Lettori forti, lettori deboli e lettori della domenica

Salgo su un treno, in Francia, sono le 18.00: sui sedili di fronte al mio madre e due figli adolescenti sono immersi nella lettura. Un giornalino e due romanzi. Metropolitana, Londra, qualunque ora del giorno: i passeggeri, in piedi o seduti, quasi tutti con auricolari nelle orecchie, leggono. Quotidiani, romanzi rosa, saggistica, bestseller, un libro di testo. Aeroporto, Portogallo. Sala d’attesa, Monaco. Bus, Madrid. Lo scenario si ripete. Ovunque vedo persone che leggono. Gli italiani invece hanno lo sguardo fisso fuori dai finestrini, anche nei tunnel bui, scrivono sms o conversano. Il 70% delle persone con cui vengo a contatto, per motivi di lavoro, campione rappresentativo di tutte le età, non legge un libro in un anno.

Da quando c’è internet perlomeno i quotidiani online li consultano quasi tutti. Uno o due al massimo, però. Sempre gli stessi. Non confrontano i contenuti. Da dove recuperano, mi chiedo, il substrato di conoscenze che li ha portati a formulare le opinioni con le quali prendono decisioni importanti? Buon senso e intuito, sicuramente, ma anche condizionamenti culturali, stereotipi e sentito dire li guidano nelle scelte dell’educazione dei figli, del voto, della selezione delle proprie relazioni sociali, del lavoro. La trasmissione orale, e pericolosamente mediata, della cultura. Faccio sport, mi dicono. Anche io, rispondo, anche se con pessimi risultati. Leggere è tempo perso, non serve a niente, ribattono. Li guardo muoversi durante i confronti verbali: a parte le chiacchiere su argomenti da bar sport, se si tratta di trovare le parole per definire un problema tecnico, nato da operazioni che compiono tutti i giorni e di cui hanno acquisito padronanza, non sono in grado di riassumerlo o di analizzarlo. Non possiedono le parole. Scrivono le email con fatica, una, due frasi al massimo, ortografia e sintassi incerta. Alcuni occupano posizioni di una certa importanza. Nelle riunioni di confronto, al tavolo competenze diverse, i toni si alzano subito: se gli altri non capiscono, ci si arrabbia, nella speranza che il messaggio, armato di decibel, veicoli un contenuto. Cosa fanno quando si ammalano, quando hanno bisogno di un avvocato,  davanti a termini che suonano oscuri e minacciosi anche a chi ama le parole?

Leggo sempre divertita le statistiche che, puntualmente, ricompaiono: oltre i 10 o 12 libri in un anno, sei un lettore forte, se ti attesti intorno ai 6 sei un lettore medio; sei debole se ne apri un paio. Entri nella categoria dei non lettori se te ne stai alla larga. Queste suddivisioni valgono in Italia: i limiti e le definizioni si alzano in Europa. I lettori forti – 6% della popolazione, se non sbaglio – tengono in piedi uno dei più prolifici mercati editoriali europei perché l’Italia vive sulle proprie incoerenze. A queste indagini  si affiancano quelle che fotografano le nostre abilità matematiche, scientifiche, tecniche, umanistiche; giù giù, inesorabilmente, stiamo precipitando verso l’analfabetismo.

Forse anche chi compila le statistiche non usa le parole corrette per inquadrare il problema. Ripenso alla risposta “non leggo, faccio sport”. Ribalto la statistica e la applico ai ciclisti o ai tennisti. Non appartieni alla categoria se non tocchi bicicletta o racchetta almeno una volta in un anno. Fin qui, niente da eccepire. Sei un ciclista o un tennista debole se due volte l’anno vai a tirare due palline oltre la rete o a percorrere cinque chilometri di strada ciclabile. Anche questo mi sembra sensato. Cominci a essere uno sportivo medio se sei volte all’anno ti vesti di tutto punto e ti dai da fare. Sei fortissimo se lo fai una volta al mese, magari due durante le ferie. Cioè sei forte se sei uno sportivo della domenica, uno di quelli che il lunedì hanno le ossa rotte, i muscoli intrisi di acido lattico o zoppicano per una distorsione. Gli sportivi veri, quelli che sudano minimo due volte alla settimana, non ti lasciano nemmeno partecipare alle discussioni, quando lo scoprono.

Secondo me, se anche in questo contesto l’aggettivo forte venisse usato nella sua accezione reale, fuori dalla scala di misura della statistica, il problema dell’analfabetismo degli italiani, perché è di questo che, in fondo, si tratta, da molto preoccupante, diventerebbe allarmante. Un lettore forte, in Italia, è un lettore della domenica in Francia. 

C’è disegnata una panchina, in copertina, e due figurine nere se ne stanno sedute tra i piccioni del parco: sono Germain, lo scemo del villaggio, e Margueritte, una vecchina, che gli sta facendo un prezioso regalo. Gli sta insegnando il potere delle parole. Leggete “Una testa selvatica”, di Marie-Sabine Roger. Ci si mette un attimo: è un libriccino lieve, lieve. Poi, voi che potete, prendete su e andate a farvi un giro: é domenica e  fuori c’è il sole. Per qualche settimana ancora io mi dovrò accontentare della piscina.


