Come fuori da un film

Milano, Stazione Centrale

Ombrelloni, infradito, borse, valigie, gelati, panini, libri, pioggia, caldo. Attese.

Coperte, acqua, suolo, urina, sudore, pacchi, borsine di plastica, rumore. Attese.

Moltitudini in partenza per le vacanze sostano impazienti davanti al tabellone centrale degli orari dei treni. Profughi in transito dormono per terra sul mezzanino. La scala mobile sale ad uno scorcio di umanita’ sperduta, accatastata, tra qualche bottiglia di acqua e cibo procurato dai volontari. Tra il frastuono della gente che passa riposano e aspettano uomini, donne, bambini. Uno di loro si é allontanato dal gruppo radunato intorno alle coperte. É solo dietro l’angolo, ma non visibile ai familiari. Nessuno lo cerca, per ora. Stringe in mano una banana, prova a sbucciarla, ma é troppo piccolo per riuscirci da solo. Ne addenta la buccia. Lo supero, diretta al treno. Zaffate di odore di sudore mi arrivano al naso.

A prescindere da qualunque convinzione politica, economica, morale. Se questi sono uomini, loro sdraiati in attesa di una speranza, se questi sono uomini, noi indifferenti che osserviamo il dolore come se fossimo al cinema. E passiamo oltre, senza neppure provare a pensare che forse un luogo con dei letti, dei bagni, una colazione lo si potrebbe far saltar fuori, senza per questo chiedere un documento, i nomi, il perche’, tanto questa é terra di transito.

Facile scrivere queste cose su un blog e poi non tendere mai la mano, pero’.

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7 commenti to “Come fuori da un film”

  1. Ci si sente pressoché inutili vero? Un senso di impotenza oltre che di ingiustizia….

  2. se tu non avessi scritto stazione centrale, avrei pensato che ti fossi riferita a questo: http://www.naga.it/index.php/notizie-naga/items/migranti-abbandonati-a-rogoredo.html
    (questo anche per dire che, se qualcuno volesse, sostenere in qualunque forma il naga potrebbe essere un buon modo per tendere una mano in maniera costruttiva e non banalmente compassionevole – ehm, giuro che non percepisco percentuali ;) )

  3. L’inutilità dell’esistenza, innanzi a queste scene, diventa un abisso per chi porta nel cuore la pietà.
    Ma non tutti vedono. La moltitudine cammina calpestando. Purtroppo.

  4. Tocchi un tasto unarosaverde …… io non mi fermo ma guardo, sento e poi in macchina o a casa, piango. Perché siamo disumani. Perché cos’è ? Solo questione di c*** non essere loro ? Sto pensiero io non lo riesco ad affrontare e mi frustra compiere piccole azioni che non cambieranno il destino di nemmeno uno di quegli uomini. Alla fine quello che mi dico, più per convincermi che perché ci creda, è che è solo una delle tante vite, è solo un karma, ci saranno altre volte.

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