settembre 29, 2014

É nato!!!

É nato, proprio qui! Giusto in tempo per la prossima mostra.

settembre 27, 2014

Inversamente proporzionale. Blog appeal.

Regole statistiche (incomprensibili) per un blog:

meno scrivi, meno visite e commenti ricevi, meno articoli ti leggono, piu’ iscritti al blog raccogli.

Qualcuno se lo spiega?

settembre 23, 2014

Improvvisazione numero uno. Furto d’identità

Mi chiamo Karin, ho 17 anni. Faccio la terza all’artistico. Dovrei essere in quarta, sai, ma mi hanno bocciato, allo scientifico: non era fatto per me. E allora ho cambiato e adesso sono felice. Adesso a scuola va meglio. Io voglio lavorare nel mondo dello spettacolo. Mi piace l’alta moda, vorrei diventare stilista, mi piace recitare, vorrei fare anche l’attrice. Sai quel film, quello con Gene Kelly, quello in cui ballano sotto la pioggia? Ecco, quando l’ho visto ho capito che quello era il mio mondo, il luogo in cui voglio arrivare. Parlo un po’ strano, vero? E’ che sono italiana, ma anche un po’straniera. Il mio papà è spagnolo, mia madre è mezza norvegese e mezza irlandese e io sono un po’ tutto questo e anche italiana però. Sono nata qui, però a casa parliamo altre lingue e anche l’inglese e il tedesco e allora il mio accento, mi dicono, sembra quello di una straniera. E mi chiedono sempre da dove vengo. Si sente tanto? Però vorrei vivere in Irlanda: mia nonna vive lì e tutte le estati noi andiamo al nord, al mare in Norvegia, e poi da mia nonna. Adoro l’Irlanda, adoro stare da lei. Ho una sorella, più grande, ha i capelli rossi, beata lei. Vedi i miei? Sono biondi slavati, senza colore, e tutti lisci, lei invece è rossa. E riccia. E’  molto bella mia sorella. Anche lei è qui, stasera. E’ di là, nelle altre stanze: lei fa musica, io invece ho scelto questo corso, perchè sono anche timida, si vede, vero? Arrossisco spesso, me lo dicono tutti. Cosa altro posso dirti? Ah, sì, ecco. Mi piace l’azzurro. Lo so, come ai bambini. Prima mi vergognavo, a dirlo, che avevo tutte le cose celesti e azzurre e a quadrettini bianchi e azzurri e allora ho fatto finta che non mi piacesse. Però adesso ho deciso che non mi importa più, e allora lo dico, e mi vesto d’azzurro, ho lo zaino azzurro, e le lenzuola azzurre…anche i calzini, guarda. E’ bello, l’azzurro. Se ho un ragazzo? Si, più o meno. Ci prendiamo e ci molliamo continuamente. Credo di amarlo, però litighiamo sempre. Lui non voleva che venissi qui, dice che magari conoscerò un altro e lo lascerò per davvero stavolta.  Ho anche un cane, si chiama Pippo. Cosa ti dico, adesso? Mah… Guarda, porto gli occhiali. Non vedo bene, devo per forza indossarli. Metterò le lenti a contatto, però, l’anno prossimo. Me lo ha promesso il mio oculista, che me le lascerà mettere. Non vedo l’ora. Sono brutta con gli occhiali, mi danno fastidio. E devo vederci bene, senza gli occhiali, perchè da grande lavorerò nello spettacolo e gli occhiali sono scomodi. E’ il mio sogno, lo spettacolo. Sì, lo so. Me lo dicono tutti che queste cose non succedono, o succedono solo a pochi. Ma io perchè non potrei essere una dei pochi? Abbiamo tutti diritto ad un sogno, no?

