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maggio 21, 2013

Il bello di essere spagnoli

“Il bello di essere spagnoli di questi tempi – mi dice un collega venuto a prenderci in aeroporto ieri – ” e’ che se stai insieme ad una ragazza, sai che lei non lo fa per i soldi”. Ride, dice che la battuta gira su facebook e poi parliamo di musica, dei gitani andalusi che scappa a sentire appena puo’. Ha un passato da suonatore di chitarra professionista girovago e, puo’ darsi, anche un futuro perche’ il primo amore non si scorda mai. Non appena i figli saranno piu grandicelli ricomincera’ a viaggiare e a suonare. E’ un tipo che prende la vita con umorismo e si adatta, reinventandosi, ma mentre mi parla dei gitani gli leggo i suoni nelle parole non dette. Pazienza. Bisogna avere pazienza.

Dall’aereo guardavo giu’ verso la terra, poco prima dell’atterraggio. L’aria era limpida sopra Madrid e le righe dell’aratura dei campi creavano pezzature di verde nuovo, di marrone umido, di cinerino secco di vecchi coltivi, interrotte a tratti da paesini di case basse e chiare radunate intorno ad un campanile.

Ogni tanto, all’avvicinarsi delle citta’, si allargano a terra strade ordinate in rettangoli e divise da rotatorie ma, negli spazi che queste creano, non sorgono ne’ case ne’ capannoni industriali ne’ tantomento parchi. Sono aree di progettati insediamenti urbani rimasti solo sulla carta, interrotti dalla crisi. Ce ne sono molti in Spagna. Vicino all’azienda c’e’ una strada che svolta dalla principale, percorre tre metri imbiancati da uno stop e dalla linea di mezzeria e si interrompe in un campo incolto, come un punto interrogativo in una domanda rimasta a meta’.

Al telegiornale tengono banco le novita’ sui comportamenti fraudolenti dei membri della casa reale e da coloro che ad essi sono collegati per interessi economici comuni. Pero’ ieri hanno anche detto che ci sono tutti i segnali che fanno pensare che la crisi sia finita anche se i manifestanti a Puerta del Sol, trascinati via a forza dalla polizia ogni giorno, ancora non lo hanno saputo.

Quizas, ojala’… vedremo. Qui intanto fino alle dieci la luce indugia prima di lasciare il posto alla notte, senza fretta, tra un acquazzone e uno sbuffo di nuvole chiare, ignara dell’affanno degli uomini, persa nel suo cerchio di vita.

maggio 19, 2013

Sintomi e cure

SINTOMI

Avevi deciso che, tra fisioterapia, cose da fare in casa, roba di lavoro e viaggetti, non avresti avuto abbastanza tempo per preparare un altro esame di lingue, nella fattispecie il DELE C1 di spagnolo.

Poi ha deciso che la decisione di cui sopra avrebbe costituito un arresto nella tua scaletta delle cose da fare – o quantomeno da tentare. Inaccettabile. Quindi ti sei iscritta all’esame all’ultimo minuto.

Hai preparato, per tempo, una ventina di pagine di schemi grammaticali e di vocabolario riassuntivi, hai fatto tutti i temi d’esame che hai trovato, composizioni scritte incluse, e non sono andati malaccio. Manca, per arrivare serena a venerdi prossimo, giorno della sessione, una  convincente memorizzazione delle regole  e dei verbi e un concentrato ripasso. Sarebbe l’ideale, come una volta, quando eri una secchiona.

Avresti avuto ben quindici giorni per farlo ma stai facendo melina. Ti sei messa a giocare con la macchina da cucire e stai producendo sacchetti di cotone, vai a zonzo nei fine settimana, domani e per tre giorni ti rispediscono a Madrid – poco volente molto nolente – e oggi svolazzi di occupazione in occupazione senza deciderti a sederti alla scrivania a fare la persona seria.

