Camminare dove il cammino del vento incontra quello delle stelle

Sarà che trascinarmi dalla camera alla cucina è diventata una faccenda di minuti, sarà che a quest’ora avrei dovuto avere la prenotazione  dell’aereo per il Cammino Primitivo  già in tasca – e meno male che non l’ho fatto – sarà che sono in forse anche i viaggi delle prossime settimane, ma oggi pomeriggio, dopo un pranzo tranquillo con quel poco che è rimasto della mia famiglia, mi sono malinconicamente ritrovata a guardare le foto del Cammino Francese. In questa c’è una testa di Buddha che contempla i pellegrini dalla finestra di una delle dieci case di un paese in mezzo alle mesetas.

Ero partita per sfida verso me stessa: uno zaino leggerissimo, il sentiero segnato davanti a me, la natura in tutto il suo incanto intorno e l’enorme compito di poter contare solo sulle mie forze e la mia mente per affrontare quasi 800 km a piedi. Sono stata per anni un animale da scrivania, io, non una sportiva. La prima volta ho mollato dopo poco più di 200 km, esausta e delusa dalla mia incapacità a gioire dell’esperienza; la seconda volta, dopo altri 200  km e qualcosa, ero tristissima perchè la settimana di ferie era finita  in un attimo e avrei voluto poter continuare; la terza ho trascorso godendo di ogni metro degli ultimi 300 km.  

Ho incontrato persone di ogni tipo, con storie normali, atroci o bellissime da condividere, ho visto paesaggi da racconti, ho ascoltato il silenzio, ho parlato tutte le lingue che conosco, ho lasciato che il mio corpo e la mia mente trovassero un accordo, liberi, insieme, passo dopo passo. Ho visto in faccia le mie paure e le mie difficoltà a relazionarmi e a lasciarmi andare, le ho accettate e ho cominciato a superarle. Sono andata a dormire la sera pulita e piacevolmente indolenzita; mi sono svegliata al mattino riposata e pronta a guardare le stelle nel cielo illuminare le prime ore del giorno; sono arrivata nel pomeriggio negli albergues sudata, affamata, stremata e felice.  

Sul Cammino la vita è molto semplice: ci si aiuta, si scambiano quattro chiacchiere, non si stigmatizza nessuno, si gode tutti delle stesse cose. Sul Cammino puoi avere l’attrezzatura migliore del mondo e dormire in alberghi di lusso ma, se lo fai senza trucchi, sono solo le tue gambe e la tua mente che ti possono portare avanti. Sul Cammino puoi renderti conto, se ne hai l’umiltà, che non sei al centro del mondo, puoi fare il punto della situazione con te stessa e capire dove sei arrivata e per dove vuoi ripartire.

La dimensione religiosa del Cammino non mi ha coinvolto molto; d’altronde non faceva parte delle mie motivazioni. E’ stato però inevitabile, senza i ritmi e gli obblighi della vita quotidiana a scandire le giornate, riconoscere la spiritualità che emergeva dai luoghi e da me stessa. Oggi è Pasqua: un’ occasione per scriverne. Io penso esistano un essere superiore e un’eternità ma anche che l’uomo non abbia la facoltà di definirne e coglierne l’essenza. Perciò, dal mio punto di vista, poco importa a quale religione crediamo, a quale forma di divinità, o se non ne riconosciamo l’esistenza, una volta che ci sia il rispetto reciproco, dato che nessuno di noi ha la risposta definitiva al riguardo.

Cerco di non fare agli altri quello che non voglio gli altri facciano a me – e questa è la parte più facile -, a volte mi sforzo di fare agli altri quello che vorrei gli altri facessero a me se ne avessi bisogno – e questo è per me difficilissimo. Non sento la necessità di molte altre regole morali nè per me, nè per il resto del mondo. Penso che se ci si attenesse solo a questa già  le cose sarebbero più facili per tutti. Sono cristiana non praticante e credo ci sia una grande differenza tra la mia necessità a credere in un dio e l’obbligo di uniformarmi alla pletora di usanze, norme, leggi, proibizioni, riti definite dagli uomini in suo nome. Alcune cose poi escono del tutto dalla mia capacità di comprensione. Perché i ministri della chiesa cattolica sono tutti uomini? Perché continuano a tuonare contro il sesso, gli omosessuali, la contraccezione, l’eutanasia? Cosa c’entra tutto questo con il credere in dio? Aprite le porte, accettate  le persone per quello che sono, insegnate loro a non fare del male a se stessi e agli altri, smettete di intrufolarvi in ogni aspetto della vita politica ed economica, smettete di pensare alle donne come ad esseri inferiori, smettete di parlare di peccato: non tocca all’uomo giudicare. Dovreste essere chiamati solo a spiegarci e a mostrarci concretamente cosa è l’amore. Non vi sembra sufficientemente difficile già solo questo?

