settembre 11, 2014

Overplanning

Di lavoro, faccio pianificazione della produzione. E altre cose, che con il tempo si sono aggiunte a questa base, perciò non è esatto dire che questo sia il mio incarico. Per fortuna, più il tempo passa, meno ne spendo a rilasciare ordini e a seguirne la vita. Ci sono cose più stimolanti di cui occuparsi.  Questa attività però costituisce comunque il nucleo di quello di cui mi occupo. E’ una cosa che mi riesce bene: incastrare le cose, trovare compromessi tra vincoli e obiettivi, così come per i materiali, che so accompagnare dall’entrata in azienda durante la loro trasformazione fino alla spedizione al cliente, come per la mia vita. Datemi una lista di impegni che io ve la incastro e vi ottimizzo il tempo. Datemi un vostro progetto casalingo e io vi faccio il gantt delle risorse e del tempo. Se non avete abbastanza idee, vi procuro pure quelle.

A me ne avanzano, infatti.

Avevo giurato: settembre tranquillo ed eccomi già in mancanza di sonno per troppa roba da fare. Che poi non è che si tratti di grandi viaggi – non ho ferie – di uscite per cene e feste – non è il mio genere – o di corsi che iniziano – fino a fine mese, almeno. E’ che mi procuro da sola i casini. E per fortuna che non ho figli (anche se mi piacerebbe averne almeno uno, sigh) altrimenti chissà a che ritmo mi crescerebbe intorno l’entropia. Fuori da un lavoro nuovo gia’ di per se’ esigente in fatto di adattarsi a nuovi ritmi, sto crollando sotto un mare di email personali da gestire, la revisione numero quattro del mio primo tentativo di  libro, le bozze del libro numero due e tre che vanno avanti a ritmo di due righe alla settimana, perché oltre a pianificare la giornata io pianifico anche su orizzonte rolling di dodici mesi. Ho bisogno di tempo per sistemare e provare una bici pieghevole di fascia bassa che potrebbe aiutarmi ad entrare in modalità “uso meno l’auto” e anche se non riesco più a camminare un po’ di movimento lo farei lo stesso. Ho fatto una pazzia da casalinghe (dentro di me c’è una casalinga che non sapevo di avere: sta lottando per emergere, con ciabatte, tuta e capelli in disordine): ho trovato (e comprato) un Kenwood Cooking Chef KM086 di seconda scelta (imballo rovinato e senza ricettario) e fremo per la voglia di provarlo. Ho una lista di cose da fare lunga 11 macro punti che richiede sei mesi dedicati di tempo uomo. Un giorno dei prossimi, dopo secoli che non la visito, andrò a alla fiera dei camper di Parma. Ne usciro’ stremata.

Non ho più tempo. Sono andata in overplanning. Adesso devo trovare il modo di gestire le code e venircene fuori. Qualcuno mi aiuta a spegnermi un po’ per favore?

settembre 2, 2014

Maturità

 Se si devono compiere tre anni e, per la prima volta nella propria vita, si comincia ad avere una certa consapevolezza della portata di questo evento, è naturale desiderare di arrivarci il più preparati possibile. Prima di tutto, all’avvicinarsi della circostanza, mai perdere di vista la candelina fatta a forma di numero 3.

 Prenderla in mano spesso, sincerarsi che sia ancora tutta intera, rivendicarne di frequente con genitori e fratelli la proprietà. In secondo luogo chiedere, con una certa frequenza, almeno settimanale, se la giornata in corso è quella del proprio compleanno o è necessario avere ancora pazienza.

 Approfittare, inoltre, di ogni occasione minima di festeggiamento per verificare se sia o no il proprio genetliaco e, in caso di risposta negativa, insistere. E’ consigliabile, infatti, fare prove generali e simulare l’evento.

 Sabato pomeriggio, nella campagna parmense, la prova generale, due mesi prima del grande giorno, è andata benissimo. Il soffio ha spento la candelina al primo tentativo, la compagnia era ottima, la torta pure e la pianura si stiracchiava placida in attesa della sera.