CURE

E’ ora di smetterla di preparare esami di lingue che in Italia non servono a niente altro che a riempirti inutilmente il curriculum e a rovinarti le primavere. E’ ora di ammettere con te stessa che la vita da studente è terminata e che, se ti manca così tanto, dovresti prendere il toro per le corna, smettere di lavorare ed iscriverti all’università altrimenti ti fai solo il sangue cattivo in pensieri litanici di vorreimanonposso-vorreimanonriesco.

A settembre, se proprio proprio vorrai fare dei corsi, segui questa nuova regola: impara qualcosa di pratico e non di teorico. Fatti un bel corso di taglio e cucito, uno di cucina, uno di giardinaggio o, meglio, trovatene uno che ti insegni a effettuare le piccole riparazioni casalinghe di tutti i giorni in modo che, la prossima volta che ti resterà qualcosa tra le mani, tipo il cordino per tirare le tende, la tua prima reazione non sia quella di chiamare “papaaaaaààà” ma di cercare la scala e aggiustarlo.

D’altronde lo ha detto anche il sindaco di New York: “Non andate all’Università, fate gli idraulici“. E, se ti guardi intorno, in questi tempi bui, non potrai fare altro che ammettere che ha pienamente ragione.

maggio 1, 2013

Primo maggio

Hai appeso barche di legno tra le colonne della chiesa e poi sei uscito a sfidare le onde del mare senza sapere se saresti tornato a riabbracciare la gente di casa tua. Hai scavato in miniere profonde dove il sole non entrava per cercare piccoli pezzi di pietra da cui ricavare gemme preziose e ti sei piegato la schiena, nelle gallerie umide. Ti sei svegliato all’alba per infornare il pane, ore di sonno rubate davanti al caldo torrido del fuoco. Hai tirato per le corna buoi attaccati ad un aratro, felice di non doverne attaccare le cinghie al tuo corpo e poi hai seminato, centimetro dopo centimetro, affidando la tua vita ai capricci del vento.Hai pompato acqua, hai percorso chilometri in cerca dell’acqua. Hai cotto mattoni nei forni e ti sei arrampicato sui ponteggi per erigere la tua casa. Hai tagliato, lavato e rammendato tessuti per coprire te stesso e i tuoi cari. Hai strofinato pavimenti e tolde di navi fino a farti venire le mani rosse e le ginocchia nodose. Hai osservato il mondo cercando di decifrarne le leggi segrete fino a quando non le hai apprese, consumandoti gli occhi in veglie notturne. Hai curato e calmato i tuoi simili malati, provando e riprovando fino a trovare i modi per rinviare la morte ad una data meno difficile da accettare. Hai composto musica, dipinto forme e sentimenti, plasmato la materia, trovato le parole per narrare le storie degli eroi così a lungo da far loro trascendere il tempo. Hai volato oltre le nubi, ti sei immerso nelle profondità degli oceani, hai perforato le montagne, hai tracciato i sentieri per muoverti più in fretta.

Hai fatto tanto, Uomo, per vivere meglio ma non hai ancora imparato che la quiete vera, la sera, prima di chiudere gli occhi, la provi solo quando sai che sei stato te stesso nelle ore del giorno, che hai lavorato per l’amore del lavoro e non per il piacere di sentire il suo peso tradotto in denaro, che sei stanco ma sei stato capace di fermarti a contemplare uno stormo in volo con un bambino accanto.

Stiamo andando tutti nella stessa direzione, Uomo, perchè è unica la conclusione del nostro viaggio ma la strada diritta, intervallata dalle panchine di legno da cui ammirare le foglie che cambiano colore con il passare delle stagioni è sempre tranquilla e poco frequentata. Tu ti inerpichi sulle montagne, ti perdi nei labirinti che da solo crei, procedi a zig zag e sperperi vita con vita. Permetti ad altri uomini di insegnarti a sperperare vita con vita inchiodata a scrivanie davanti a schermi lucidi, davanti a cornette del telefono con cui chiamare per vendere e non per salutare, davanti a macchine utensili da cui escono migliaia di pezzi tutti uguali, davanti a macchine da cucire che attaccano stoffe di bassa qualita’, davanti a classi di alunni perduti in sogni effimeri, davanti a vetrine di negozi tutti uguali, davanti a cancelli che chiudono e ti lasciano fuori a picchettare contro un mulino a vento.

