Il Salone del Libro visto dalla mia stanza – incoerenze

Sono in ferie: ponte del patrono. Resto in compagnia delle stampelle. Non si va da nessuna parte ancora per un po’. Girello su internet per consolarmi: sto seguendo le notizie dal Salone del Libro.

Si parla di ebook, con toni che mi paiono sconsolati, sul sito de La Stampa.  Titolo: Si sgonfia il fenomeno ebook. Qui leggo: “Chi legge, compra e inizia a esplorare questo mercato nascente è soprattutto un forte e abituale lettore di libri di carta. Un acquirente multicanale, cioè che utilizza più formule di vendita simultaneamente e in misura più marcata anche rispetto a chi è comunque lettore di libri. Soprattutto – ed è una sua peculiarità – anche quando deve comprare i libri tradizionali ricorre alle librerie online: italiane (34,1%, uno su tre) e straniere (21,4%, uno su cinque). Questo forte lettore crescerà nei prossimi anni nello stesso modo in cui sta crescendo l’offerta di titoli italiani in formato eBook (da 1.619 di gennaio 2010 a 9.381 di aprile scorso) o delle App. “ Insomma, si parla sempre dei soliti quattro gatti. 9.381 titoli, tra parentesi, é una cifra ridicola nel mare del mondo editoriale. Sempre tra parentesi: tra libro di carta e ebook, io comprerei volentieri l’ebook, se ci fosse, anche se vado matta per l’odore dei libri e la sensazione fisica delle pagine sotto le dita. L’ebook non occupa spazio, ha un’altissima portabilità, il contenuto è sempre a portata di mano, costa  di meno (ovunque tranne che in Italia), azzera le spese di trasporto se compro online. E poi mi serve a giustificare l’acquisto dell’iPad! Delle novità editoriali italiane degli ultimi mesi, ne ho trovato forse il 10 %  disponibili in formato digitale.

Qualche giorno fa scrivevo qui  a proposito di lettori forti; nel frattempo l’Istat pubblica i desolanti risultati della rilevazione più recente. 

Su La Repubblica, qui,  si scrive di folle in attesa della Littizzetto. A me la Littizzetto è simpatica: la ascolto e, spesso, non sempre, rido. I libri che ha scritto, però, li vedrei bene solo tra le ceste delle riviste che si trovano dal parrucchiere, in attesa del proprio turno per lo shampoo. Evasione semplice, valore aggiunto pochino. Qualsiasi cosa, purché si legga, ma mi piacerebbe che i problemi venissero chiamati con il loro nome. Chi c’è al Salone? I lettori forti o i cacciatori di autografi? Pardon, ci sono alcune cose per le quali, mi rendo conto, ho uno snobismo estremista. Lavoro di fantasia e penso ad un test di ingresso, alla Invalsi per capirci, ai frequentatori del Salone. Tre incipit da tre romanzi famosi o l’elenco di tre personaggi da uno dei suddetti romanzi, magari da quei 150 libri che hanno fatto l’Italia. Si entra a vedere lo spettacolino di turno se si azzecca almeno un titolo, altrimenti si resta fuori, tra gli stand della fiera, e ci si  documenta. Non si impara a capire il valore dei libri  a colpi di Moccia. 

L’Italia è fatta, facciamo i lettori, è titolato un altro articolo che, però, a me sembra stia parlando di tutt’altro. “Il senso di questa mostra è che la cultura dell’Italia unita è stata una bella cultura, e che l’Unità ha rappresentato un potente motore di crescita culturale, del quale ancor oggi spesso fatichiamo ad accorgerci”. Forse perché non c’è mai stata oppure perché ha subito una crescita alla velocità della luce, negli ultimi mesi, tanto da rendere obsoleto questo articolo dello scorso settembre.

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7 commenti to “Il Salone del Libro visto dalla mia stanza – incoerenze”

  1. Approdo per caso al tuo post e mi permetto di commentarlo.
    L’approccio elittario al mondo della lettura, utopistico ma significativo che proponi tu non lo trovo corretto. Già l’italiano legge poco, se poi disquisiamo anche sul cosa legge possiamo creare un club a numero chiuso.
    Per me possono leggere Eco o Moccia, purchè leggano. Rimango con la convinzione che all’ennesimo Moccia magari siano invogliati a qualcosa di più nobile.
    Quanto all’ebook, è vero che l’offerta è minima rispetto alla produzione editoriale cartacea, però è anche vero che tranne qualche caso, inputabile alla presa di posizione degli agenti degli autori, la maggior parte dei titoli più venduti è disponibile anche in digitale.
    E’ una tecnologia ancora giovane e col tempo la produzione andrà in maniera eguale sia sul cartaceo che sul digitale. Quanto al prezzo poi è vero che è auspicabile venga ulteriormente ridotto, ma ad esempio in Francia è ancora superiore a quello che c’è nel nostro paese.
    Ciò detto mi fa piacere leggere un blog che parla di libri, materia che mi appassiona e mi da da vivere, per cui passerò prossimamente a trovarti ancora.

