Tredici anni, malata di libri – é spacciata, direi

Ieri mi è scappato l’occhio sulla posta di Antonella Boralevi, su Donna Moderna di questa settimana. Una ragazzina di tredici anni scrive: “Amo leggere e non smetterei nemmeno sotto tortura. Mi isolo completamente, vivo nel mondo perfetto che mi sono creata. E’ possibile continuare a vivere in questo modo avendo una vita normale?” 

Certo che no. Sei condannata per sempre a questa gogna. Anzi, spera di esserlo e che i sintomi si aggravino. Ci sono pochi posti a portata di mano così intriganti come un libro. Occhi aperti, però, quando, volente o nolente, ti toccherà tornare sulla terra, anche solo per qualche ora. Il mondo è pieno di Uriah Heep ma di Benedict in giro ce ne sono pochini. 

Per altri malati che si volessero perdere ancora di più e aggravare la propria condizione, Jasper Fforde (home page qui) si è inventato Thursday Next, detective letteraria, agente di Jurisfiction, che nei libri ci si nasconde pure, sotto lo sguardo vigile di Miss Havisham e in compagnia del suo dodo Pickwick. La serie è edita in italiano ma in inglese è molto, molto meglio: è tutto talmente assurdo che, anche se non si coglie qualche battuta, ci si diverte lo stesso.

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