Certe volte basta niente per credere di essere ancora in vacanza.

agosto 27, 2014

Ok, dai. E’ finita. Rassegnati.

Tre settimane  e un pezzettino passano in un lampo se hai una lista di cose da fare lunga come un rotolone regina e alle cose che già ti eri appuntata ne aggiungi sempre di più. Che brutto vizio. Domenica sei tornata e hai preso per il culo – bonariamente, si fa per dire – una zia perché era infagottata in un golfone. Il giorno dopo hai ribaltato i cassetti per trovarne uno pure tu, e anche i calzini. E che freddo porco che fa. E il pisolo del pomeriggio lo hai fatto non sotto il plaid, ma sotto le coperte vere, quelle che usi la notte, che il fuoco del ciocco non ti bastava, tremavi, ahimè. Ci sono voluti tre giorni e mezzo per far asciugare il bucato – i bucati, perché le cose le hai fatte bene una volta tanto, sperando poi dopo, stese all’aria, prendessero il profumo  dell’ultimo sole d’estate, il bianco, il colorato scuro e i misti per tutto il resto – e un mezzo pomeriggio per stirarlo, oggi che c’era il sole e un’idea di claudicante passeggiata ti era anche balenata per il cervello. E hai raccattato le tue cose, per domani, per l’ufficio, e ti sei raccontata che a casa ti annoieresti, che un lavoro ancora per un po’ ti serve e che a te piace avere daffare. Un sacco, proprio, specialmente se sono rogne. E ti hanno anche mandato un sms, dall’ufficio, per chiederti se ti ricordi dove hai messo la chiave della cassettiera nella quale hai chiuso il PC portatile. E porco di nuovo, che non te lo ricordo. Ti porti un grimaldello? E poi ieri hai finito di scrivere una cosa, lo scheletro fragile di una cosa, e pace se dovrai metterci le mani altre mille volte nelle prossime settimane e se non ne ricaverai nulla: non ti era mai capitato di scrivere così tante parole tutte insieme legate da un filo conduttore. Una pacca sulla spalla per il tentativo, non per il risultato, io te la darei anche.E hai cucinato, cose commestibili, con la zucca, le lenticchie, i pomodori, lo yogurth e con tanto tanto tanto basilico, perché il basilico è estate, e bisognava catturarne l’essenza per i mesi a venire. Col cavolo che non stai bene a casa tua, che non avresti da fare anche qui, altro che storie. benone ci rimarresti, per tutto settembre,e poi ancora un po’.  E visto che ti tocca uscire e affrontare la rentrée – vergognati, un astuccio nuovo ti sei comprata quest’estate, ancora na volta, tu che la scuola l’hai finita da un pezzo, ma ci torneresti subito, solo per il piacere di un quaderno nuovo sotto il palmo della mano –  ti sei messa a pensare, come tutti gli anni in questo periodo…”che faccio quest’inverno nel tempo della sera, dopo il lavoro? Cosa mi invento per interrompere la routine casa-auto-lavoro?” E le lingue no, per un po’, perché non sei ispirata, e un taglioecucito magari si, se lo trovi, così forse ti insegnano anche l’arte della santa pazienza, ma non l’hai cercato in modo convinto, segno che non sei ancora pronta. Te lo tieni per dopo, che dici? E la piscina, che forse riapre vicino a dove adesso lavori dopo un anno di chiusura per le solite malavite italiane e sarebbe perfetto perché in pausa pranzo un salto ci sta, che è proprio a duecento metri e i capelli li hai corti e che come ti sei ridotta in questi quattro anni se tieni 60 vasche in 45 minuti senza collassare puoi fare la ola. E allora…allora…si dai, dai che ci provi, che è tanto che ci pensi e ti sei sempre sentita inadeguata e a te non piace sentirti inadeguata, lo sai, no? Forse adesso sei pronta, quasi, anche se ormai tardona. Manda la mail…aspetta…hai visto che ti hanno risposto? Se non cambi idea perché te la fai sotto al solo pensiero, coniglia, a fine settembre potresti ritrovarti iscritta ad un corso di teatro e affrontare una volta per tutte quel miscuglio strano di presunzione e vergogna in cui sei finita da piccola, come Obelix, e da cui non sei più riuscita ad uscire.