Noi non saremo mai altro che uomini ma ti pare poco, Uomo?

Questo post e’ per una persona a cui manca poco per andare in pensione, doo una vita di lavoro. Gli occhi si illuminano quando parla con orgoglio dei figli. Ha progetti a casa e fuori casa per dopo. Non conoscera’ un dopo: e’ arrivata la malattia.
Questo post e’ per un’altra persona, pedina in giochi di tagli, spostamenti, razionalizzazioni. Non importa cio’ che sai fare bene: importa cio’ che a loro, altre pedine in mani piu’ potenti, serve per ricomporre puzzle ridotti. Non so cosa puoi fare. So cosa non devi permettere che ti facciano: perdere vita.
Questo post e’ per me che da un anno mi trascino in ufficio e striscio sotto l’ennesimo soffitto di cristallo che hanno installato solo per me. Ogni donna che tenta di entrare nel mondo degli uomini con regole diverse da quelle che si sono dati loro possiede un soffitto di cristallo che la segue, come la nuvoletta di Fantozzi.Mi sono stufata di picchiarci contro la testa. Di soffitto in soffitto ho sempre scalato per minuscole e sbrindellate scale di emergenza: anche questa volta devo solo trovarle.

aprile 17, 2013

No, no, non splendere su tanti guai

“…No, no, non splendere su tanti guai,
sole d’Italia, non splender mai;…”
Bandiera bianca
Vi ricordate le strofe di questa poesia, che una volta era su tutti i sussidiari e adesso invece è sparita per far largo a rime rap? Voi che sapete, esiste ancora l’amor di patria? Esiste ancora una patria?
Voi non siete stufi? Non vi viene voglia di prenderli tutti, vecchi e nuovi, chiudere a chiave le porte del Parlamento, e lasciarli lì a discutere tra loro? Si può fornire loro anche una troupe televisiva e mandare in onda finti telegiornali su televisori interni. Un Truman show all’incontrario, per rassicurarli della loro utilità. Mandiamo lì anche quel pirla che si mette sempre dietro i giornalisti mentre vanno in onda in esterno così ci leviamo di torno un fulgido esempio di vita inutile.
Intanto noi scendiamo di nuovo a lavorare su base locale? Facciamo pulizia dal basso, nei comuni; mettiamo ordine tra i conti piccoli, utilizzando la regola della brava massaia secondo la quale non si spende quel che non si ha? Poi dal piccolo ridisegniamo le reti delle amministrazioni territoriali includendo man mano i comuni col segno più e usiamo il credito per aiutare i comuni col segno meno a invertire la rotta? Poi saliamo un altro gradino e, di passo in passo, ricostruiamo quello che si è perso o che, forse, non è mai nemmeno esistito, non secondo i nostri desideri: lo Stato, una Patria? Si potrebbe fare?
Partecipavo alle riunioni delle associazioni industriali, tempo fa, per capire come funzionasse il Sistri che, però, non funzionava. Futuri utenti già allibiti prima ancora di iniziare per le evidenti carenze o assurdità del sistema, aziende che pagavano l’iscrizione per un servizio che già si sapeva non sarebbe stato reso, di dilazione in dilazione. C’erano tutti gli indizi della corruzione, c’erano i precedenti, c’era l’inutilità delle procedure. Ho letto oggi che i responsabili sono stati indagati e i ministri saranno ascoltati come testimoni. Sapevamo già due anni fa che sarebbe finita così.
Milena Gabanelli ha fortunatamente rifiutato una proposta paradossale. L’avesse accettata avrei ribaltato l’opinione che ho di lei. Se una persona sa fare bene un lavoro e non desidera farne un altro, perchè (pseudo)candidarla ad un ruolo non suo? Perchè disperdere di nuovo le energie? Tanto per capirci, io ci vedrei bene Emma Bonino, su quella sedia. E’ volto noto ma, per quel che ne so, pulito e fa il politico di mestiere. Ne abbiamo guadagnati tanti due mesi fa di quelli che vogliono fare i politici e invece si ritrovano a scaldare gli scranni, pedine inermi in una partita più grande di loro. Faccio il tifo per loro, io, non crediate, non certo per chi è arrivato anni fa e adesso non vuol più andarsene ma, come nel caso del Sistri, temo che la conclusione sia quella che tanti si aspettano: un nulla di fatto e altro tempo perso.
Scoppiano bombe ad una maratona negli Stati Uniti: giusto due post fa rispondevo ad un commento di pani “tanti altri ce ne saranno”. Però ha ragione Silvia, a chiedersi quando il nostro mondo, quello occidentale, si indignerà e protesterà con voce altrettanto alta per tutto quello che succede altrove, dove i bambini muoiono ogni giorno per gli stessi motivi.
Terremoti, donne sfigurate con l’acido qui, nelle nostre città, omicidi che escono di galera e ladruncoli da due lire che ci entrano, raccolte differenziate di sacchetti che si rimescolano negli inceneritori, istituzioni artistiche che barcollano, ospedali che licenziano, soldi che viaggiano verso la svizzera o i paradisi fiscali, fabbriche che chiudono, bulli che picchiano. Per fortuna si sta avvicinando l’estate e, con essa, le prime foto dei belli e famosi in costume. Meno male che c’è il gossip.
Ma voi, ma voi davvero non siete arcistufi? Io sono vicina all’alienazione, a quella fase in cui non mi interessa più niente di quel che succede fuori dai confini della mia vita. Spero di essere l’unica perché se tutti fossero come me il mondo rischierebbe l’anarchia, l’apice dell’individualismo, il disordine. Non che questo cambierebbe molto le cose, rispetto a come le percepisco adesso, però non è bello ritrovarmi, una sera di fine aprile, a pensare questo e a non vergognarmene neppure un po’.
Buonanotte, con le parole di Anna Shirley, che, insieme a Jo March e al padre di Enrico Bottini ha tracciato le linee guida della mia inutile anacronistica formazione civile. Nessuno di loro tre  sarebbe scampato  a così esasperante, deludente, irrimediabile casino.
“Marilla, isn’t it nice to think that tomorrow is a new day with no mistakes in it yet?”
(“Marilla, non è bello pensare che domani è un giorno nuovo, ancora senza errori?”)
aprile 4, 2013

