marzo 24, 2015

Questo cosa é?!

Io non ce ne vengo a capo.

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marzo 19, 2015

State andando da Cappello?

“State andando da Cappello?”, ci chiedevano a Palermo mentre cercavamo di capire come arrivare in via Colonna Rotta da Palazzo dei Normanni. Sulla mappa sembrava proprio lì, ma da una parte stavano lavorando, dall’altra si passava sotto un archetto e si sbucava in una via scalcagnata, dall’altra ancora cumuli di immondizia e oggetti rotti abbandonati per strada ostacolavano la vista. Possibile che una delle migliori pasticcerie d’Italia fosse in un posto così? Eppure eravamo in pieno centro, in un luogo di grande passaggio, in un punto nevralgico tra il labirinto delle stradine del nucleo antico.

Possibile che un centro storico così ricco di palazzi, monumenti, chiese, sole e mare fosse ridotto in un tale stato di abbandono, decadenza, incuria, grigiore, sporcizia, rassegnazione da far ricordare le immagini di città sventrate da bombardamenti o le vie dell’Havana cubana in cui ogni giorno è un arrabattarsi a sostenere vecchi muri e a rattoppare tetti? Possibile che questa stessa città ospiti un luogo come la Cappella Palatina, nella quale ti viene la pelle d’oca per la tanta bellezza e, a cento metri di distanza, rottami di legno e ferro abbandonati in una piazzola di sosta da immemore tempo? Possibile che per strada ci siano carte, borsine di plastica abbandonate, pozzanghere luride, buche nell’asfalto, calcinacci e sui balconi antenne paraboliche e lungo la via dozzine di negozietti con cianfrusaglie cinesi per addobbare il cellulare? Possibile essere tormentati dai proprietari delle vespe-carrozzina e delle carrozze a cavallo che offrono in continuazione giro turistici a modico prezzo, ma non poter visitare tutto il Palazzo dei Normanni o il Museo Archeologico perchè chiusi per lavori?

La Sicilia che ho conosciuto a maggio dell’anno scorso era forse un’altra isola. La sua capitale sopravvive a se stessa e alle sue macerie. Sono solo apparenti, come ci ha detto qualcuno? La bellezza si nasconde dietro le facciate decrepite dei palazzi? Non lo so, nè forse lo saprò mai.

Il cannolo e la pasta di mandorle erano buonissimi, le persone gentili e rassegnate. Le immagini che sono rimaste impresse nella memoria, al rientro dal viaggio del fine settimana, molto meno piacevoli da ricordare.

marzo 11, 2015

La fiera delle vanità

Un paio di mesi fa ho partecipato ad un concorso letterario. Una settimana fa è arrivato questo: ci sono anche io.

 

Racconti bresciani

 

marzo 11, 2015

Del perchè prima o poi mi ritirerò in eremitaggio

Non capisco che cosa volete intendere dicendo ‘gloria’, disse Alice.

Humpty Dumpty sorrise con aria di superiorità: È naturale che tu non capisca finché non te lo spiegherò io. Volevo dire che ‘questo è un ottimo argomento per darti torto’.

Ma ‘Gloria’ non significa ‘un ottimo argomento per darti torto, obiettò Alice.

Quando io adopero una parola – disse Humpty Dumpty con un tono piuttosto sdegnoso – essa ha esattamente il significato che io le voglio dare. Né più né meno.

La domanda è – disse Alice – se tu possa far significare alle parole così tante cose diverse.

La domanda è – disse Humpty Dumpty – chi deve essere il padrone – ecco tutto.

Alice nel Paese delle Meraviglie
Lewis Carroll

marzo 8, 2015

Ah, già

Venezia Mostra Correr

Ah, già. É la festa della donna, oggi. Quel giorno che non servirà più festeggiare quando le persone godranno di pari diritti e doveri, indipendentemente dai fattori biologici. Quel giorno che quindi andremo avanti a pseudofesteggiare per altri ennemila anni, fosse solo per il fatturato dei mimosai.

I miei giorni trascorrono pieni. Pienissimi. In ufficio si arranca dietro il tentativo tantalico di ritrovare un equilibrio, fuori ufficio le serate sono quasi tutte piene. Alla fine del corso di disegno giovedi ho stracciato il foglio perchè ci avevo fatto su solo scarabocchi. Lunedi e mercoledi, a quello di pasticceria, invece, ho contribuito alla produzione di meringhe, meringate, mont blanc, macarons, pan di spagna e creme. Poi si porta a casa quanto prodotto: a pranzo finocchio scondito e arance, a colazione e a cena zucchero, uova, farina, burro e panna aromatizzate. Dieta ideale.