    ciao
    Syl

    • Grazie per il tuo commento e per la lettura del blog. Hai ragione: ho un approccio elitario. Scrivo in questo post “qualunque cosa, basta leggere” però sono anche convinta che l’educazione e il miglioramento di se stessi debbano passare, inevitabilmente, anche da un piccolo sforzo di volontà che non si limita a scorrere le pagine di un libro ad “Impatto zero” (c’è già la televisione per quello) ma richieda tempi, luoghi e mezzi più complessi. Per imparare un qualunque mestiere servono applicazione, pazienza, impegno e un buon maestro. E’ così anche per i libri: io sono onnivora, non credere. Faccio raccapriccio a me stessa. Leggo qualunque cosa, dagli harmony nei momenti di depressione, alla saggistica di alto livello tecnico, passando dai romanzi da spiaggia a quelli molto più seri, che richiedono partecipazione attiva. Mi hanno insegnato, però, a riconoscere i buoni maestri e a dare il giusto valore alle cose che leggo: so che La Littizzetto può farmi compagnia giusto mentre aspetto dal parrucchiere ma Anne Tyler o la Ulitskaya rimarranno con me, nella mia testa, per molti anni. Mi unisco alla tua speranza che dopo dieci Moccia magari qualcuno riesca a passare “al livello superiore” del gioco ma, nei limiti della mia esperienza, l’ho visto succedere molto di rado. Forse la tua convinzione ha migliore fondamento della mia.

      In quanto agli ebook, dipende da quello che si cerca: i primi trenta libri in classifica ci sono tutti, li ho visti anche io: ci sono al supermercato e ci sono in epub. Se si esce per un istante da ciò che non è vendibile al grosso pubblico, l’offerta è quasi nulla, in Italia. Citi la Francia e hai ragione. Dimentichi però le librerie online anglosassoni, spagnole e tedesche, in cui mi capita spesso di comprare: lì è tutta un’altra storia. Guardiamo a chi è più avanti di noi: perchè non posso pretendere le stesse cose quando compro su ibs? Certo, parte del motivo è imputabile a scelte editoriali italiane, parte alla arretratezza del nostro paese che rende il digital divide un muro sempre più alto, parte a logiche anacronistiche di margine e profitto. Indubbiamente l’offerta si amplierà con il tempo: bisogna avere pazienza. Dato che spendo, e continuerò a spendere, un sacco di soldi ogni anno per comprare libri, mi auguro, egoisticamente, ci si dia una mossa.
      Aspetto con piacere le tue prossime visite e i tuoi commenti: mi piace mettere in discussione i miei punti di vista.

  2. A me l’ultimo libro della Littizzetto mi ha deluso e anche parecchio…tutta roba già sentita a Che tempo che fa…
    Buon weekend lungo!
    Angela

    • Fa parte del cavalcare l’onda lunga del successo: sei famoso, tutti cercano di guadagnare attraverso di te, a scapito della qualità. Salviamo l’onore dei comici però: il primo Faletti, per esempio, non era affatto male. Scritto bene, bella trama, uno stile che catturava l’attenzione. Non un capolavoro ma infinitamente meglio dei ravanelli pallidi. I libri della Littizzetto tra dieci anni non li capirà più nessuno, perché le battute sono troppo legate alla situazione contingente, Faletti, secondo me, potrà fare ancora compagnia.

      Buon fine settimana anche a te!

  3. Scusami. Intendevo dire che con 3ms il fenomeno Moccia è esploso vendendo centinaia di migliaia di copie (penso superiore al milione). Poi via via gli altri titoli sono stati sempre di successo ma con numeri più bassi fino all’ultimo che nella classifica è passato praticamente inosservato.
    Quindi su 100 lettrici (perchè in questo caso il target è quasi esclusivamente femminile) che hanno letto il primo, oggi saranno si e no una ventina che hanno letto l’ultimo.
    Le altre 80 o hanno smesso di leggere, o leggono la Littizzetto o magari leggono qualcosa di più alto …dei tre metri.
    😉

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