settembre 19, 2014

Non voglio mica la luna…

A ben vedere è proprio strano, questo trascorrere soggettivo del tempo, che si trasforma in attese interminabili di minuti o in sparizioni fameliche di giorni e la misura scientifica di spostamenti calibrati delle lancette di un orologio perde di efficacia, davanti alla personale percezione dell’avanzamento. E accade che una settimana intera trascorra così rapidamente da non trovare il tempo per scrivere poche righe che registrino ciò che è accaduto. O di andare a fare la pipì, prima che divenga improrogabile urgenza anche essa. Ci sono periodi di corse, con il mondo che arriva addosso così rapido che non si riesce a distinguere i colori delle foglie degli alberi che si stanno adattando al cambio stagione o l’attimo di bellezza del cielo arrossato dell’alba. Ce ne sono altri in cui il proprio riflesso nei vetri della finestra rimanda un’immagine di attesa disperata di un inevitabile istante dopo il quale niente sarà più come prima e la consapevolezza di quanto sta per accadere diventa desiderio di perdersi nel buio del mondo esterno, sul quale la notte è già scesa. Ci sono frenate in auto su strisce pedonali sulle quali attraversano frotte di studenti diretti alle porte della scuola in fondo alla strada. Il loro passaggio richiama visioni di tempi lontani che catapultano indietro con tutta la forza della nostalgia il presente ad innumerevoli mattine delimitate da un banco nero e verdognolo, ma il desiderio del ritorno si perde dopo pochi chilometri di asfalto, annegato dalle logiche di un mondo di adulti, confuso e incerto, dove sopravvive chi trova scorciatoie e si nutre di debolezze altrui. Il narcisismo è più obnubilante di un intenso profumo. Nell’andirivieni continuo tra presente e passato, bisogna anche trovare il momento per pensare al futuro: al fine settimana in arrivo, alla riunione della prossima ora, ai desideri da realizzare, mentre le zanzare circumnavigano ossessive le braccia e il viso, mattina e sera, padrone di un settembre umido in cui fare scorta di vita prima della morte invernale, ultimo istante di un’estate mai sbocciata. Avere più tempo, più tempo per.

settembre 11, 2014

Overplanning

Di lavoro, faccio pianificazione della produzione. E altre cose, che con il tempo si sono aggiunte a questa base, perciò non è esatto dire che questo sia il mio incarico. Per fortuna, più il tempo passa, meno ne spendo a rilasciare ordini e a seguirne la vita. Ci sono cose più stimolanti di cui occuparsi.  Questa attività però costituisce comunque il nucleo di quello di cui mi occupo. E’ una cosa che mi riesce bene: incastrare le cose, trovare compromessi tra vincoli e obiettivi, così come per i materiali, che so accompagnare dall’entrata in azienda durante la loro trasformazione fino alla spedizione al cliente, come per la mia vita. Datemi una lista di impegni che io ve la incastro e vi ottimizzo il tempo. Datemi un vostro progetto casalingo e io vi faccio il gantt delle risorse e del tempo. Se non avete abbastanza idee, vi procuro pure quelle.

A me ne avanzano, infatti.

Avevo giurato: settembre tranquillo ed eccomi già in mancanza di sonno per troppa roba da fare. Che poi non è che si tratti di grandi viaggi – non ho ferie – di uscite per cene e feste – non è il mio genere – o di corsi che iniziano – fino a fine mese, almeno. E’ che mi procuro da sola i casini. E per fortuna che non ho figli (anche se mi piacerebbe averne almeno uno, sigh) altrimenti chissà a che ritmo mi crescerebbe intorno l’entropia. Fuori da un lavoro nuovo gia’ di per se’ esigente in fatto di adattarsi a nuovi ritmi, sto crollando sotto un mare di email personali da gestire, la revisione numero quattro del mio primo tentativo di  libro, le bozze del libro numero due e tre che vanno avanti a ritmo di due righe alla settimana, perché oltre a pianificare la giornata io pianifico anche su orizzonte rolling di dodici mesi. Ho bisogno di tempo per sistemare e provare una bici pieghevole di fascia bassa che potrebbe aiutarmi ad entrare in modalità “uso meno l’auto” e anche se non riesco più a camminare un po’ di movimento lo farei lo stesso. Ho fatto una pazzia da casalinghe (dentro di me c’è una casalinga che non sapevo di avere: sta lottando per emergere, con ciabatte, tuta e capelli in disordine): ho trovato (e comprato) un Kenwood Cooking Chef KM086 di seconda scelta (imballo rovinato e senza ricettario) e fremo per la voglia di provarlo. Ho una lista di cose da fare lunga 11 macro punti che richiede sei mesi dedicati di tempo uomo. Un giorno dei prossimi, dopo secoli che non la visito, andrò a alla fiera dei camper di Parma. Ne usciro’ stremata.

Non ho più tempo. Sono andata in overplanning. Adesso devo trovare il modo di gestire le code e venircene fuori. Qualcuno mi aiuta a spegnermi un po’ per favore?

settembre 2, 2014

Maturità

 Se si devono compiere tre anni e, per la prima volta nella propria vita, si comincia ad avere una certa consapevolezza della portata di questo evento, è naturale desiderare di arrivarci il più preparati possibile. Prima di tutto, all’avvicinarsi della circostanza, mai perdere di vista la candelina fatta a forma di numero 3.

 Prenderla in mano spesso, sincerarsi che sia ancora tutta intera, rivendicarne di frequente con genitori e fratelli la proprietà. In secondo luogo chiedere, con una certa frequenza, almeno settimanale, se la giornata in corso è quella del proprio compleanno o è necessario avere ancora pazienza.

 Approfittare, inoltre, di ogni occasione minima di festeggiamento per verificare se sia o no il proprio genetliaco e, in caso di risposta negativa, insistere. E’ consigliabile, infatti, fare prove generali e simulare l’evento.