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15 Responses to “Lettori forti, lettori deboli e lettori della domenica”

  1. Post molto molto interessante.
    Per curiosità, ho guardato su aNobii quanti libri ho letto l’anno scorso, sono più di 80 libri, per circa 20.000 pagine….che lettrice dovrei essere ?? non normale…credo.
    Leggere mi da quel senso di euforia e benessere che trovo anche nella bella musica e raramente con il cinema. Per me è allo stesso tempo anche un ottimo antidepressivo.
    Mi ha permesso di conoscere mondi lontani ed anche amici (anche stasera ho pranzato con una ragazza conosciuta sul web in un sito di libri) .
    In un certo senso mi ha permesso di capire di più le persone, conoscerle meglio ed allo stesso tempo mi ha chiarito dei punti oscuri.
    Non è certo la risposta a tutti i miei problemi, ma mi da la “leggerezza” che mi aiuta a volte a risolverli.
    E come dice un mio conterraneo: Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma.
    Cesare Pavese ( Il mestiere di vivere)
    PS: non conosco “una testa selvatica”, ho aggiunto il libro sulla mia “lista dei desideri” di aNobii e lo leggerò presto con piacere, grazie del suggerimento.

  2. Bell’articolo. L’Italia è piena di primati negativi, questo è uno dei più tristi.

    Vedo che anche tu sei una tecnica per necessità, ma con l’anima da umanista. Si sta un pò strettini, vero?

    • Durante le ore di lavoro, a volte, ci si sente un po’ soli pero’ nel tempo libero si compensa…Non mi pento della scelta, fatta dopo serio ragionamento, ai tempi, perche’ mi ha permesso di avere un buon lavoro, nel quale mi realizzo. Qualcosa a volte manca! Soluzioni, consigli, tue esperienze?

      • Soluzioni e consigli sono al di là della mia portata, in questo momento non ne ho nemmeno per me 🙂

        In ogni caso, se nel lavoro comunque ti trovi bene, se senti di stare facendo qualcosa di “tuo”, beh, direi che non è poco!

  3. Sono rimasta inorridita qualche mese fa: un’amica si lamentava che la figlia di 7 anni “legge troppo”.
    Ho chiesto spiegazioni (al massimo, finora, avevo sentito mamme lamentarsi del contrario…). Mi ha risposto che il tempo per leggere potrebbe utilizzarlo per giocare con gli amici o fare altre attività in compagnia di altri bambini.
    E torniamo alle solite: questo atavico terrore della solitudine e l’obbligo a dover socializzare 24 ore su 24… quando invece certi libri tengono più compagnia di uno stadio pieno!

    • Pensa a chi non regala libri ai bambini perché preferisce che facciano sport…Mi chiedo se sia davvero così complicato trovare un equilibrio fra il tempo per leggere, quello per socializzare e quello per muoversi o se siano solo i preconcetti dei genitori che spesso allontanano i bambini dai libri. Peccato, non sanno cosa si perdono…

  4. Beh comunque a quell’età è molto importante anche permettere ai bambini di imparare a relazionarsi con gli altri; è fondamentale trovare l’equilibrio tra le attività in compagnia e quelle come la lettura in cui fondamentalmente ci si dedica a sé stessi.
    E poi le due cose mica devono essere reciprocamente esclusive, possono pure convivere.

  5. Datemi gli indirizzi dei fessi che non regalano libri perchè i bambini devono socializzare facendo sport, e provvederò a picchiarli personalmente (con le Cronache di Narnia, ad esempio… o con It, per dirne un altro)!!! 😉
    Non credo che un’oretta di lettura (spontanea) al giorno possa rovinare un bambino e le sue relazioni con il prossimo… le due cose non si escludono. Far sì che lo facciano è solo segno di mentalità ristretta (<- mi sa che sono questi genitori i primi ad essere allergici alla carta stampata…)!
    Limitare il contatto con i libri a quelli "imposti" dalla scuola è un errore enorme: possono scoccare colpi di fulmine anche sui banchi scolastici, ma è piuttosto raro… si finisce col convincersi che in mezzo ad una copertina possa esserci solo qualcosa di palloso come le solite cose che ti fanno studiare "per compito".

    • Infatti: si tratta di genitori che non leggono perché non lo ritengono importante. Non leggono vuol dire ZERO libri all’anno. Il contatto con i libri per questi bambini avviene appunto solo tramite la scuola. Non sono persone che proibiscono la lettura o la ostacolano: semplicemente non creano le condizioni per l’incontro e non capiscono cosa la gente che legge ci trovi di importante tra la carta stampata. Se sapessero…..!!!

  6. Ottimo articolo, Rosaverde.
    Tra le mie passioni ci sta la lettura, il cantare in un coro (ogni tanto… in due) e la fotografia.
    Ma nella mia vita ci sta anche il lavoro a tempo pieno, la casa e la famiglia.
    Quindi dividendomi (a fatica) tra le cose che faccio, riesco a leggere, quando va bene, una trentina di libri l’anno. Se potessi farei anche di più ma le mie risorse sono …limitate.

    Chi ha la passione della lettura è una persona che riesce a stare bene da sola;
    di conseguenza starà bene anche con gli altri, poiché è abituato a confrontarsi e fare i conti con se stesso; pertanto non sente il bisogno di riempirsi compulsivamente la vita di persone e/o impegni pur di non avvertire la solitudine.
    Anzi, per chi è un lettore appassionato, la solitudine è preziosa per poter godere della propria …. compagna di vita: la lettura. 😀

    Il libro che citi l’ho letto parecchi anni fa ed è bellissimo, delicato, dolce e l’ho pure regalato (e come regalo ha avuto molto successo).

    Anche se sto commentando un articolo scritto ben più di quattro anni fa, lo trovo davvero molto attuale, anzi purtroppo credo che la situazione sia peggiorata nel frattempo, visto l’avvento degli smartphone….

    Buona domenica di metà agosto,
    con un sorriso
    Ondina

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