Quasi minimalista – Tutto è cominciato quando…

Fino a pochi anni fa ero un’accumulatrice: libri, innanzitutto, ma anche videocassette, cd, biglietti, vestiti, accessori, cavi, cavetti e hardware vario. Un’infinità di cose si erano addensate nello spazio in cui vivo, formando un guscio di protezione e di risorse per l’inverno della vita. Quando viaggiavo, fin da piccola, facevo il possibile per portare con me la maggior parte dei miei possessi terreni, stipandoli all’inverosimile.

Alcuni anni fa decisi di percorrere il Cammino di Santiago, esperienza di cui ho parlato qui. Il problema del peso dello zaino costituiva un bel dilemma: cosa scelgo, cosa lascio, cosa è essenziale? Capii che, meno peso avessi avuto sulle spalle, più avrei avuto possibilità di farcela, senza stramazzare al suolo. Entrai in una delle mie tipiche fasi di monotematicità: la logistica dello zaino occupava quasi tutte le mie ore libere. Giunsi al punto di ricevere la proibizione di parlare dell’argomento in casa, tanto ero diventata noiosa. Eppure, da quelle settimane trascorse a dragare il web alla ricerca di consigli e spunti per alleggerire la zavorra, ho imparato moltissimo e lo zaino, fin dal primo viaggio, non è mai stato difficile da portare. Al terzo viaggio, per tredici giorni di cammino, ero riuscita a ridurlo a 6 kg, acqua compresa. E non ho mai sentito, per tutto il tempo, la mancanza di qualcosa. Ero troppo occupata a godere dell’esperienza.

Oltre ad informazioni e trucchi mirati a risolvere il problema contingente, ho scoperto che esistono molte persone, soprattutto statunitensi, che hanno abbracciato il minimalismo in toto come stile di vita. Non arriverò mai ai loro estremi, non proclamerò che possiedo solo 100 cose, non deciderò di vivere in una minicasa: mi piacciono troppo alcune comodità, gli oggetti di design, il piacere di una piccola parte di superfluo. Ci sono certe cose inoltre, soprattutto quelle che risalgono alla mia infanzia, a cui sono morbosamente affezionata. Però  ho capito che non aggiungeva valore alla qualità della mia vita perdere ore ad occuparmi degli oggetti, a sistemarli, a spostarli, a pulirli, a preoccuparmene. E allora ho imparato a sfrondare.

Negli ultimi tre anni, per esempio, ho:

– imparato a viaggiare con il solo bagaglio a mano, indipendentemente dalla durata del viaggio

– eliminato completamente, dopo digitalizzazione, la mia collezione di videocassette (più di 300 film), di audiocassette (una cinquantina), di cd (200, più o meno)

– digitalizzato e sfoltito tutti i documenti che si erano accumulati negli anni, tenendo copia cartacea solo di quelli richiesti per legge (scatoloni)

– eliminato la necessità di fare l’odioso cambio stagione dei vestiti, grazie allo spazio che man mano si è liberato e ad una epurazione lenta ma implacabile del contenuto degli armadi

– ridotto da 3.500 a circa 1.300 libri la mia biblioteca personale (e questo, se me lo avessero detto cinque anni fa l’avrei giudicato impossibile), vendendo i libri che sono sicura non rileggerò, rimpiazzandoli con ebook o semplicemente ricorrendo alla biblioteca comunale, prima di comprare.

Questo processo non è avvenuto tutto di colpo, ma per gradi. Una volta iniziato a liberarmi di qualche cosina, pian piano, con infiniti rimorsi e conflitti, mi sono accorta di quanto fosse liberatorio e, a distanza di tempo, posso dire tranquillamente di non essermi mai pentita di quello che non possiedo più.

Per il processo di digitalizzazione è stato fondamentale, per me, l’essere diventata, fin dal 2007, un’utilizzatrice di prodotti Apple. E’ inconfutabile che il loro prezzo di vendita sia elevato, nello stesso modo in cui è incontestabile che funzionino alla perfezione. Dal primo giorno del mio primo Macbook ho smesso di passare le ore a tentare di rendere stabile un computer per poterlo usare: l’affidabilità del sistema e la sua semplicità mi permettono di utilizzarlo, tout court. Sono spariti cavi, cavetti e ammennicoli vari: anche la filosofia alla base della casa costruttrice, fatto salvo il fattore denaro, è squisitamente minimalista.

Alcune delle cose che ho imparato, e sto tuttora imparando, in questo processo sono piuttosto tecniche e richiedono tempo, altre sono facilissime e regalano soddisfazioni immediate. Per esempio, come descriverò nel prossimo post, sono riuscita ad eliminare quasi del tutto la presenza di liquidi nel bagaglio a mano. Sembra una sciocchezza ma, vista la frequenza con cui viaggio e il sovrapprezzo ridicolo applicato ai  bagagli da stiva, una sola borsa, sempre con me, mi permette di risparmiare qualche soldo e molto tempo in aeroporto.

E, non da ultimo: il minimalismo è il punto di partenza per il funzionamento del  Piano B.


8 Responses to “Quasi minimalista – Tutto è cominciato quando…”

  1. Esperienza interessante sia dal punto di vista pratico che interiore.

    • Senza dubbio: io ho imparato molto. Sono curiosa di vedere dove mi condurrà nei prossimi anni. Per ora ho guadagnato spazio e tempo e ho messo un freno definitivo al disordine. Il prossimo progetto, che prevedo di iniziare in autunno e finire per dicembre, riguarda la collezione di fotografie dell’era pre-digitale.

  2. oddio è possibile riuscirci? davvero? ne avrei bisogno …

    • Certo! A sapere qualche anno fa l’effetto dirompente del decluttering, avrei scattato qualche foto del prima e del dopo. Inizia da un cassetto, passa al successivo solo quando hai finito, tieni duro e non farti assalire dalla nausea…

  3. Ciao e innanzitutto complimenti per il tuo blog.
    Anche io sono capace di entrare in quei vortici monotematici e anche io sto cercando di essere piu’ minimalista. Il mio cammino pero’ l’ho fatto in un pezzo di via Francigena, ma non sono (per ora) arrivata a Santiago. Vivo nella cultura dell’hoarding, (made in USA) e cio’ non aiuta. Ma persevero.
    QUesto e’ il mio blog se vuoi venire a trovarmi.
    http://hereinspaceandtime.blogspot.com/

    b&k

    • @b&k: benvenuta e grazie. Certo che verrò a leggere il tuo blog.
      Compulsive hoarding? Vengo anche io da lì, specialmente se si trattava di libri e i vortici monotematici me li porto ancora appiccicati addosso!

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