Breve e sconclusionato

In queste giornate di pioggia dove un raggio di sole è più raro della maggioranza del governo ho preso fiato, pulito casa, lasciato entrare la prima aria tiepida nelle stanze e osservato la crescita di rucola, lattughino e ravanelli sul mio micro orto in terrazzo. C’è vita sottoterra.

Ho dormito, anche, ma non abbastanza: due giorni dopo la ripresa del lavoro sono già in debito di sonno. Poco prima delle cinque un sms mi ha svegliato, stamattina. Era un collega, che stava vivendo in bagno da qualche ora causa colpo di freddo micidiale. Era sveglio, lui, per ovvi motivi. Mi informava gentilmente che non sarebbe venuto in ufficio. Buona idea lasciare il cellulare acceso durante la notte, non ti perdi niente. Mi ero addormentata dopo mezzanotte: praticamente è stato un pisolino, non un sonno ristoratore.

In ufficio i giorni trascorrono nella loro uguaglianza gli uni con gli altri; faccio le cose col pilota automatico, eseguo azioni  che ho imparato dieci anni fa e mi chiedo come certe persone desiderino vivere nella ripetitività delle proprie giornate. Io mi spengo sempre più ogni ora che passa.

Oggi ho scoperto due cose interessanti: la prima è che chi ha subito una tonsillectomia può ancora ammalarsi di tonsillite. Varrà per ogni rimozione chirurgica di parti del corpo? La seconda è che c’è in corso in Italia una conferenza a tema ginocchio, dove si parlerà anche di un’ipotesi alternativa, in certi casi, alla protesi. Oggi è stato il turno del Kinespring e della ricerca immagini di google correlata. Brividi e morbosa curiosità. E’ il mio lato oscuro.

