Tre libri – Pinin Carpi – Mariapia Veladiano – Patricia Cornwell

Il preferito: Pinin Carpi  “Cion Cion Blu”

Pinin Carpi è stato uno dei miei grandi amori di bambina: ho trascorso ore a leggere e rileggere le sue storie, come Susanna e il soldato o Lupo Uragano, che si snodavano attraverso disegni bellissimi nei quali potevi passare ore a cercare dove si nascondevano i personaggi dei racconti.

Cion Cion Blu però ha sempre avuto un posto speciale tra le mie ossessioni. Non c’è un motivo particolare: si trattò solo di un inevitabile colpo di fulmine. Se un libro inizia raccontandoti la  storia di un contadino vestito di  blu e arancione, che vive una vita semplice tra gli alberi di mandarini, in compagnia del cane arancione di nome Blu e del gatto blu di nome A Ran Cion, che, per fare le fusa, emette un ran ran, diventa difficile non continuare a sfogliare le pagine. Se poi ti impari tutti i nomi del suo amico, l’imperatore Ciù Cin Han Uei Sui Tang Sung Ming cominci a pensare di avere tutto il diritto di sentirti parte della storia; quando poi la fata Biancaciccia trasforma la bellissima Gelsomina in una cicciona e le spiega che, per liberarsi dall’incantesimo, dovrà attraversare tutta una serie di prove difficilissime più una, l’ultima, che sembra insormontabile ma che, secondo la fata, è la più facile di tutte, proprio non ci riesci, anche se ti chiamano perché è ora di cena, a chiudere il libro e smettere di leggere.  E siamo soltanto a metà storia: la fata Valentina Pomodora non ha ancora sculacciato il fantasma piccolino, Brut Bir Bon sta ancora scorazzando in giro per le righe a fare il prepotente, poi c’è la strega Dentuta  e poi l’imperatore non ha ancora capito la cosa più importante di tutte. Sapete cosa? Mi sa che questa sera me lo rileggo.                                                                                              

Quello che ho letto ma non ho ancora deciso se mi piace o no : Mariapia Veladiano “La vita accanto”

Come sempre, non è lo stile in cui un libro è stato scritto a farmi rimanere dubbiosa quando rispondo alla domanda  “Ti è piaciuto?”. La risposta, per La vita accanto, sarebbe positiva. Per quanto riguarda racconti e romanzi, la motivazione principale del mio giudizio è l’interesse nei confronti della storia raccontata e nel modo in cui l’autore ne risolve le evoluzioni. Affrontare il tema della bruttezza, in un periodo storico in cui ogni comportamento ruota intorno al culto dell’estetica, è una scelta coraggiosa e una insolita voce di denuncia. La vita di Rebecca, circondata da persone che assumono comportamenti al limite del patologico, non offre però altra speranza di liberazione da una prigione imposta dallo sguardo della gente che non sia il ritagliarsi un angolo di mondo nascosto e protetto, riempito dalla musica e da pochissimi amici. D’altronde, dice Rebecca, mio padre è bellissimo ma, come me, non sa affrontare il mondo. Non prende in considerazione altre armi, nè l’infinito potere dell’autoironia o del coraggio di essere diversi pur vivendo tra la gente: i protagonisti subiscono il dolore della loro vita, ci si adattano ma non lo risolvono. Deprimente.

Quello che ho chiuso senza finirlo:  Patricia Cornwell  “Il fattore Scarpetta”

Quando Kay Scarpetta vent’anni fa ha fatto la sua apparizione tra gli investigatori letterari, mi sono ritrovata a leggere volentieri la cronaca meticolosa e ossessiva delle sue indagini e della sua vita. Una con le palle, competente oltre misura, con la sua dose di dubbi e incertezze ma con granitico coraggio, pure bella, con un amante complicatissimo, una nipote confusamente borderline e un amico poliziotto sciatto e volgare attira attenzione e fa trascorrere piacevolmente le ore in spiaggia. Non posso fare a meno di chiedermi cosa sia successo all’autrice negli ultimi anni: la trama è fiacca, i protagonisti si comportano come dei dementi – antipatici, per giunta – lo stile è misero. Mi chiedo se  prima glieli scrivesse qualcuno, i libri, o se ha subappaltato il lavoro di recente e si sta occupando di altro. Mi chiedo, nella logica del mercato editoriale, per quanti anni la fama pregressa di un autore può sostenere il lancio di nuove, inutili, sfilacciate storie.

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