Alla fine del Cammino un prete mi ha detto che la regola da seguire nella vita è fare le cose con gioia e a me è venuta in mente una bibliografia di Don Bosco che leggevo da piccola. Gli sono stata grata per avermene ricordato l’importanza. Il mio mondo spirituale  non va molto oltre queste righe. Il mio mondo fisico invece tra pochi minuti se ne andrà zoppicando a cercare un balsamo canforato, per abluzioni di speranza in zona menisco.

A questo link altri post sul Cammino.

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8 commenti to “Camminare dove il cammino del vento incontra quello delle stelle”

  1. Grazie davvero di cuore per le preziosissime informazioni (ed emozioni)!
    Mi stanno aiutando davvero tanto.

    Laura

  2. Sì! Fine agosto, primi di settembre. Non sapevo del volo da Orio per Lourdes, che mi pare la ssoluzione più pratica (preferisco dedicare meno tempo al viaggio per raggiungere SJPP e averne poi di più per il cammino). C’è un volo il 23 agosto. Mi sa che è il mio! Andrò un po’ in montagna ad agosto a fare qualche camminata. Non voglio però farmi troppo spaventare dalla preparzione fisica.
    non credo riuscirò a farlo tutto quest’anno, non riesco a prendermi un mese… ma va bene così, per ora :o)

    • E fai bene, almeno per la mia esperienza. La prima volta sono partita iper-allenata ed è stato un disastro…sono riuscita perfino a farmi venire dal primo giorno una tendinite, che ho ignorato e che è passata in pochi giorni ma sono stata un’incosciente e mi sono rovinata l’esperienza. La seconda volta la preparazione fisica era quasi nulla, però c’era la testa ed è stata un incanto. parti tranquilla, trova il tuo ritmo, vai piano i primi tre giorni, che sono i peggiori, incrementa leggermente il quarto, tieni il quinto più scarico e dal sesto in poi vedrai che favola. Se riesci a gestire i primi giorni in modo graduale, riuscirai anche a smaltire la camminata durante le ore del riposo e il giorno dopo starai benissimo. Preparati invece all’effetto down del ritorno ;). Se non lo finisci, che problema c’è?!!! Hai la scusa per tornare!
      Buon cammino! Se ti va, dimmi poi come è andata. Se ti servono altre informazioni, contattami, anche direttamente via email.

  3. Ho trovato il tuo blog cercando informazioni sul Cammino di Santiago (mi balena in mente di farlo da sola quest’estate, anche se l’idea un po’ mi spaventa) e ne sono rimasta davvero affascinata. In questo mare di informazione e disinformazione che è internet non è cosa da poco trovare articoli così ben fatti, autentici e stimolanti. Complimenti davvero!
    Virginia

  4. Sto per partire e la paura è tanta. Sarò sola in mezzo a tanta gente , non mi spaventa dover socializzare , mi paralizza l’idea di non farcela , di mollare dopo due giorni perché in preda a mille dolori. La mente mente e io ho male ad un piede ed ad un polpaccio ancora prima di partire . Non sono allenata come dovrei , fino a tre settimane fa correvo 2/3 volte a settimana un’oretta, poi una contrattura e il relativo tipico in previsione del cammino. Il tuo post sullo zaino è super utile , grazie ( avevi chiesto un feedback e te lo do con piacere ). Vorrei un consiglio .grazie ancora

    • Ciao Roberta. Grazie per il feedback. La paura di non farcela é normale, e anche quella di stare male. Alleggerire lo zaino é fondamentale. N base alla mia esperienza, infipendentemente da quanto sei allenata, ti suggerrisco di iniziare in modo molto leggero. I primi tre giorni, anche se ti sembrera’ di sprecare il tempo, cammina poco. Percorri 15 km, all’incirca. Dai tempo al tuo corpo di acclimatarsi e imparare a sostenere uno sforzo prolungato. Il quarto e il quinto sali intorno ai 20 km e vedi come stai. Se la mattina gli indolenzimenti muscolari passano non appena ti riscaldi, osa una tappa intorno ai 25 km, poi il giorno successivo, se é andata bene, rimani sui 25. Aumenta in modo graduale nei giorni successivi, senza mai forzare, senza correre, senza fare passi bruschi. Respira, vai piano e guardati attorno. La mattina parti verso le sei, sei e mezza. Cerca di terminare prima dell’una, per evitare il sole piu’ cocente. Nel pomeriggio riposa. Durante il cammino bevi poco e spesso, mangia poco e cose leggere ( frutta, frutta secca..). La paura passa dopo tre o quattro giorni, appena ti abitui. Buen camino. Andra’ tutto bene.

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