Conversazioni in ufficio – A te quanto ti manca?

Questa è una conversazione a cadenza spontanea perlomeno quindicinale alla quale ho assistito e partecipato in ogni luogo in cui ho lavorato. Cambiano protagonisti, toni e, talvolta, la lingua ma il contenuto e i sentimenti di fondo rimangono inalterati. La frequenza aumenta se qualcuno sfiora, anche solo tangenzialmente, l’argomento.

Uno degli M entra in ufficio.

I4, a un anno circa dal diritto alla pensione, chiede a M per la terza volta in un mese. “Allora, vai in pensione o no?”

M: “Certo. Te l’ho già detto. Avrei già finito, se non fosse per la finestra.”

I4: “Quanto ti manca?”

M: “Marzo 2012. Ma dal 31 dicembre resto a casa. Per tre mesi posso sopravvivere.”

I4: ” Sai già cosa prendi?”

M lo guarda con gli occhi grandi come un laghetto. Lavora da quando aveva calzoni corti e denti da latte. Ha sempre fatto del suo meglio, è stato capace di crearsi una bella famiglia serena e ha coltivato la sua grande passione. E’ un artista: non vede l’ora di essere libero. “Sei matto? Cosa me ne frega di cosa prendo? Mi dai il part time da settembre?” chiede, già che c’è,  per la ventesima volta a C1 (che sono io).

C1 non risponde: quando è giù di morale o ha bisogno di parlare di libri o di musei trotterella da M per prendere una boccata d’aria. Non è pronta ad immaginare la settimana senza ossigeno. “Vorrà dire che verrai a prendere il caffè a casa mia”, contratta M prima di andarsene.

I4: bofonchia “E no, io voglio sapere cosa prendo di pensione prima di decidere.”

I1, I2,I3 e C1 si guardano: sanno benissimo che I4 non vuole andare in pensione. Primo perché gli piace lavorare, secondo perché ha deciso che vuole smenarci il meno possibile, impresa improba di questi tempi.

Parte il solito conto alla rovescia.

I3 : ” A me mancano 7 anni, 6 mesi, 18 giorni. E sarebbero meno di 4 anni se non mi avessero fregato i contributi quando ero giovane”.

I2 e I1, che hanno cominciato a lavorare subito dopo il diploma, non sono messi malissimo. I2 è a metà strada, I1 ha superato i 15 anni di contribuzione e non arriva ai 35 di età.

C1 ha iniziato a lavorare nel 2000 e, ultimamente, si è fatta quattro conti. Riscattare la laurea le costerebbe più di un MBA alla Bocconi. Le piace il suo lavoro ed è moderatamente felice. Se si immagina tra dieci anni comincia ad intravvedere le nebbie della noia. Sa già che, con la normativa vigente, almeno fino al 2033 non se ne parla. E’ altresì abbastanza sicura che le finestre diventeranno pertugi e che, dato che è la prima a sostenere il diritto alle pari opportunità, le potrebbe capitare di arrivarci dalle parti del 2040. C1 si immagina nel 2040 e rabbrividisce. C1 ha architettato una politica personale che si basa su saldi assiomi: non si fa una famiglia, ha sposato in pieno il credo dei bamboccioni, si fa mantenere e non passa un euro a casa, accumula capitale e si concede solo lussi calcolati. Il suo sogno è chiuderla lì tra 10 anni, col minimo contributivo, dire addio al mondo del lavoro e vivere di rendita un po’ qua e un po’ là, magari occupandosi di qualcosa d’altro, anche se non sa bene cosa. A C1 piace fantasticare e crede ancora nell’esistenza di babbo natale, elfi e renne compresi. C1 si è fatta un mazzo tanto, a partire dalle scuole elementari, per laurearsi, crearsi seimila competenze e costruirsi una carriera ma riesce comunque a sentirsi colpevole, mentre architetta piani di fuga, se pensa a quante persone sono senza lavoro. C1 si consola dicendosi che, andandosene via, creerebbe un posto di lavoro in più. 

Ogni tanto C1 osa condividere, timidamente, queste speranza con altre persone: alcuni la prendono per matta, altri per una che non ha voglia. La maggior parte però abbassa la voce e le sussurra: ” Ce l’ho anche io, il piano B.” E comincia a raccontare.

“Allora C1, a te quanto ti manca?”, chiedono in coro gli I con gli occhi che brillano, più che mai convinti che prendere una laurea sia una pessima scelta, e che lo proibiranno categoricamente ai propri figli. Guarda dopo come una si riduce.



5 Responses to “Conversazioni in ufficio – A te quanto ti manca?”

  1. io non ci penso nemmeno. vedo mia madre com’è rimasta fregata per 25 giorni e sta rincorrendo da LUSTRI (mica anni, lustri!) la pensione sperando che non gliela spostino ancora.
    purtroppo, ipocritamente ma d’altronde che altro potrei fare, ringrazio di aver l’altro genitore in pensione come militare. uno di quei babypensionati (anche se aveva cominciato da giovane a lavorare) di cui tanto si parla. se non fosse per questo, io un mutuo non l’avrei fatto e in futuro non erediterei proprio niente.
    ma tutto questo è profondamente ingiusto: intanto lavoriamo e chissà se mai vedremo una pensione.

  2. Credo di conoscere M

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