Chissà come si starà, grossa, zoppicante, impacciata e con la cadenza bresciana…un’ orsa in palcoscenico…

agosto 25, 2014

Sbalzi

Le vacanze al mare sono finite un giorno prima, rispetto al previsto, ma proseguono nella pace della mia casa. Ogni tanto è piacevole starsene tra le proprie stanze senza l’obbligo di fare mille altre cose fuori. L’occasione l’avrei, perché l’azienda ha riaperto oggi, però quest’anno ho cancellato gli scrupoli, in accordo con l’io, il super io e tutte le altre voci che convivono in me perché si profilano quattro durissimi mesi fino alle prossime vacanze e devo raccogliere tutta l’energia possibile, attraverso un paio di giorni di assoluta calma, dedicati a cucinare, scrivere, dormire e aspettare che si asciughi il bucato sotto la tenda da sole aperta per proteggerlo dai continui piovaschi. Sulla costa è rimasto mio padre, un po’ annoiato, che ha voglia di rincasare. Pensionati inquieti, ignari del fatto che nelle grotte di Frasassi si stava quasi meglio che qui, in fatto di clima.

Sabato sera ho festeggiato la conclusione delle vacanze con una cena a base di pesce e una grande sfida a pincanello, altrimenti detto calcio balilla: naturalmente non sono capace di giocare, però mi è sembrato di tornare bambina. Sono talmente bambina che dopo aver fatto scene epiche ogni volta che segnavo un goal,  poi sono anche corsa su youtube per vedere che trucchi esistono e adesso sto pianificando un modo di allenarmi per le prossime volte.

Ancora prima dell’alba, domenica, verso le quattro, ho fatto una partenza così intelligente che neppure Einstein, così all’ora di colazione ero di nuovo tra le zolle della pianura bresciana. Il mio lago era bellissimo, tutto azzurro di acqua e bianco di vele. E il golfino è stata la prima cosa che ho tirato fuori dall’armadio. La voglia di tornare al lavoro invece è ancora al largo. Molto al largo.

agosto 21, 2014

Carta e colline

Tre giorni nell’entroterra tra Marche e Umbria per curiosare in collina, per porgere gli annuali omaggi all’outlet del signor Tod’s – che non mi piace come una volta…sembra sempre piu’ un mercato, ma in cui lascio sempre un obolo – per usufruire di una notte in un borgo gentilmente offerta dagli ex colleghi, cui si é unita una seconda a spese mie, gia’ che c’eravamo. Un salto a Fabriano per la mostra Da Giotto a Gentile curata da Vittorio Sgarbi e per una lunga visita al museo della Carta e della Filigrana, dove funziona una cartiera artigianale. Ho infilato le mani nella polpa di cotone acquosa e fabbricato un foglio di carta che ho brandito orgogliosamente e infilato in auto con tutte le cure. I metodi artigianali sono stati sostituiti dalla produzione di massa che vacilla pero’ sotto la morsa della crisi, che ha schiacciato questo e altri indotti della regione, con la stessa forza con cui i fogli venivano pressati per eliminare l’acqua dalle fibre. C’erano fabbriche di cucine, di calzature, di abbigliamento, di laterizi che stanno pian piano chiudendo. Fabriano era deserta ieri, verso sera, Gualdo Tadino una delusione, Fossato di Vico sembrava una rocca medievale abbandonata sotto il sole pietosissimo – dato questo agosto fiacco – delle due. Solo un gatto prendeva il sole sotto le antiche volte. La valle, ai suoi piedi, dormiva quieta. Domani sara’ Matelica, poi Frasassi con le sue grotte e poi gli ultimi due giorni a Fano, al mare, prima del ritorno alle piogge del nord e alla vita da ufficio. Le colline si stanno scurendo all’ombra della sera, si odono appena i canti degli uccelli; dal parco di questo antico casale di caccia rimesso con pazienza a nuovo arrivano in camera le voci di un gruppo di attori: domani qui ci sara’ una serata di rappresentazione. Stasera sono vestiti in calzoncini e canotte, sbragati. Domani saranno altro, altri, ma io saro’ al mare.

