlusconi. E’ la mia richiesta di grazia al Santo”. Rispose.

Speriamo legga i giornali, poverino: secondo me adesso ha qualche speranza in più di tornare a casa per la fine dell’anno e tagliare il panettone con i suoi.

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One Comment to “Berlusconi e il ritorno di un esule dal Cammino”

  1. se me lo presenti, glielo offro volentieri io il panettone, anche se per natura (e per autodifesa aggiungerei) sono solito dire…
    “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”
    Syl

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