In palestra prosegue la riabilitazione ma la parte migliore degli ultimi giorni l’hanno fatta i cerotti infiammatori, recente scoperta dopo una settimana di dolore particolarmente acuto. Non tutto il male viene per nuocere: rischio l’assuefazione ma ho scoperto che nel nostro corpo abbiamo una zona che si chiama “zampa d’oca”, soggetta a borsiti. Vorrei camminare e camminare e camminare fino a sentire il fiato corto, il sangue alle gote e l’aria fresca nei polmoni, fino a dolorare di muscoli sfruttati bene e non di posture sbagliate e zoppia. Vorrei ma non posso, non riesco. Mi sento imprigionata. Dove sono le chiavi per uscire da questo corpo?

Domani è venerdi, il fine settimana si preannuncia ricco di impegni, a partire dalla serata. Faccio la punta alle matite e studio spagnolo, con poca ansia e molta allegria. Poi, prima di crollare addormentata, con google reader verrò a leggere cosa fate voi.

Buonanotte intanto. Prima o poi mi ripiglio, vedrete.

marzo 17, 2013

Pensierini

Madrid, che mi ha di nuovo ospitato per tre giorni la settimana scorsa, è sempre affascinante. Piena di persone di tutte le età che invadono le strade e i locali e li animano di chiassosa allegria insegna a sdrammatizzare e a godersi la vita, dopo le ore di lavoro. Madrid, d’altro canto, sembra una città sotto assedio: la polizia aumenta; è ovunque, nelle zone centrali, e, quasi ogni giorno, ci sono manifestazioni più o meno pacifiche. I mandorli e i pruni sono in fiore, incuranti degli scampoli di inverno, ma l’atmosfera, nell’aria, è preoccupata e chi ha un lavoro dice, sempre più spesso, “per fortuna”.

Mentre ero lì, sono riuscita a vedere in diretta l’annuncio dell’Habemus Papam – che mi è parso pronunciato con un tono di felicità particolare – e le prime parole di Papa Francesco. Io sono cattolica, non praticante. Credo che esista un inizio e una fine e che queste coincidano in una sorta di circolo. Credo esista qualcosa che la nostra mente non può intelligere, credo che tutto ciò che l’uomo fa per avvicinarsi a questa cosa scivoli, nella maggior parte dei casi, nell’idolatria, più che nella spiritualità. Per cui, anche se per forza di cose molte idee del nuovo Papa saranno lontane dalle mie convinzioni, fin dalle sue prime parole a me è parso che la sua dimensione umana, la sua capacità di essere diretto e semplice e il suo disdegno per quello che luccica siano un punto di partenza insperato.

Pattylafiacca lancia buone idee e io le raccolgo e aderisco al sabato del tortello. Con l’occasione di un impegno mattutino in zona, ho seguito i consigli, pranzato felicemente, fatto scorta di pasta fresca, visto finalmente Borghetto dal Ponte Visconteo e il Ponte Visconteo da Borghetto. Per aggiungere una postilla alle parole di Patty, direi che la sbrisolona di quel negozietto lì è migliore di quelle che ho comprato a Mantova. Pausa gastronomica e sguardo che spazia sulle colline verdi e fresche per riposare la mente e, come si suol dire, staccare la spina.

Ieri sera, a casa, le ore si sono movimentate un poco. Mentre stava passeggiando verso un luogo in cui si sarebbe tenuto un concerto, mio padre è stato aggredito da un cane sfuggito al controllo della sua padrona. Il risultato è stato un paio di pantaloni rotti, – per fortuna il cane aveva una museruola a cinghia sul muso – una gran botta al coggice perchè l’animale lo ha fatto cadere, quando si è avventato abbaiando furioso contro di lui, e molto, molto, molto spavento. Dopo il controllo della guardia medica e il ritorno di pressione e pulsazioni a valori meno preoccupanti, sono iniziati gli interrogativi etici. L’animale proviene, sembra, dal canile; non conosco ancora la sua storia ma, se un animale reagisce in modo inatteso e immotivato così, lanciandosi contro un passante al di là della strada, qualcosa di poco piacevole deve essergli accaduto. Sembra anche che non sia la prima volta che la sua attuale padrona abbia avuto problemi a gestirlo. Ora, se si andasse dai carabinieri a sporgere denuncia, il cane sarebbe soppresso? Se non si andasse dai carabinieri il cane potrebbe risultare pericoloso per altre persone?