 Sabato pomeriggio, nella campagna parmense, la prova generale, due mesi prima del grande giorno, è andata benissimo. Il soffio ha spento la candelina al primo tentativo, la compagnia era ottima, la torta pure e la pianura si stiracchiava placida in attesa della sera.

Certe volte basta niente per credere di essere ancora in vacanza.

agosto 27, 2014

Ok, dai. E’ finita. Rassegnati.

Tre settimane  e un pezzettino passano in un lampo se hai una lista di cose da fare lunga come un rotolone regina e alle cose che già ti eri appuntata ne aggiungi sempre di più. Che brutto vizio. Domenica sei tornata e hai preso per il culo – bonariamente, si fa per dire – una zia perché era infagottata in un golfone. Il giorno dopo hai ribaltato i cassetti per trovarne uno pure tu, e anche i calzini. E che freddo porco che fa. E il pisolo del pomeriggio lo hai fatto non sotto il plaid, ma sotto le coperte vere, quelle che usi la notte, che il fuoco del ciocco non ti bastava, tremavi, ahimè. Ci sono voluti tre giorni e mezzo per far asciugare il bucato – i bucati, perché le cose le hai fatte bene una volta tanto, sperando poi dopo, stese all’aria, prendessero il profumo  dell’ultimo sole d’estate, il bianco, il colorato scuro e i misti per tutto il resto – e un mezzo pomeriggio per stirarlo, oggi che c’era il sole e un’idea di claudicante passeggiata ti era anche balenata per il cervello. E hai raccattato le tue cose, per domani, per l’ufficio, e ti sei raccontata che a casa ti annoieresti, che un lavoro ancora per un po’ ti serve e che a te piace avere daffare. Un sacco, proprio, specialmente se sono rogne. E ti hanno anche mandato un sms, dall’ufficio, per chiederti se ti ricordi dove hai messo la chiave della cassettiera nella quale hai chiuso il PC portatile. E porco di nuovo, che non te lo ricordo. Ti porti un grimaldello? E poi ieri hai finito di scrivere una cosa, lo scheletro fragile di una cosa, e pace se dovrai metterci le mani altre mille volte nelle prossime settimane e se non ne ricaverai nulla: non ti era mai capitato di scrivere così tante parole tutte insieme legate da un filo conduttore. Una pacca sulla spalla per il tentativo, non per il risultato, io te la darei anche.E hai cucinato, cose commestibili, con la zucca, le lenticchie, i pomodori, lo yogurth e con tanto tanto tanto basilico, perché il basilico è estate, e bisognava catturarne l’essenza per i mesi a venire. Col cavolo che non stai bene a casa tua, che non avresti da fare anche qui, altro che storie. benone ci rimarresti, per tutto settembre,e poi ancora un po’.  E visto che ti tocca uscire e affrontare la rentrée – vergognati, un astuccio nuovo ti sei comprata quest’estate, ancora na volta, tu che la scuola l’hai finita da un pezzo, ma ci torneresti subito, solo per il piacere di un quaderno nuovo sotto il palmo della mano –  ti sei messa a pensare, come tutti gli anni in questo periodo…”che faccio quest’inverno nel tempo della sera, dopo il lavoro? Cosa mi invento per interrompere la routine casa-auto-lavoro?” E le lingue no, per un po’, perché non sei ispirata, e un taglioecucito magari si, se lo trovi, così forse ti insegnano anche l’arte della santa pazienza, ma non l’hai cercato in modo convinto, segno che non sei ancora pronta. Te lo tieni per dopo, che dici? E la piscina, che forse riapre vicino a dove adesso lavori dopo un anno di chiusura per le solite malavite italiane e sarebbe perfetto perché in pausa pranzo un salto ci sta, che è proprio a duecento metri e i capelli li hai corti e che come ti sei ridotta in questi quattro anni se tieni 60 vasche in 45 minuti senza collassare puoi fare la ola. E allora…allora…si dai, dai che ci provi, che è tanto che ci pensi e ti sei sempre sentita inadeguata e a te non piace sentirti inadeguata, lo sai, no? Forse adesso sei pronta, quasi, anche se ormai tardona. Manda la mail…aspetta…hai visto che ti hanno risposto? Se non cambi idea perché te la fai sotto al solo pensiero, coniglia, a fine settembre potresti ritrovarti iscritta ad un corso di teatro e affrontare una volta per tutte quel miscuglio strano di presunzione e vergogna in cui sei finita da piccola, come Obelix, e da cui non sei più riuscita ad uscire.

Chissà come si starà, grossa, zoppicante, impacciata e con la cadenza bresciana…un’ orsa in palcoscenico…

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