Frantoi, film e fatti miei

Venerdi sono stata ad un frantoio. Non uno di quelli che macinano olive ed estraggono olio, ma uno di quegli insiemi di lamiere minacciose, e per me affascinanti nella loro complessità, che tritano metallo. Tutt’intorno al mulino, perchè così si chiama, se ne stavano mucchi e mucchi di materiale: cubi pressati di lattine, collinette di tostapane sventrati e di lavelli ammaccati, accumuli di lamiere di automobile, macinati a diversi stadi di pezzatura di agglomerati di alluminio. Ovunque lo scenario, sotto la montagna incombente, era grigio e desolato: cataste di rifiuti, di scarti di lavorazione industriale e di oggetti rotti e buttati da recupero civile. Per chi, come me, conosce la filiera produttiva, è un attimo immaginare il costo  e al lavoro legato al produzione dell’oggetto, alla sua distribuzione, al suo conferimento al macero e rendersi conto di quanto spreco è insito, potenzialmente e di fatto, nelle cose di cui ci circondiamo. Mi è venuta voglia, intorno a quei tumuli tristi, di allontanarmi per non vedere, di tornare nell’inconsapevolezza del consumismo che mi è noto, del quale sono circondata ma nello stesso tempo mi infastidisce l’idea di seguitare a fare lo struzzo. Vorrei non dimenticare quanto ho visto e che impressione mi ha fatto.

La giornata è stata lunga, pesante, complicata e la sera sono sprofondata in un sonno senza sogni da cui mi sono svegliata non riposata. Sapete quando ci si ritrova a disagio con se stessi e in ogni altro luogo per apatia e si ha voglia solo di dormire? Ecco, quando mi capita, io dormo, leggo e lascio che passino le ore. Parte del pomeriggio, però, l’ho dedicata ai film. Natale fa film, fa venire voglia di storie intense e odore di popcorn. Ho visto Philomena, con Judi Dench: fin da quando avevo saputo della sua uscita mi era venuta voglia di guardarlo e penso di aver fatto benissimo. L’attrice è grandiosa e il film smuove ragionamenti non da poco sul bene, sul male, sull’etica, sulla religione, sulla morale  in maniera lieve ma efficace. Poi, per abbuffata, ho concluso la giornata di riposo con Joyeux Noel, pellicola di qualche anno fa, sulla tregua di Natale del 1914 sul fronte di guerra. E ho pensato, come davanti alla desolazione dei rifiuti del giorno prima, che noi, in quanto uomini, siamo bravissimi a farci del male.

Oggi scriverò, invece, perché dopo tanti pensieri trattenuti devo pur farne uscire qualcuno e magari metterò sul fuoco il ragù per le lasagne e un tè nero al bergamotto perché per me Natale è  casa con i suoi odori e il caldo del termosifone mentre fuori piove e le lucine sbarluccicano sugli alberi; è ancora casa anche se le assenze pesano come le presenze. O forse ancora di più di prima è casa, proprio per questo.

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9 commenti to “Frantoi, film e fatti miei”

  1. ecco, io dopo the magdalene sisters di mullan non so se riesco a rivedere un film sui conventi irlandesi senza desiderare di bruciare il telo di proiezione e immediatamente dopo invadere lo stato del vaticano e l’irlanda (ed ovviamente la polonia, per antonomasia storica – se si può dire)

    • A me magdalene sisters manca ma ho l’impressione, da quel che ho letto, che sia più crudo. Qui la protagonista di rabbia o di giudizio, da parte della protagonista non ne traspare molta; alla fine dice una frase potentissima e la ammiri, la invidi, non la capisci, ne percepisci la forza proprio per questa frase e ti accorgi che la denuncia c’è ma anche qualcosa di molto più forte e ti vergogni di te stessa, quasi, per i tuoi desideri di vendetta…è un film di Natale, si potrebbe dire.

  2. Quei film sembrano una meraviglia! Mi hai fatto venire voglia di guardarli! Ho passato una settimana a cercare il sonno come un’ubriacatura per il peso di un’assenza. Ma sai che c’è? Io sono presente e viva, è questo che conta. E finalmente sono a casa! Un abbraccio e buon Natale!

  3. è vero, noi uomini siamo bravissimi a farci del male. Poi, una volta all’anno cerchiamo di redimerci e ci autoassolviamo

  4. Tanti auguri di tanta serenità
    con un sorriso
    Ondina

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