Mentre proseguono brevi campagne di decluttering casalingo, limitate a raid intensissimi, ma lampo, nei pochi sabato che ho liberi, i miei bulbi di muscari e gigli hanno tirato fuori, nel buio della cantina, qualche gemma verde e bianca. Li ho messi a dimora, in un vaso del terrazzo: faccio il tifo per loro. Adesso è arrivato anche il sole e, soprattutto, c’è luce, per molte ore al giorno. Continuo a scaricare ebook – ho scoperto  il prestito bibliotecario digitale qualche mese fa – che non ho tempo di leggere. Leggo a intervalli di mezzo capitolo a settimana libri di carta che affollano la mensola sopra il letto: sono quelli che poi saranno destinati ad allontanarsi da me. Dopo poche righe crollo addormentata e faccio sogni confusi in cui le trame del passato si mescolano nella mia testa e si ingarbugliano con quello che mi succede in questo periodo.

Tengo duro: i cinque giorni di vacanza sotto Pasqua non sono lontanissimi. E il prossimo fine settimana mi aspetta una scoperta. Palermo. Confido nel sole.

febbraio 25, 2015

A metà del guano. Ops, guado.

Mercoledi, pausa pranzo. Esatta metà della settimana lavorativa. Qui si resilia, più o meno bene. E’ una settimana più complicata dal punto di vista degli impegni extra ufficio che da quelli in. La prossima settimana si prevedono invece slavine in pantani di guano: lo si sa, non ci si può far molto. Vuol dire che ci si affonderà dentro preparati.

Mentre accendo il computer, collego il cervello, digito tasti, analizzo dati, penso a soluzioni, mi invento caoticità, mi trasbordo dalla scrivania, al magazzino, ai reparti e poi torno ai tasti, le ore scorrono, con meno fatica rispetto alle settimane scorse. Merito della luce. Se devo (dovrei) uscire di casa prima delle sette, meglio farlo col chiaro: il lago è bellissimo la mattina presto. Se devo tornare a casa tardi, meglio farlo col chiaro: il lago è bellissimo anche all’imbrunire. Sento primavera nell’aria, anche se ancora non c’è.

Questa sera sesta lezione in CastAlimenti del gran corso di aiuto pasticcere serale: lunedi abbiamo preparato creme e ancora crema. La mia prima crema pasticcera su fornello a induzione è finita nel lavello. La seconda l’ho immortalata in fotografia. Tra profumi di zabaione, assaggi di mousse al cioccolato bianco e consumi irriguardosi di burro, si sono fatte le 23.00 e poi sono anche passate. Il problema dei corsi serali non sono i corsi, è il rincretinimento che mi resta addosso il giorno dopo, per sonno accorciato. Questa sera le creme finiranno su letti di frolla, pan di spagna e non so che altro: ogni volta è una scoperta. Ogni lezione realizzo che sull’argomento cibo, chimica del cibo, trasformazioni del cibo, non so nulla. Ansia. Ansia da studente impreparato.

Domenica pomeriggio ho mischiato margarina (comprata apposta, solo il burro varca la soglia di casa) con fecola e zucchero a velo scaduti. Ne è uscita una montata oleosa e chiara, fatta apposta per giocare con la sac à poche. Frustrazione. Frustrazione da persona capace di usare la testa, ma non le mani. Ad ognuno il suo, nella vita. Non c’è una rosetta che mi esca uguale all’altra. Prevedo altre sedute di prova. Ieri sera, invece, dopo una cena preparata dal papà (che si adegua ai miei orari e a richiesta produce perfino polentina à l’ancienne, quasi come si faceva una volta….oh, l’insuperabile cucina economica a legna della nonna…), ho fatto un esperimento.

Non è un esperimento difficile, anzi. Quando al corso un paio di colleghi mi hanno spiegato come si fa a fare i biscotti bicolore a spiraline di frolla normale e frolla al cioccolato, lo hanno fatto con aria da compatimento. Mi è sembrato di capire che anche un bambino dell’asilo sarebbe in grado di farli. Effettivamente. E’ che non ci avevo mai ragionato su, prima, a pensare che se metti uno strato sotto e uno sopra e poi avvolgi a rotolo il risultato finale, in sezione, è un effetto a spirale…

La mia profe di greco e latino del liceo ci diceva, scuotendo la testa, che noi ragionavamo a cassettini. Un cassettino per il latino, uno per la storia, uno per la grammatica, e così via. Noi le sorridevamo con aria di compatimento, povera donna, pensavamo, cosa racconta. Noi siamo fighi. E invece aveva ragione: io ragiono ancora a cassettini, in effetti, e quando ogni tanto mi accorgo che la differenza tra intelligenza e genialità sta nello scorgere le connessioni tra le cose, abbasso le orecchie come un cagnolino mortificato, perchè i miei fili li lancio, ma troppo di rado si aggrappano al mondo concreto. I biscotti alla fine sono venuti decenti, ma molto migliorabili. E ho capito il procedimento: è già qualcosa. Un’altra informazione per il cassettino “pasticceria”.