Questa mattina, con una preziosa collaboratrice e supervisora, ho riempito qualche cassetta di terra, ci ho sparso sopra qualche semino e ho dato il via al mio primo esperimento di coltivazione diretta, anzi,di micro coltivazione diretta limitata al terrazzo, causa pericolo altissimo di inondazioni di pipì di gatto in giardino. Ho piantato poche cose che dovrei riuscire a non uccidere: insalatina, rucola, ravanelli e basilico. Se funziona i prossimi esperimenti saranno: pomodori, lattuga, carote, melanzane e erba cipollina.

I mei amici che si sono trasferiti alle Seychelles e hanno iniziato a gestire lì un albergo l’autunno passato sono stati intervistati per l’edizione locale del Corriere della Sera che oggi ha pubblicato un lungo articolo su di loro. Galeotto fu il corso di inglese e grande il loro coraggio: le cose stanno andando benissimo e, prima o poi, credo sarà doveroso andare a verificare di persona come se la passano. Un sacrificio ma, per gli amici, questo e altro. L’articolo invece contiene alcune imprecisioni, non solo linguistiche, ma anche di cronaca. Insomma, la solita storia secondo la quale i fatti si svolgono in un certo modo e chi scrive ci ricama su. Se è un romanziere fa benone, se è un giornalista non sta facendo correttamente il proprio mestiere.

Ogni volta che la mia testa tocca il cuscino, io non so più quando riuscirò a svegliarmi: oggi pomeriggio credo di aver dormito più di tre ore. La cosa positiva è che mi sono sparite le occhiaie e che ho ancora sonno, quindi dormirò anche stanotte. Quella negativa non la trovo.

Lunedi è dietro l’angolo e, con lui, la solita montagna russa di cose da fare. Buon inizio settimana a tutti.

marzo 12, 2013

Budino con i grumi

La mia vita, in questo periodo, assomiglia ad un budino con i grumi. A me il budino piace moltissimo ma, da preparare, è fetente. Non ti puoi distrarre un attimo che, pur avendo da subito sciolto bene tutto, si formano immediatamente palline di farina e zucchero o di polvere già preparata che si avvicinano al mestolo e risalgono su, per il manico, accomodandosi nell’incavo del cucchiaio e a nulla vale continuare a rimestare e prendere la frusta. Vincono i grumi.

Ho fisioterapia tre volte a settimana, di solito nella seconda parte del pomeriggio di lunedi, mercoledi e venerdi. Ogni volta ho sedute che oscillano tra le due, di rado, e le tre ore, più spesso. Martedi e giovedi dovrei andare in piscina a proseguire la riabilitazione – tra ire et redire due ore se ne vanno in un soffio e non sono neppure sufficienti ma altri decidono per me in questo caso: l’impianto chiude  e mi cacciano fuori. Devo dimagrire, tanto, e dovrei fare esercizio aerobico quotidiano, qualunque cosa non preveda la posizione eretta: cyclette e nuoto. Ho la domenica per il secondo e scampoli di quarti d’ora per il primo ma non bastano. Dovrei stare a casa e concentrarmi solo su me stessa ma non posso. La mutua, più che richiedibile in questo caso, mi costringerebbe ad osservare gli orari di visita fiscale sette giorni su sette. L’infortunio l’avevo chiuso dopo otto giorni dal trauma, mai più immaginando che sarebbero passati due anni senza guarigione. Non lo riapro, non avrebbe senso.

