“Era un tipo opaco” – i vicini di casa e le notizie di cronaca

Leggevo sui giornali a metà mattina trafiletti che riportavano la notizia dell’ennesimo arresto di un sacerdote, don Seppia, accusato di pedofilia, spaccio di droga e prostituzione in quel di Sestri. Il numero di capi d’accusa dipendeva dal sito web.  Tutti enfatizzavano l’immediata presenza del cardinale Bagnasco alla messa in parrocchia. Lasciavano a me, lettore, trarne a piacere le deduzioni. Prima ancora che si fossero pubblicati i fatti salienti, già rimbalzava sul web la prima intervista ad un vicino di casa, che in questo caso, svolge anche funzione pubblica. Al terzo ascolto, mi chiedo quale sia il senso della stessa e quale contributo stia portando alla notizia. 

Alcune frasi: “Era un tipo piuttosto opaco” (non so perchè ma l’aggettivo mi fa venire in mente i vetri smerigliati, non un comportamento umano). “Non era uno di quelli molto amati”. “Faceva il prete che si faceva i cavoli suoi”. “Era una parrocchia che non aveva attività particolari. Non c’erano giovani dentro, non c’erano attività sociali”. “Era uno di profilo molto basso.”  L’arresto è appena avvenuto, già si usa il verbo al passato, quasi si stesse parlando di un morto. L’imperfetto  prende le distanze da quello che potrebbe essere un grosso scandalo.  Il fatto che il don vivesse defilato sembra allungare la strada tra ciò che si vede e ciò che, forse, non si vuole vedere. La conclusione poi è una perla: “Sono sempre cose che ci si augura che non accadano nel tuo quartiere”. Va tutto bene, quindi, finché capitano nel quartiere degli altri.  

Il Corriere riprende un paio di ore dopo la notizia, e la arricchisce con i primi particolari: questa mattina si parlava di un minore, adesso di un sedicenne fragile, ricattato a dosi di droga.

“Una personalità forte quella di don Riccardo, un cinquantenne energico e atletico, testa rasata, pizzetto che, tolto l’abito talare, si trasformava. La sua, dalle carte dell’inchiesta, sembra essere stata una doppia vita: don Riccardo andava a Milano, lontano dalla parrocchia e dal quartiere operaio dove tutti lo conoscono come un sacerdote impegnato e gentile. Anche se c’è chi sussurra che sembrava «troppo sportivo» e non vuole aggiungere di più.”

Cambiano le prospettive e i pareri, in funzione dei vicini intervistati. Sembra si stia parlando di due persone diverse. Il giornalismo italiano di una certa cronaca, anche quella che tratta di questa gravissima piaga, sta sempre vivendo in funzione delle testimonianze della signora Maria? Non é ancora ora di fare sul serio?

Lasciamo stare: mi sa che me ne torno al divertissement innocuo delle notizie incoerenti dal Salone dei Libri. 



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