Domani sera, invece, corso di disegno soft. Ho lasciato a metà la riproduzione di un particolare a scelta della Venere Italica del Canova (copia in gesso a disposizione) e mi piacerebbe proseguire. Avrei voluto disegnarle il culo, perchè ha un culo da invidia, ma l’avevo in vista girata di fronte e ho deciso per l’incrocio delle braccia sul petto. Sarebbe bello che le braccia mi venissero somiglianti a due braccia e non ad alberi motore, e che il drappeggio si profilasse morbido, e non simile a chiglie di navi spezzate. Dall’inizio del corso spedisco una foto del mio foglio da disegno ogni giovedi sera, dopo la lezione, a lui per farlo ridere un po’. Lui ha visto che sono disgrafica. Dice che ci sono miglioramenti, minimi, ma ci sono. E’ sempre stato un tipo gentile. Gli porterò biscotti spiralati, prima o poi. Per ora ho individuato in giro per il quartiere gente disponibile (obbligata) a farmi da cavia: tra domenica e ieri ne ho già arruolati alcuni  (mica posso mangiare tutto io). Adesso ho uno scopo nella vita: non intossicarli.

E dopo….dopo si prosegue con un venerdi sera senza eventi degni di nota che non siano un “a nanna presto che domani si va in gita”, tutto proteso verso il sabato. Se non diluvia come l’anno scorso, vado a Venezia, a vedere una mostra al Correr e ad inaugurare la stagione dei viaggi. L’inverno è stato lungo e sedentario. Dovrei andare al Guggenheim, in realtà, perchè è una vita che è inserito nella mia lista dei luoghi da visitare almeno una volta nella vita. E’ che temo che ci rimarrei dentro un’oretta, perchè l’arte moderna mi deprime, perchè non la capisco. E a me non piace sentirmi che non capisco. E allora forse non andrò nemmeno questa volta, se il sole splenderà sulla laguna.

Torno nel guano: ne ho ancora un po’ da spalare prima che se ne depositi altro. Buon pomeriggio a tutti.

febbraio 21, 2015

Grand Budapest Hotel e frolle montate

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Infornare a casa una torta, faccenda di mezz’ora, non avra’ piu’ lo stesso significato, dopo aver visto quante chilate di impasto si possono produrre in un laboratorio attrezzato. Le teglie entrano ed escono dal grande forno ventilato che ruota: frollini, pan di spagna, plum cake appaiono e scompaiono davanti al vetro del portello. Le planetarie girano, il cioccolato cola, le creme si addensano. Preparo margarina vegetale e recupero fecola scaduta per fare esercizi con la sac à poche nel fine settimana. É un corso nato per imparare qualcosa e sfruttare un’occasione di prossimita’, ma il gioco puo’ anche farsi serio e allora tanto vale prenderlo sul serio. Dieci ore al giorno tra magazzini da tenere sotto controllo, sussidiarie rumene dalla produzione inceppata, mercati cinesi blindati, progetti che si svelano, nervosismi, pacche sulle spalle da dare e scansafatiche da riportare sulla via della cooperazione, e parrucche viola di carnevale indossate per ridere un po’ e ricordarsi che é meglio non perdere mai di vista quel che é davvero importante nella vita: viverla, senza tradire se stessi.

Il venerdi sera arriva, dopo essersi fatto aspettare a lungo, e con esso una cena tranquilla, la distensione dei muscoli e un lungo sonno senza sogni in cui si impastano ricordi e recriminazioni, finalmente. E tra la sera del venerdi e questa mattina di sabato, Grand Budapest Hotel in attesa delle statuette: era ora, un ottimo film, che fa sorridere e immaginare.

Buon fine settimana: io faro’ cose che mi rilassano, oltre alle prove con la sac à  poche. Ho da riordinare pezzetti di casa – riporto l’ordine fuori nella speranza che se ne faccia un po’ anche dentro di me -, da studiacchiare reazioni chimiche tra farina, uova, burro e zucchero, da leggere un Christopher Morley e da fare quattro passi.

Il tempo é brutto, ma sento odore di primavera in arrivo.

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