Sto ritagliando le attività di cui sopra all’interno di un orario lavorativo normale che, sottoposto a queste variazioni, si allunga e si restringe a fisarmonica perchè gli straordinari non me li pagano più da dieci anni e se c’è da fermarsi, ci si ferma, come è giusto che sia dopo un certo livello di inquadramento nel quale si suppone ci siano, a forfait, almeno venti ore di lavoro al mese in più rispetto a quelle ufficiali.

Ho chiesto il part time, presa dalla disperazione, la settimana scorsa.  I capi erano d’accordo, l’ufficio del personale no, lo ha dichiarato incompatibile con l’alta responsabilità della mia posizione. La mia posizione non ha nessuna altitudine: sono un quadro di basso livello, giro intorno ad uno stipendio superiore a quello di un operaio non specializzato o di un impiegato medio, non certo grazie alla laurea o ad un mazzo tanto ma, principalmente, a tre cambi di lavoro in dodici anni, uno dei pochi modi per una donna che lavora in azienda e che gioca pulito di ottenere duecento euro in più lordi una volta ogni tanto. Sono cinque anni che non vedo un aumento che non sia quello contrattuale del settore metalmeccanico. Non ho prospettive di carriera nel breve o nel medio termine, non sto imparando niente di nuovo e non ci sono progetti all’orizzonte o, meglio, se ce ne sono non sono per me. Prendi permessi non retribuiti, mi hanno detto.

Una collega ha avuto purtroppo un serissimo problema di salute, qualche giorno fa, e rimarrà assente per molto e, tra i miei salti mortali, c’è stata pure qualche ora per supplirla, visto che in pochissimi sanno cosa lei faccia. Io non volevo il part time per lavorare di meno: io avrei voluto il part time perchè ho un’esigenza di salute che in questo momento ha la priorità su qualunque cosa ma non so cosa fare e come fare per gestirla nel modo corretto senza diventare matta. Comincio ad essere troppo vecchia per fare i salti mortali.

Non ho il tempo di preparare l’esame di spagnolo C1 per maggio, è meglio che me lo levi dalla testa e rimandi il progetto a novembre. Mi dispiace, è un’occasione sprecata. Non ho tempo per leggere, non ho tempo per vedere gli amici, non ho tempo per questo blog e scrivere mi manca, non ho tempo per rispondere alle email, non ho tempo per leggere i vostri, di blog, o, se li leggo, lo faccio con tale velocità che non mi vengono neppure in mente i commenti; per fortuna vado in piscina: lì, insieme al movimento, mi lavo anche e almeno questo è fatto senza ore aggiuntive.

Ho il fine settimana, corto e velocissimo, per tirare il fiato e recuperare il sonno ma non basta: lo spreco quasi tutto in ore catatoniche. Mercoledi riparto per lavoro, vado a fare una cosa che mi piace ma saranno di nuovo cinque giorni di interruzione delle terapie. E il ginocchio fa sempre male, ad ogni passo. Sommo al bruciore fisico il nervosismo e il malumore che crescono, la consapevolezza che sto facendo troppe cose e tutte male ma anche quella che non ho possibilità di rallentare. Mi invade una sensazione di prigionia che mi fa mancare il fiato e mi spinge alla ribellione.

Allora occupo i pochi minuti liberi che ho per leggere di gente che ha mollato tutto, ha mandato a farsi benedire il sistema precostituito e ha trovato l’energia e il coraggio per ricominciare da capo, seguendo la passione e non il denaro.  Poi penso che c’è gente che fatica molto più di me, con lavori più umilianti, in situazioni di salute molto più critiche  e per procurare da mangiare ai propri figli e mi dico di smettere di essere immatura.

Però non mi convinco, non funziona, non dura. A me gli altri interessano dopo: prima vengono le mie esigenze, se non sto bene.

Sto solo sopravvivendo, in queste settimane; lo farò anche per le prossime, ed è un enorme spreco di energia, continuare a sciogliere i grumi, uno dopo l’altro, mentre si riformano.

Forse sarebbe meglio togliere il padellino dal fuoco.

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