agosto 19, 2014

Vita piccola da spiaggia

Muta da sub mimetica, pinne lunghe un metro, boa Cressisub e arpione. Arriva in spiaggia nel tardo pomeriggio. Il vento ha costretto a chiudere gli ombrelloni. Il sole scotta, ma non come qualche ora prima. Tutti lo guardano: lui è in vetrina e sa di esserlo. Si allontana dalla riva. E’ un puntolino lontano segnalato solo dal bianco della boa.

Fegato da vendere, stomaco saldo e sprezzo del pericolo. Decolla dal campo di aviazione dietro le villette e, nel pieno del mezzogiorno, compie acrobazie nell’aria. Giro della morte, picchiate, avvitamenti, scatti di nuovo in su, verso il sole. Nasi per aria, lo stiamo ad ammirare, ascoltando il rombo del motore che si allontana e si avvicina, come le onde sulla battigia.

Altezza media, riccioli biondi ribelli al vento, occhiali da sole ed espressione concentrata. Indossa un paio di sandaletti rosa e grigi, bermuda blu con tante taschine e una maglietta con Snoopy e Woodstock. Ha tra le dita il filo di un aquilone. Due volte le cade vicino ai salviettoni su cui la gente è stesa a prendere il sole. Il filo si attorciglia, ci vogliono minuti di pazienza per sbrogliarlo. Poi l’aquilone sale, sempre più in alto. Lei lo porta in giro, con un sorriso sulle labbra, come fosse un cagnolino al guinzaglio. Un ragazzo la guarda, sorride, forse ricorda.

agosto 12, 2014

Libri da spiaggia e pensieri

Fano, spiaggia a sud, Sassonia.

Signora,verso i sessanta, aria simpatica, bianca ancora, sdraiata su lettino, accompagnata da coppia giovane in fase gemelli siamesi ( appiccicati da tre ore su altro lettino). Legge Nicholas Sparks: un po’ d’amore anche per lei.

Trent’anni, donna, allungata su stuoia, gia’ scura, in compagnia di due amiche. Legge La ragazza con l’orecchino di perla. Tardiva o visitatrice di recente mostra?

Coppia, quarant’anni, su salviettoni vicino alla battigia. Lui fa parole crociate e spia le soluzioni, lei ha in mano una guida Lonely Planet. Non riesco a vedere il titolo.

Uomo, cinquant’anni, seduto su salvietta sotto l’ombrellone. Solo. Espressione concentrata, é immerso in una biografia di Pirandello. Roba seria.

unarosaverde. Quarant’anni. Abbondante.Svaccata su sedia, si asciuga i capelli al vento. Profuma. Quest’anno in camper si é portata roba buona per doccia e doposole e ne fa un uso smodato. Da ieri é alle prese con Il cinema secondo Hitchcock di Trufflaut che possiede dal 97, ma non ha mai avuto modo. Tardivissima (e tardona).

Padre di una rosaverde, settantina inoltrata, fisico asciutto perche’ é piu’ attivo della figlia. Ha appena terminato la biografia di Edith Piaf  di Lelait-Helo, con un sospiro.

Je ne regrette rien…chissa’…un’anima tormentata, come quella di Robin Williams. Il talento é un macigno cosi’ greve?

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